SIMON SCARROW.
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LA SPADA DI ROMA.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 3.
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Parte 2.
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Titolo originale: When the eagle hunts. 2002. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2011. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO DICIANNOVE.
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Muovetevi, femminucce addormentate!, tuon Ortensio infilando la testa nella tenda di
Macrone. Questultimo si era immediatamente addormentato sulla sua branda e russava producendo un
rombo profondo. In un angolo cera Catone, accasciato su un tavolo su cui aveva iniziato a compilare il
rapporto delle perdite della Sesta Centuria prima che il bisogno irresistibile di riposare prendesse il
sopravvento. Anche tutti gli altri uomini si erano addormentati rapidamente nelle tende della centuria,
cos come il resto della Quarta Coorte. Tutti tranne il centurione Ortensio. Dopo aver dato disposizioni
per i feriti e ordinato la preparazione di pasti caldi per i suoi soldati, era andato a fare rapporto.
Ritrovarsi in presenza non solo del legato ma anche del comandante supremo di tutte le forze
romane in Britannia era stata una bella sorpresa per lui. Seppur stanchissimo, Ortensio era rimasto
sullattenti con gli occhi fissi davanti a s mentre narrava la breve storia della ricognizione presso la
Quarta Coorte. Dettagli nudi e crudi, senza alcun abbellimento, descritti senza manifestare alcuna
emozione, cos come ci si aspettava da un professionista di lungo corso. E rispondendo alle domande
nella medesima maniera. Mano a mano che riferiva e replicava, Ortensio si rese conto che il generale
voleva sapere pi di quanto lui fosse in grado di dirgli. Quelluomo sembrava ossessionato da ogni
minimo dettaglio riguardante i druidi, e rimase addirittura atterrito quando Ortensio gli raccont
delluccisione dei prigionieri per mano di Diomede.
Li ha uccisi tutti?
S, signore.
Cosa ne avete fatto dei corpi?, chiese Vespasiano.
Li abbiamo gettati nel pozzo e poi labbiamo coperto di terra. Non volevo che ci potesse
servire da pretesto ai loro compagni per darci del filo da torcere.
No, certo che no, rispose Vespasiano lanciando una rapida occhiata al generale. Le domande
proseguirono ancora per un po prima che Plauzio si placasse e gli facesse bruscamente segno di
andarsene. Vespasiano non apprezz affatto il modo informale con cui il generale aveva congedato il
veterano.
Unultima cosa, centurione, disse Vespasiano.
Ortensio si ferm e si volt. Signore?
Hai fatto un eccellente lavoro. Dubito che altri uomini sarebbero stati in grado di guidare la
coorte come hai fatto tu.
Il centurione chin leggermente la testa in segno di ringraziamento per la lode. Vespasiano,
per, sembrava non aver terminato. E pose particolare enfasi sulle parole che disse immediatamente
dopo: Immagino ci sar una menzione o un riconoscimento per il tuo lavoro.
Il generale sollev gli occhi. Ehm, s s, naturalmente, un riconoscimento.
Molto gentile, signore, rispose Ortensio indirizzando la risposta al suo legato.
Affatto,  tutto meritato, replic seccamente Vespasiano. E ora, unultima cosa. Saresti cos
gentile da mandarmi il centurione Macrone e il suo optio? Subito, se possibile.
Catone aveva immerso la testa in un barile dacqua gelida in modo da avere unaria pi sveglia
in presenza del legato, e quando con Macrone entr nella tenda del quartier generale era in uno stato
pietoso. Aveva i capelli scuri incollati sulla fronte e dai lati del naso gli colavano gocce dacqua sulla
tunica formando grosse macchie scure. Macrone lo guard con la coda dellocchio e aggrott la fronte,
totalmente ignaro di quale fosse il proprio aspetto. Da quando erano tornati al campo, erano riusciti a
togliersi solamente cinture e armatura e avevano ancora indosso le tuniche sudice, insanguinate e
stracciate degli ultimi tre giorni di marcia e combattimento. N si erano fasciati in alcun modo le ferite
e i tagli; braccia e gambe erano ancora ricoperte di croste di sangue rappreso. Il segretario personale del
legato abbozz una smorfia quando li vide avvicinarsi al suo tavolo allesterno della tenda diurna del
generale. Agli occhi di Plauzio, quei due difficilmente avrebbero fatto onore alla reputazione della
legione. E quando gli si fermarono davanti, luomo sottoline la sua espressione di ribrezzo arricciando
anche il naso.
Centurione Macrone? Non avresti potuto presentarti in condizioni pi decorose?
Ci hanno detto di venire qui subito.
Certo, ma in ogni caso. Il segretario lanci unocchiata sdegnata a Catone che gli stava
pericolosamente gocciolando sulle scartoffie. Avresti anche potuto dar modo al tuo optio di asciugarsi
meglio.
Siamo qui, disse Macrone, troppo stanco per mettersi a discutere con il segretario. Meglio
avvertire il legato.
Luomo si alz dalla sedia. Aspettate, e si infil nellapertura della tenda, richiudendosela
alle spalle.
Avete idea di cosa vogliano da noi?. Catone si strofin gli occhi: leffetto tonificante
dellacqua fredda era gi passato.
Macrone scosse la testa. Spiacente, ragazzo. Cerc di pensare a eventuali misfatti che lui o i
suoi uomini avessero potuto inconsapevolmente commettere. Magari una delle reclute era stata colta di
nuovo a defecare nelle latrine dei tribuni, pens. Non credo sia nulla di serio, per, quindi stai
tranquillo.
S, signore.
Il segretario riapparve. Si mise a un lato del lembo della tenda e la tenne aperta per lasciarli
entrare.
E comunque lo scopriremo presto, biascic Macrone mentre faceva strada allinterno. Una
volta dentro, proprio come era successo a Ortensio, anche lui rimase sorpreso nel vedere il generale. Si
avvicin agli ufficiali e si mise sullattenti. Catone, pi giovane e privo della durezza del veterano, gli
arriv dinoccolato a fianco e si irrigid, cercando quanto meglio poteva di assumere una postura
adeguata. Macrone salut il legato.
Centurione Macrone e optio Catone a rapporto come richiesto, signore.
Riposo, disse Plauzio. Il generale li squadr dapprima con aria di disapprovazione, poi si
rivolse a Vespasiano. Sono questi gli uomini di cui stavamo parlando?
Certo, generale. Sono appena tornati dal giro di perlustrazione e forse non sono nella loro
forma migliore.
Gi, sembrerebbe proprio cos. Ma sono affidabili come dici?.
Vespasiano annu, imbarazzato dal dover discutere dei due uomini come se quelli non fossero
presenti. Aveva notato che le persone di estrazione aristocratica, come Aulo Plauzio, avevano la
tendenza a considerare le categorie inferiori quasi parte dellarredamento, senza porsi neanche per un
solo istante il problema di quanto un simile atteggiamento potesse essere mortificante per loro. Il nonno
di Vespasiano era stato un centurione, come luomo sullattenti davanti a loro, ed era solo grazie alle
riforme sociali volute dallimperatore Augusto se persone di estrazione umile potevano adesso
avanzare fino alle pi alte cariche di Roma. A tempo debito, Vespasiano e suo fratello maggiore Sabino
avrebbero potuto diventare consoli, la massima carica a cui un senatore poteva aspirare. I senatori delle
famiglie pi antiche, per, avrebbero sempre e comunque continuato a guardare i Flavi dallalto in
basso, considerandoli degli arrivisti e scambiandosi sprezzanti commenti sulla loro mancanza di
raffinatezza.
Ti fidi di loro?, insistette Plauzio.
Certo. Se c qualcuno che pu fare questo lavoro, sono loro due.
Nonostante la stanchezza, Catone iniziava a incuriosirsi e si concentr di pi. Con enorme
difficolt, evit di girarsi verso il suo centurione: qualunque fosse questo lavoro, arrivava
direttamente dallalto e sarebbe stato unottima opportunit per mettersi in evidenza e dimostrare a tutti
gli altri uomini della legione, ma pi che altro a se stesso, di meritarsi il bastone da optio.
Bene, disse il generale. Allora forse dovresti informarli adesso.
Certo, generale. Vespasiano raccolse rapidamente le idee. Allo stato delle cose, la Seconda
avrebbe dovuto concentrarsi nel cuore del territorio dei Durotrigi invece di unirsi alla campagna
principale a nord del Tamigi. La gi angustiata mente di Vespasiano era tormentata dai pericoli a cui un
tale compito esponeva lui e i suoi uomini, due dei quali adesso avrebbe dovuto inviare a morte sicura.
Una morte, tra laltro, per mano dei druidi, i quali non si sarebbero certo risparmiati di infliggere le
peggiori sofferenze.
Centurione, ricorderai forse la morte del prefetto Valerio Massenzio, appena qualche giorno
fa.
S, signore.
E forse ricorderai anche le richieste che  stato costretto a fare prima di essere ucciso.
S, signore, ripet Macrone mentre Catone annuiva, ricordando perfettamente la scena.
Gli ostaggi di cui parlava, quelli offerti in cambio dei druidi che avevamo portato a
Camulodunum, sono la moglie e i figli del generale Plauzio.
Catone e Macrone rimasero entrambi sbalorditi e non poterono evitare di voltarsi verso il
generale, seduto immobile, con gli occhi abbassati sul grembo. Catone not le spalle stanche e ricurve e
lespressione preoccupata delluomo e per un istante si sent in pena per lui, finch un senso di
profonda vergogna per quellemozione lo imbarazz. Quando Aulo Plauzio sollev gli occhi e incontr
lo sguardo di Catone, ebbe la netta sensazione di essersi esposto molto pi di quanto avrebbe dovuto.
Raddrizz le spalle e, grave e vigile, si concentr sui ragguagli che il legato stava dando.
Il generale Plauzio mi ha autorizzato a inviare una piccola squadra di uomini nel territorio dei
Durotrigi per cercare e, qualora se ne presentasse loccasione, salvare la sua famiglia: Pomponia e i
loro due figli, Giulia ed Elio. Il generale ricorda il lavoro eccellente che avete svolto lo scorso anno nel
recuperare la cassa di Cesare e io appoggio la sua scelta per questo incarico. Vespasiano attese
qualche istante perch le sue parole fossero recepite. Centurione, conosco il tuo valore, e il tuo optio
non ha certo bisogno di dimostrarmi niente. Non voglio illudervi: questincarico  pi pericoloso di
qualsiasi altro abbiate eseguito in passato. Non vi ordiner di andare, ma oltre voi non conosco due
uomini in tutta la legione che possano portare a termine con successo la missione. Sta a voi decidere.
Ma se andr a buon fine, io e il generale non esiteremo a ricompensarvi generosamente. Dico bene,
Plauzio?.
Il generale annu.
Macrone si accigli. Allo stesso modo in cui siamo stati ricompensati dopo aver recuperato la
cassa.
Avete parlato di un piccolo gruppo, Vespasiano, lo interruppe subito Catone. Intuisco che io
e il centurione non saremmo i soli ad assolvere a questo compito.
No. Ci sono altre due persone, due britanni, che conoscono la zona. Vi affiancheranno come
guide.
Capisco.
Uno dei due  una donna, intervenne il generale. Lei sar il vostro interprete. Laltro invece
 stato un seguace dei druidi, in passato, nellordine della Luna Nera.
Come quei bastardi con cui abbiamo avuto a che fare, allora, disse Macrone. Come
possiamo essere sicuri di poterci fidare di questaltro druido?
Non so se possiamo fidarci, ma  lunico che sono riuscito a trovare che conosca la zona e che
si sia reso disponibile a fare da guida ai Romani nel territorio dei Durotrigi.  consapevole dei rischi.
Se lui e la donna venissero scoperti al servizio di Roma, verrebbero sicuramente uccisi.
A meno che non debbano portarci dritti nella trappola, signore: consegnare ai druidi due altri
ostaggi da poter poi barattare.
Plauzio fece un sorriso inquietante. Se non si sono fatti problemi a uccidere un prefetto della
marina solo per mettere le cose in chiaro, non penso perderebbero troppo tempo a trattare due soldati
come ostaggi. Centurione, non farti illusioni: se venite presi dal nemico, lunica speranza che vi rimane
 quella di avere una morte rapida.
Messa cos, generale, non penso proprio di voler proporre me stesso e il mio optio come
volontari per questa missione. Sarebbe solo un atto folle.
Plauzio non disse nulla, ma Catone vide che stringeva i braccioli della sedia talmente forte che i
tendini del braccio spiccarono come grossi rami nodosi. Quando ebbe sbollito un po la sua ira, parl
con voce tesa.
La cosa non  facile per me, centurione. La mia famiglia  nelle mani dei druidi tu hai una
famiglia?
No, generale. Famiglia e vita militare non sono compatibili.
Capisco. Quindi non puoi capire appieno quanto tale questione mi tormenti, e quanto possa
essere umiliante per me chiedere a te e al tuo optio di trovare per me i miei cari.
Macrone serr le labbra per non lasciarsi sfuggire la risposta che gli avrebbe suggerito listinto.
Poi riacquist velocemente il suo autocontrollo, abituale anche nei momenti di stress. Ho facolt di
parlare liberamente, generale?
Gli occhi di Plauzio si socchiusero. Dipende da cosa vuoi dire.
Bene, signore. Macrone sollev il mento e si rimise sullattenti, immobile e silenzioso.
Daccordo, centurione. Parla liberamente.
Grazie. Capisco benissimo ci che state dicendo. La voce era incrinata dalla fatica e da un
malcelato sdegno. Avete un bel guaio tra le mani e volete che io e il mio optio ci esponiamo per voi. E
il fatto che siamo due plebei ci rende facilmente sacrificabili. Che speranze abbiamo andandocene in
giro nel bel mezzo del territorio nemico con una femmina e un sedicente stregone? Ci state chiedendo
di andare incontro alla morte e lo sapete. Ma almeno avrete fatto un tentativo e questo vi far sentire
meglio. Nel frattempo io e il mio amico finiremo magari decapitati o bruciati vivi. Sono riuscito a dare
unidea della situazione signore?.
Catone impallid di fronte a quel singolare sfogo e guard preoccupato i due ufficiali anziani.
Lespressione indignata sulla faccia di Vespasiano era certamente meno terrificante del fuoco scuro che
incendiava gli occhi del generale.
Mi offro volontario per andare, signore, sbott alla fine Catone.
Gli altri tre lo guardarono sorpresi, improvvisamente distratti dal teso confronto che avrebbe
potuto solo finire in maniera disastrosa per Macrone. Catone si lecc velocemente le labbra, annuendo
per enfatizzare le sue parole.
Tu?, fece il generale inarcando le sopracciglia.
S, io. Lasciate che vada, far del mio meglio.
Optio, rispose Vespasiano, non metto in dubbio il tuo coraggio e la tua intelligenza, e devo
dire che hai anche una certa dose di intraprendenza. Non posso negare tutto questo, ma penso che sia
un compito troppo oneroso per un solo uomo.
Uomo  una parola grossa, aggiunse il generale. Non mander certo un ragazzo a fare un
lavoro da uomo.
Non sono un ragazzo, replic freddamente Catone. Faccio il soldato da un anno, ho gi
ricevuto una decorazione e ho dato prova della mia affidabilit. Se pensate veramente che questa
missione abbia poche possibilit di riuscita, allora la perdita di un solo uomo sar meglio di quella di
due o pi.
Non sei tenuto a farlo, gli borbott Macrone.
Ho gi deciso. Andr.
Macrone lo fulmin con lo sguardo. Il ragazzo era certamente impazzito. Al primo ostacolo era
destinato a cadere. Il pensiero che Catone, innegabilmente brillante e coraggioso ma ancora un po
ingenuo e acerbo, potesse finire nelle mani di un britanno corrotto e della sua donna, riemp Macrone di
sgomento. Maledetto ragazzo! Dannazione a lui! Non poteva certo lasciare che se la vedesse da solo.
E va bene!. Si volt di nuovo verso il generale. Accetto. Se proprio dobbiamo farlo, tanto
vale farlo come si deve.
Grazie, centurione, disse pacatamente il generale. Te ne sar enormemente grato.
Se mai torneremo.
Plauzio si limit a stringersi nelle spalle.
Prima che la situazione potesse nuovamente degenerare, Vespasiano si alz in piedi e ordin
dellaltro vino. Poi si frappose tra il generale e i due soldati e fece cenno in direzione di alcune sedie in
un angolo della tenda.
Dovrete essere stanchi. Mettetevi comodi e beviamo insieme mentre mando a chiamare le
guide britanne. Visto che avete accettato di andare, sarebbe meglio che le conosciate. Non ci rimane
molto tempo, solo ventidue giorni alla scadenza del termine dei druidi. Partirete domani, allalba.
Macrone e Catone raggiunsero le sedie e abbandonarono i corpi esausti sui comodi cuscini.
Ma cosa ti  saltato in mente?, sussurr Macrone arrabbiato.
Signore?
Cosa ti ho sempre detto sul proporsi volontari? Non ascolti mai quello che ti dico?
E che mi dite della cassa di Cesare? Siete stato voi a proporci come volontari.
No che non lho fatto!  stato il maledetto legato a ordinarmelo. Ma in questo caso neanche lui
ha avuto il cuore di farlo. Ti rendi conto in quale maledetto impiccio ci hai messi?
Non eravate tenuto a seguirmi. Ho detto che sarei andato da solo.
A quelle parole Macrone grugn indignato e scroll disperato la testa di fronte alla solerzia con
cui loptio sembrava valutare la possibilit di morire di una morte spietata e solitaria in qualche
sperduto angolo del territorio barbaro. Da parte sua, Catone si chiedeva cosaltro avrebbe potuto fare in
circostanze simili. Lesercito romano non tollerava il tipo di insubordinazione di cui Macrone aveva
dato prova, men che meno nei confronti di un generale. Ma che cosa gli era saltato in mente? Maled il
centurione e se stesso nella stessa misura. Aveva detto la prima cosa che gli era passata per la testa, e
adesso aveva paura di avventurarsi nella terra dei druidi, perch era certo che sarebbe morto. Oltre a
questo, sentiva solo una fredda rabbia contro quella parte di s che aveva cos fortemente desiderato di
risparmiare al centurione lira del generale.
Un leggero fruscio di pellami fece sollevare gli occhi di Catone. Nella tenda era entrato uno
schiavo che reggeva un vassoio di bronzo con sei calici e una brocca dello stesso materiale lunga e
stretta, piena di vino rosso. Lo schiavo depose il vassoio e, a un cenno di Vespasiano, riemp i calici
senza far cadere una goccia. Catone lo stava guardando, cos non si accorse dellentrata dei britanni
finch non raggiunsero il tavolo. Lex seguace dei druidi era un uomo enorme e svettava sugli ufficiali
romani. Al suo fianco cera una donna alta con un mantello nero da cavaliere, e il fatto che non si fosse
messa il cappuccio lasciava vedere una capigliatura rossa raccolta in una stretta treccia. Il generale fece
un cenno di saluto con la testa, e Vespasiano raddrizz involontariamente le spalle mentre rivolgeva
uno sguardo di apprezzamento alla donna.
Che mi venga un colpo!, bisbigli Macrone quando lei si volt leggermente facendo
intravedere il viso. Boudicca!.
Udendo il proprio nome, la donna guard verso di loro, con gli occhi sgranati per la sorpresa. Il
suo compagno fece altrettanto.
Oh, no!, esclam Catone arretrando dal gigante che lo fissava con occhi sprezzanti.
Prasutago!.
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CAPITOLO VENTI.
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Al risveglio, Catone aveva un fastidioso mal di testa che gli pulsava sulla fronte. Fuori era
ancora buio e solo un piccolo spiraglio indicava che il lembo della tenda era stato abbassato, ma non
legato. Ignaro di che ora fosse, chiuse gli occhi e tent di riprendere sonno. Tutto inutile: da un angolo
remoto della coscienza continuavano ad affollarsi in superficie pensieri e immagini che non potevano
essere ignorati. Non si era ancora ripreso dalle notti insonni di marcia e di battaglia e adesso si sarebbe
imbarcato in quella nuova folle impresa, quando invece avrebbe dovuto riposare.
Nonostante lagitazione causata dal lungo incontro della sera precedente, non appena si era
raggomitolato sotto la coperta la stanchezza lo aveva colto come un fulmine. Gli altri uomini della sua
unit erano gi crollati da tempo e Figulo, come al solito, brontolava chiss cosa nel sonno.
Quando quel mattino i soldati della Sesta Centuria si sarebbero alzati, il loro comandante e
loptio sarebbero gi stati lontani dal campo. Ci avrebbe comunque costituito il pi irrilevante dei
cambiamenti che li attendevano: sarebbe stato lultimo mattino in cui si sarebbero svegliati come
compagni della stessa unit. La Sesta Centuria, infatti, doveva essere smembrata e ci che rimaneva dei
suoi uomini ridistribuito in altre unit della coorte per sopperire alle perdite subite.
Macrone ne era rimasto mortificato quando Vespasiano laveva informato. Da quando era stato
promosso, la Sesta era sempre stata la sua centuria, e in lui erano maturati lorgoglio e il senso di
protezione incrollabili che caratterizzavano gli ufficiali al primo comando. Dallo sbarco in Britannia,
lui e i suoi uomini avevano combattuto fianco a fianco numerose battaglie sanguinose e accanite
schermaglie. Molti erano rimasti uccisi, altri erano stati mutilati e rispediti a casa a Roma in congedo
anticipato. I vuoti delle file erano stati riempiti con nuove reclute. Ne rimanevano ben pochi degli
ottanta volti che Macrone aveva originariamente passato in rassegna sulla piazza darmi un anno e
mezzo prima. Ma mentre gli uomini andavano e venivano, la centuria, la sua centuria, aveva resistito e
Macrone era arrivato a considerarla unestensione del proprio corpo, reattiva alla sua volont; ed era
orgoglioso della sua efficienza come macchina da guerra in battaglia. Perdere la Sesta Centuria era
come perdere un figlio, e Macrone si sentiva amareggiato e defraudato.
Del resto, per, cosaltro si pu fare?, aveva riflettuto con lui il legato. La Sesta non poteva
restare senza comandante e attendere che lui facesse ritorno, e le altre centurie avevano bisogno di
rimpiazzi esperti. Il generale Plauzio aveva gi attinto a tutto il contingente destinato alle legioni in
Britannia e per i mesi a venire non era previsto larrivo di altri uomini. Al termine della sua missione e
al suo ritorno, Macrone avrebbe avuto il primo posto di comando disponibile.
Catone laveva guardato e questi, dispiaciuto, si era stretto nelle spalle. Lesercito non aveva
alcun rispetto delle squadre affiatate, e cera poco da fare se il legato aveva gi deciso.
Cosa ne sar del mio optio?, aveva chiesto Macrone. Se dovessimo riuscire a tornare.
Vespasiano aveva guardato il giovane alto e magro per un istante e poi aveva annuito. Non
sar abbandonato. Forse una nomina temporanea tra i miei collaboratori personali in attesa di un posto
vacante nella lista degli optiones.
Catone aveva fatto il possibile per nascondere la propria delusione: essere assegnato a una
centuria diversa da quella di Macrone non era una prospettiva molto allettante. Aveva impiegato mesi
per conquistarsi il riluttante rispetto del centurione e per dimostrargli di meritarsi il grado di optio.
Quando era entrato nella legione quale ex schiavo imperiale, Catone era stato bersaglio di amaro
risentimento e gelosie per quella improvvisa promozione, della quale doveva essere grato
allimperatore in persona. Il padre di Catone aveva svolto con gran merito il proprio servizio per
limperatore, e alla sua morte Claudio aveva affrancato il ragazzo inviandolo nelle aquile con una
generosa spinta sul primo gradino della scala delle promozioni. Era stato ovviamente un gesto in buona
fede, ma una persona cos in alto come limperatore non poteva minimamente sospettare quale rancore
fosse riservato, alla base della piramide sociale, ai casi di sfacciato nepotismo.
Catone non ricordava molto volentieri le sue iniziali esperienze di vita nella Seconda Legione:
la severa disciplina degli istruttori, imposta a lui pi duramente che su tutte le altre reclute; le angherie
da parte di un crudele ex detenuto di nome Pulcher; e, forse la cosa peggiore fra tutte, laperta
disapprovazione da parte del suo stesso centurione. Questo laveva ferito molto pi di qualsiasi altra
cosa e spronato a dare dimostrazione del proprio valore in ogni possibile occasione. Ora, la lotta perch
i suoi meriti fossero riconosciuti sarebbe iniziata di nuovo da capo. Inoltre, Catone nutriva un certo
rispetto personale per Macrone, al fianco del quale aveva combattuto le peggiori battaglie della
campagna. Non sarebbe stato facile adeguarsi al carattere di un altro centurione.
Vespasiano aveva notato lespressione delloptio e aveva anche tentato di offrirgli parole di
conforto. Non ti preoccupare. Non puoi certo rimanere per sempre un optio. Prima di quanto tu possa
pensare, avrai una centuria tutta tua.
Quelle parole avrebbero dovuto risvegliare le ambizioni pi segrete delloptio, Vespasiano non
aveva dubbi. Tutti i giovani che aveva conosciuto nutrivano sogni di gloria e ambivano a una
promozione, per quanto sapessero che difficilmente erano realizzabili. Quel ragazzo, per, avrebbe
potuto farcela sul serio. Aveva dato dimostrazione di coraggio e intelligenza, e con un piccolissimo
aiuto da parte di qualcuno abbastanza in alto, avrebbe certamente servito bene limpero.
Giacch le probabilit che lui o Macrone potessero far ritorno alla Seconda Legione erano assai
scarse, le gentili parole di Vespasiano suonavano vane. Erano trite espressioni di incoraggiamento che
tutti i comandanti dispensano a coloro che si apprestavano ad affrontare una morte certa, e Catone si
disprezzava per essersi momentaneamente lasciato abbindolare dallastuzia del legato. E lamarezza di
quel pensiero continu a logorarlo per tutta la notte.
Stupido che non sei altro!, borbott tra s e s, rigirandosi nel sacco a pelo imbottito di felci.
Si tir la pesante coperta militare sulla testa, stringendola forte a s per tener lontano il freddo. Tent di
nuovo di prendere sonno, allontanando dalla sua mente tutti i pensieri, e ancora una volta la trappola
dellinsonnia lo riport allincontro della sera precedente.
La sorpresa di vedere Boudicca e il suo pericoloso cugino si era riflessa sui volti del generale
Plauzio e di Vespasiano non appena si erano resi conto che i nuovi arrivati erano gi noti al centurione
e al suo optio.
Vedo che vi conoscete gi, sorrise Plauzio. Questo dovrebbe semplificare le cose.
Non ne sono del tutto sicuro, signore, rispose Macrone, esaminando circospetto il guerriero
britanno che lo sovrastava. Lultima volta che ci siamo visti, Prasutago non sembrava avere molta
simpatia per i Romani.
Davvero?. Plauzio fiss serio Macrone. Non ha molta simpatia per i Romani o per te?
Signore?
Devi sapere, centurione, che questuomo si  offerto volontariamente di aiutarci in qualsiasi
modo. Quando ho informato gli anziani iceni che la mia famiglia era stata fatta prigioniera, lui si 
presentato e si  proposto di fare tutto il possibile per salvarli.
Vi fidate di lui, generale?
Devo. Ho forse unaltra scelta? E tu lavorerai gomito a gomito con lui.  un ordine.
Pensavo che ci fossimo offerti volontari, generale.
 vero, e ora che lo avete fatto, obbedirete ai miei ordini. Dovrete collaborare totalmente con
Prasutago. Lui conosce il Paese e gli usi e i costumi dei Durotrigi, nonch molti dei rituali e dei luoghi
segreti dei druidi della Luna Nera.  luomo migliore che potessimo avere dalla nostra. Quindi seguilo
e fai molta attenzione a ci che ti dice, o meglio a ci che questa donna tradurr per voi. Sembra che
conosciate gi anche lei.
Potremmo dire cos, generale, rispose tranquillamente Macrone, facendo un cenno formale in
direzione di Boudicca.
Centurione Macrone, ricambi lei. E il tuo affascinante optio.
Boudicca. Catone deglut nervosamente.
Prasutago squadr Macrone con aria truce per qualche istante, poi afferr una delle coppe di
vino del legato tracannandolo con tale velocit da far traboccare il liquido rosso, che gli col sui lunghi
e folti baffi biondi.
Pittoresco, mormor Vespasiano, inarcando preoccupato le sopracciglia quando il britanno
torn alla brocca per un terzo giro.
Giacch sembra che non abbiate nulla in contrario. Boudicca raggiunse Prasutago e si
riemp la coppa fino allorlo. Al nostro ritorno sani e salvi.
Si port il recipiente alle labbra e bevve fino allultima goccia, poi lo riappoggi sul tavolo con
un tonfo, sogghignando davanti alle facce scandalizzate del generale e del legato. Quello era un mondo
lontanissimo dai cerimoniosi codici di comportamento che loro due erano abituati a tenere in
compagnia delle donne romane di estrazione pi elevata.
Prasutago mormor qualcosa e fece cenno a Boudicca di tradurre.
Dice che il vino non  male.
Vespasiano fece un sorriso stentato e si sedette.
Dunque, al bando le formalit. Non ci rimane molto tempo. Centurione, cercher di fornirvi
tutte le informazioni e le istruzioni possibili, e poi dovrete riposarvi. Ho fatto preparare cavalli,
provviste e armi cos che possiate lasciare il campo prima dellalba.  importante che nessuno veda che
ve ne state andando. Viaggerete soprattutto di notte e rimarrete accampati durante il giorno. Se doveste
incontrare qualcuno, avrete bisogno di una copertura. La cosa migliore che potreste dire  che siete una
piccola compagnia itinerante. Prasutago far la parte del lottatore dai muscoli dacciaio che si cimenta
in sfide di forza dietro compenso. La donna sar sua moglie e voi due una coppia di schiavi greci, ex
soldati acquistati come guardie del corpo in un Paese cos selvaggio. Le trib della Britannia
meridionale sono abituate al viavai di mercanti, commercianti e circensi.
Unimmagine delle vittime massacrate nel villaggio messo a ferro e fuoco balen davanti agli
occhi di Catone. Chiedo scusa, signore, ma considerato il modo in cui trattano gli Atrebati, cosa vi fa
pensare che non possano ucciderci senza farsi tanti scrupoli?
Convenzioni tribali: non si piscia sulla soglia di casa propria. Si pu mettere a ferro e fuoco i
villaggi di altre trib, ma non si scoraggia il commercio con lesterno.  cos che funziona presso le
trib ai margini dellimpero. Ad ogni modo, il tuo timore  fondato. I druidi in questo sono
unincognita. Non possiamo sapere come potrebbero comportarsi i Durotrigi sotto la loro influenza.
Prasutago sa perfettamente come gestire ogni situazione in cui vi potrete trovare. Osservatelo bene e
seguite il suo esempio.
Lho osservato bene gi abbastanza a lungo, disse Macrone.
Pensate veramente che possa funzionare, generale?, chiese Catone. Non ritenete che i
Durotrigi possano essere un po sospettosi nei confronti degli stranieri, adesso che hanno un esercito
romano accampato proprio davanti alla porta di casa?
Ammetto che a un occhio attento la copertura potrebbe anche non reggere, ma almeno
guadagnereste del tempo. E poi Prasutago potrebbe confondere le idee. In ogni caso, tu e loptio fatevi
vedere il meno possibile e lasciate che siano Prasutago e Boudicca ad avvicinarsi ai Durotrigi o a
qualsiasi villaggio incontrerete. Cercheranno notizie della mia famiglia. Seguite ogni pista, per quanto
possibile, e trovatela.
Avevo capito che ci rimanevano una ventina di giorni prima dello scadere dellultimatum dei
druidi.
S, esatto, ma se verr superato il termine e se sar accaduto il peggio, vorrei poter almeno
dar loro un funerale dignitoso, anche se tutto ci che ne rimarr dovesse essere cenere e ossa.
Una mano afferr la spalla di Catone e la scosse rudemente. Loptio sbatt le palpebre e il suo
corpo si irrigid per quella sveglia improvvisa.
Shh!, gli sibil Macrone nel buio. Non fare rumore!  ora di andare. Hai preso il tuo
equipaggiamento?.
Catone annu, rendendosi poi conto che era troppo buio perch il centurione riuscisse a vederlo.
S.
Bene, allora andiamo.
Ancora stanco e riluttante ad abbandonare il relativo tepore della tenda, Catone usc allesterno
rabbrividendo e trascinandosi dietro il fagotto che si era preparato prima di mettersi a dormire. In una
tunica di riserva aveva avvolto larmatura a maglie e la pettorina di cuoio, la spada e il pugnale. Elmo,
scudo e tutto il resto li avrebbero recuperati quelli del quartier generale e tenuti al sicuro da eventuali
furti fino al loro ritorno. Catone aveva pochi dubbi che in un futuro molto prossimo quegli oggetti
sarebbero diventati propriet di qualcun altro.
Mentre seguiva Macrone tra le tende scure in direzione delle stalle, la paura di ci che li
aspettava inizi a far vacillare la sua determinazione a intraprendere la missione. La tentazione di
inciampare volutamente su un cavo di ritegno e fingere una distorsione alla caviglia era forte. Con quel
buio sarebbe passata come una scusa credibile. Ma poteva immaginare benissimo i dubbi sprezzanti
che Macrone e il legato avrebbero iniziato a nutrire, se non addirittura a manifestare apertamente.
Questo scenario umiliante lo convinse a desistere dal piano e a fare pi attenzione a dove metteva i
piedi per evitare che lincidente potesse accadere sul serio. Inoltre, non poteva lasciare che Macrone se
ne andasse alla cieca nel cuore del territorio nemico con Prasutago e Boudicca come unici compagni di
viaggio. Sarebbe stato fin troppo facile per il guerriero iceno sgozzarlo nel sonno. Non cos facile, per,
se si fossero alternati per farsi la guardia a vicenda. Non cera modo per tirarsene fuori, concluse
tristemente. Se solo Macrone non fosse stato cos rude con il generale, lui non sarebbe dovuto
intervenire. E adesso, grazie al centurione, erano tutti e due pronti per il massacro.
Rimuginando silenziosamente tra s e s, Catone dimentic di fare attenzione a dove metteva i
piedi, il cavo di una tenda gli intralci uno stinco e lui cadde a terra di testa con un urlo secco. Macrone
si volt di scatto.
Zitto, dannazione! Vuoi svegliare tutto laccampamento?
Scusatemi, sussurr Catone mentre si rialzava in piedi con il pesante fagotto tra le braccia.
Non dirmi che ti sei storto una caviglia.
No, certo che no!.
Allinterno di una tenda qualcuno si mosse. Chi va l?
Nessuno, rispose brusco Macrone. Torna a dormire andiamo, ragazzo, e guarda dove
cammini.
Davanti al recinto per i cavalli, una luce baluginava dentro la grande tenda in cui erano
conservati finimenti, selle e armi della cavalleria. Catone segu Macrone allinterno, infilandosi tra i
lembi dellingresso e ritrovandosi nella fioca luce di una lucerna a olio. Prasutago, Boudicca e
Vespasiano li attendevano l.
Meglio che vi cambiate adesso, disse Vespasiano. Cavalli e bestie da soma sono gi pronti.
Lasciarono cadere a terra i fagotti e si spogliarono rimanendo in perizoma. Sotto lo sguardo
curioso di Boudicca, Catone si affrett a ricoprirsi con una tunica pulita, infilandosi sopra la lorica.
Indoss poi la pettorina, attacc i foderi per spada e pugnale e fece per afferrare il mantello militare.
No!, lo blocc Vespasiano. Quello no. Mettetevi questi, e indic un paio di sudici mantelli
marroni, logori e inzaccherati di fango. Meglio non avere troppo laspetto di soldati quando entrerete
nel territorio dei Durotrigi. E mettetevi questo laccio attorno alla testa.
Vespasiano consegn loro due strisce di pelle, pi ampie al centro e sottili alle estremit. I
Greci le usano per fermarsi i capelli. Il vostro taglio corto di capelli vi tradirebbe immediatamente, per
cui teneteli sempre legati alla testa e alzate il cappuccio, cos che da lontano dovreste riuscire a passare
per una coppia di greci. E soprattutto non aprite bocca con nessuno.
Va bene. Macrone osserv perplesso il laccio e se lo leg alla testa. Prasutago guard
Macrone mentre Boudicca sogghignava in direzione di Catone.
Siete pi convincenti nei panni di schiavi greci di quanto non siate mai stati in quelli di
legionari.
Grazie, molto gentile.
Ne parlerete dopo, disse Vespasiano. Adesso venite con me.
Fece un cenno a Prasutago e usc. Poco distante da l, erano legati a dei pali quattro cavalli con
delle semplici coperte stese sulla groppa per coprire il marchio della legione. Dai loro fianchi
pendevano due bisacce da sella e in un angolo cerano un paio di cavalli pi piccoli con le provviste.
Bene, adesso fareste meglio a partire. Lufficiale di guardia alla porta vi sta aspettando, cos
potrete uscire tranquillamente senza che qualche idiota si metta a dare lallarme. Il legato li guard
unultima volta e diede una rapida pacca sulla spalla di Macrone. Buona fortuna.
Grazie, signore.
Macrone fece un respiro e sollev una gamba sulla groppa del suo cavallo, slanciando poi tutto
il corpo al di l di essa. Per un momento non riusc quasi a trattenersi dallimprecare, poi si sistem
meglio in groppa e si assicur una buona presa sulle redini. Pi alto di lui, Catone riusc a montare a
cavallo con un po pi di stile.
Prasutago mormor qualcosa a Boudicca e Macrone si volt di scatto. Cosha detto?
Si chiedeva se non fosse meglio che tu e il tuo optio viaggiaste a piedi.
Ah davvero? Be, digli che.
Basta, centurione!, sbott Vespasiano. Partite.
Il guerriero iceno e la donna montarono in sella con lagilit data dallabitudine e girarono i
cavalli in direzione della porta dellaccampamento. Dietro di loro, Macrone e Catone diedero uno
strattone alle redini degli animali da soma e li seguirono. Mentre gli zoccoli battevano sul fango
congelato del sentiero, Catone si volt per lanciare un ultimo sguardo alle sue spalle. Vespasiano, per,
stava gi tornando verso il tepore del suo alloggio, inghiottito velocemente dal buio.
Davanti a loro apparve la porta e, quando vi furono vicini, diedero un ordine a bassa voce. La
sbarra di blocco scivol stridendo nellalloggiamento e un battente si apr verso linterno. Mentre
passavano, un gruppetto di legionari li osserv in silenzio, incuriosito ma obbediente al preciso ordine
di non dire una sola parola. Superato il vallo, Prasutago diede uno strattone alle redini e condusse il
gruppo gi per il pendio, in direzione di quel bosco da cui qualche giorno prima erano spuntati i druidi
con il prefetto della marina.
Senza elmo e scudo e fuori della confortante sicurezza del campo, Catone si sent
allimprovviso orribilmente esposto. Una sensazione peggiore di quella di andare in battaglia.
Decisamente peggiore. Davanti a loro si apriva il territorio nemico. E quel nemico era diverso da
qualsiasi altro avessero affrontato fino ad allora i Romani. Volgendo lo sguardo verso ovest, l dove il
paesaggio era talmente scuro da fondersi quasi con la notte, Catone si chiese se erano i suoi stessi occhi
a trarlo in inganno, o se invece loscurit fosse resa ancor pi fitta dalle ombre dei druidi della Luna
Nera.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
...
.
...
Quando il sole spunt oltre lorizzonte latteo in un cielo grigio e uggioso, il gruppo si trovava
gi nel folto del bosco. Seguirono un sentiero battuto che si inoltrava tra i tronchi nodosi di querce
centenarie, i cui rami intrecciati si stagliavano sempre pi chiaramente man mano che la luce
aumentava. In alto, le fronde erano piene di nidi di corvi e laria risuonava del gracchiare di quei neri
volatili, che con occhi curiosi osservavano il gruppetto avanzare sotto di loro. Il terreno era ricoperto di
scure foglie morte. La neve era quasi sparita e laria era gelida e umida. Quellatmosfera tetra era
opprimente e Catone non faceva che guardare da una parte e dallaltra, attento a ogni eventuale segnale
di una presenza nemica. Lui chiudeva la colonna, seguito solo da uno dei cavalli con le provviste, tra le
umide foglie fruscianti. Subito davanti cera laltro pony, legato alla sella di Macrone. Il centurione, a
testa scoperta e visibilmente a disagio per il dondolio del cavallo, sembrava assolutamente indifferente
al paesaggio lugubre. Era molto pi interessato alla donna che lo precedeva. Boudicca portava il
cappuccio sollevato sul capo e, per quanto Catone avesse potuto vedere, non si era mai voltata da
quando avevano lasciato il campo.
Questo confondeva il ragazzo: immaginava che Boudicca sarebbe stata entusiasta di rivedere
Macrone ma, nel corso dellincontro della sera precedente, la donna si era mostrata molto fredda nei
confronti di entrambi. E poi quel prolungato silenzio da quando avevano lasciato il campo. In testa alla
colonna cera Prasutago, ancora pi grande del solito in sella al cavallo pi grosso che erano riusciti a
trovargli. Faceva strada a passo assolutamente tranquillo, guardando con aria indifferente il sentiero
davanti a s. Li aveva ignorati durante la riunione, limitandosi ad ascoltare e a parlare al legato con
laiuto di Boudicca.
Catone guard la voluminosa chioma di Prasutago e si chiese quale ricordo avesse il gigante di
quella sera a Camulodunum quando, ubriaco e inferocito, aveva scoperto la cugina che beveva in una
taverna piena di Romani. Qualsiasi cosa fosse successa da allora, sembrava aver causato dei
cambiamenti in Boudicca e guastato la sua amicizia con Macrone. Magari Nessa aveva detto il vero:
Boudicca e Prasutago forse erano molto pi che cugini.
Tra tutti i Britanni che avrebbero potuto offrire aiuto al generale, che fossero stati proprio
Prasutago e Boudicca i prescelti sembrava un tiro del perfido fato che governava la vita di Catone.
Quella missione, riflett, era gi abbastanza pericolosa anche senza doversi sobbarcare le tensioni
causate dalla storiella di Macrone e Boudicca e dallaffronto allaristocratico orgoglio di Prasutago e di
ogni ramo del suo clan che ne era seguito.
E poi cera quella particolare familiarit di Prasutago con i Durotrigi e i druidi della Luna Nera.
Ogni bambino romano conosceva i pittoreschi racconti sui druidi e sulla loro magia nera, sui sacrifici
umani e sui boschi consacrati pieni di sangue. Anche per Catone era stato cos, e quel boschetto che
compariva nei racconti laveva visto con i suoi stessi occhi lestate precedente. Serbava un ricordo
ancora molto vivido dellatmosfera spaventosa che regnava in quel luogo. Se quello era il mondo in cui
Prasutago era vissuto in passato, allora quanto di lui rimaneva ancora druido e non pienamente umano?
Quali imperituri sentimenti di fedelt potevano ancora albergare in Prasutago nei confronti dei suoi
precedenti capi e affiliati alla stessa setta? Possibile che la sua premura nel voler aiutare il generale
fosse solamente un infido stratagemma per consegnare due Romani nelle mani dei druidi?
Catone mise un freno alla sua immaginazione. Il nemico non sarebbe mai arrivato a un piano
cos elaborato per catturare un semplice centurione e il suo optio. Si rimprover per quei pensieri
paranoici e per essersi attribuito fin troppa importanza.
Gli venne in mente un episodio avvenuto molti anni prima nel palazzo imperiale, quando era
poco pi che un bambino. Un giorno si era incapricciato di un cucchiaio davorio che aveva visto su
una tavola imbandita. Agguantarlo e nasconderlo nelle pieghe della tunica era stato facilissimo.
Rintanatosi poi in un angolo tranquillo del giardino, laveva esaminato, fantasticando sulle figure di
delfini e ninfe sinuosamente intrecciati che ne decoravano il manico. Allimprovviso aveva udito un
grido e il rumore di passi che si avvicinavano. Aveva lanciato di nascosto unocchiata da dietro il
cespuglio e aveva visto una squadra di pretoriani che uscivano in giardino dalle porte del palazzo e si
mettevano a cercare tra gli arbusti. Immediatamente Catone era stato preso dal terrore che il furto del
cucchiaio potesse essere stato scoperto e che gli uomini dellimperatore ne stessero cercando il ladro.
Lavrebbero sorpreso da un momento allaltro, per giunta con la refurtiva in mano, e gettato a terra
davanti agli occhi gelidi di Seiano, il comandante della Guardia Pretoriana. Se anche solo una minima
parte delle cose che gli schiavi di palazzo mormoravano sul suo conto era vera, Seiano lavrebbe fatto
sgozzare e gettare in pasto ai lupi.
I pretoriani si erano avvicinati sempre pi al punto in cui lui era nascosto: stava tremando e si
mordeva il labbro per evitare che, piagnucolando, potesse attirare la loro attenzione. Poi, proprio
quando un braccio grosso e muscoloso si era infilato nel cespuglio in cui lui era rannicchiato, si era
udito un grido lontano.
Caio! Lhanno trovato! Vieni!.
La mano si era ritirata e i passi si erano rumorosamente allontanati sul lastricato di marmo.
Catone era quasi svenuto per il sollievo. Senza farsi vedere, era rientrato nel palazzo e aveva rimesso il
cucchiaio al suo posto. Poi era tornato nella piccola stanza che divideva con il padre e aveva atteso,
pregando che la restituzione delloggetto fosse notata al pi presto, in modo che lallarme rientrasse e il
mondo tornasse sicuro come sempre.
Quella sera suo padre era rincasato molto tardi dagli uffici imperiali. Alla fioca luce della
lucerna a olio, Catone aveva notato lespressione preoccupata sul suo viso segnato. Gli occhi delluomo
poi si erano spostati sul figlio, sorpresi di trovarlo ancora sveglio.
Dovresti gi dormire, gli aveva sussurrato.
Non ci riuscivo, pap. Troppo rumore. Cos successo?, aveva chiesto con aria innocente
Catone. Le guardie pretoriane non hanno smesso di correre per tutto il palazzo. Seiano ha acciuffato
qualche altro traditore?.
Il padre aveva risposto con un sorriso mesto. No. Seiano non prender pi traditori. Se ne 
andato
Andato? Ha lasciato il palazzo?. Un improvviso cruccio guizz nella mente di Catone.
Significa che non potr pi giocare con il piccolo Marco?
Proprio cos. Marco e sua sorella. Il viso del padre si era contorto in una smorfia al
pensiero dellorribile violenza riservata agli innocenti figli di Seiano durante la carneficina di quel
giorno. Poi luomo si era chinato sul figlio e laveva baciato sulla fronte. Sono andati via con il loro
pap. Mi spiace, ma non potrai pi vederli.
Perch?
Poi te lo dir. Tra qualche giorno, magari.
Suo padre, per, non glielaveva mai pi spiegato. Il mattino seguente Catone aveva sentito
tutta la storia dagli schiavi che lavoravano nelle cucine di palazzo. Alla notizia della morte di Seiano, la
sua prima reazione era stata di grande sollievo per il fatto che gli accadimenti del giorno precedente
non avevano avuto nulla a che fare con suo fratello. Dalle sue spalle di bimbo erano scivolati via
lansia e lo spaventoso timore della cattura e del castigo. Quella mattina tutto ci che importava per lui
era solo quello.
A distanza di oltre dieci anni, al solo ricordo il suo viso arross per limbarazzo. Momenti come
quello riaffioravano sempre pi di frequente, tormentandolo e causandogli un impotente sentimento di
odio verso se stesso. Proprio come quellingombrante paura stava facendo in quellesatto momento e,
senza alcun dubbio, avrebbe continuato a fare in futuro. Sembrava incapace di sottrarsi a tali snervanti
e severi esami di coscienza, tanto da chiedersi se sarebbe mai stato in grado di vivere in pace con se
stesso.
Il cielo rimase di un grigio lugubre per tutto il resto del giorno e nel bosco non si lev neanche
un alito di vento. Gli alberi, immobili e silenziosi, causavano un angoscioso nervosismo ai quattro
cavalieri. Catone si convinse del fatto che, in circostanze meno pericolose, il severo fascino
dellinverno avrebbe anche potuto conferire una certa bellezza a quella foresta. In quel momento, per,
qualsiasi fruscio nel sottobosco o rumore di ramoscello spezzato lo faceva trasalire sulla sella e scrutare
ansiosamente le ombre circostanti.
Il sentiero curv, costeggiando il groviglio spinoso di un rovo di more. Allimprovviso udirono
un gran rumore di rami spezzati e colpi nel folto degli arbusti. Catone e Macrone si tirarono indietro i
cappucci e sfoderarono le spade. I cavalli e i pony, con le narici dilatate e gli occhi terrorizzati,
indietreggiarono. Il rovo si mosse e si allarg finch sul sentiero non salt fuori un cervo. Insanguinato
per i numerosi graffi, sbuffando alito vaporoso nellaria fredda e umida, il cervo abbass le corna in
direzione del cavallo pi vicino e le agit con fare minaccioso.
Spostatevi!, url Macrone, tenendo gli occhi fissi sulle punte bianche delle corna. Toglietevi
da davanti a lui!.
In tutto quello scompiglio di cavalli e pony scalpitanti, il cervo individu una breccia e fugg
via balzandovi attraverso. Mentre i cavalieri tentavano di calmare i cavalli, il cervo si perse nel cuore
della foresta in direzione opposta al sentiero, sollevando grossi mucchi di foglie cadute.
Prasutago fu il primo a domare il cavallo, poi si volt verso i Romani e scoppi a ridere.
Macrone lo fulmin con lo sguardo, rendendosi poi conto di avere ancora in pugno il gladio, pronto a
colpire. Si rilass, contraccambi la risata del guerriero iceno e rinfoder larma. Catone fece
altrettanto.
Prasutago mormor qualcosa e poi stratton le redini, ripartendo lungo il sentiero.
Cosha detto?, chiese Macrone a Boudicca.
Che non sa chi sia saltato pi in alto, se tu o il cervo.
Molto divertente. Digli che neanche lui se l cavata male.
Meglio di no, lo mise in guardia Boudicca.  un po permaloso.
Ah, s? Allora abbiamo qualcosa in comune, dopotutto. Adesso riferiscigli quello che ti ho
detto, e non stacc gli occhi di dosso a Boudicca sfidandola a opporsi alla sua volont. Avanti,
fallo.
Prasutago si lanci unocchiata alle spalle. Venite! Andiamo!, url, per poi continuare nella
sua lingua, avendo dato fondo a tutte le sue conoscenze di latino.
Signore, intervenne con calma Catone. Vi prego, lasciate stare.  lui che conosce la strada.
Assecondatelo.
Assecondarlo?, grugn Macrone. Quel bastardo sta cercando la rissa!.
Che non possiamo permetterci, disse Boudicca. Catone ha ragione. Dobbiamo tenere a bada
le stupide rivalit se vogliamo salvare la famiglia del tuo generale. Calmati.
Macrone serr le labbra e la guard in cagnesco. Boudicca si limit a scrollare le spalle e a
girare il cavallo per seguire Prasutago. Conoscendo bene i rapidi cambiamenti di umore di Macrone,
Catone rimase in silenzio, guardando altrove con aria indifferente finch con unimprecazione a mezza
bocca il centurione non spron il cavallo e il gruppo riprese il cammino.
I quattro uscirono dalla foresta al crepuscolo, lasciandosi alle spalle le ombre e gli scuri alberi
centenari, e Catone si riprese un po danimo. Davanti a loro il terreno digradava dolcemente in una
zona paludosa solcata da un fiume che serpeggiando si perdeva oltre lorizzonte. I prati erano popolati
da pecore intente a brucare i germogli verdi che iniziavano a spuntare mano a mano che la neve si
scioglieva. Il sentiero scendeva leggermente, snodandosi sulla destra. A poco pi di un miglio di
distanza, saliva una sottile colonna di fumo da una grossa capanna tonda protetta da una palizzata.
Prasutago la indic e disse alcune parole a Boudicca.
Passeremo l la notte. Poco oltre c un guado che ci consentir di attraversare il fiume domani
mattina. Dovrebbe essere un posto abbastanza sicuro per la notte. Prasutago conosceva il fattore,
qualche anno fa.
Qualche anno fa?, ripet Macrone. Le cose possono cambiare in qualche anno.
Probabilmente s, ma non ho nessuna intenzione di passare la notte alladdiaccio finch non
sar costretta a farlo.
Mentre il cavallo di Boudicca riprendeva a camminare, Macrone si sporse sulla sella e le afferr
una spalla.
Aspetta un momento. Dovremo parlare, un giorno o laltro.
Un giorno o laltro, conferm Boudicca. Non adesso.
Quando?
Non lo so. Quando i tempi saranno propizi. Adesso lasciami andare, mi stai facendo male.
Macrone scrut gli occhi della donna in cerca di qualche traccia dellaffetto e della leggerezza
danimo che aveva conosciuto un tempo, ma lespressione di Boudicca era stanca e priva di emozioni.
La mano di Macrone scivol via e lei con un rapido calcio sul fianco fece ripartire il cavallo.
Maledette donne, borbott. Catone, ragazzo mio, segui il mio consiglio: non farti mai
coinvolgere troppo da loro. Possono fare cose bizzarre al cuore di un uomo.
Lo so, signore.
Ma certo. Scusa, avevo dimenticato.
Non volendo indugiare nel doloroso ricordo di Lavinia, Catone stratton le redini del pony e
ripart lungo il sentiero in direzione della fattoria. Con il diminuire della luce, il cielo plumbeo divenne
sempre pi cupo e tutto il paesaggio sfum nei tenui toni del grigio. Non fu pi possibile distinguere la
palizzata e la capanna se non per la sottile striscia di luce arancione che disegnava la cornice della porta
e che li allettava con la promessa di tepore e ricovero contro il gelo della notte.
Mentre si avvicinavano, il cancello della palizzata si richiuse rapidamente e dalloscurit, al di
sopra dei pali appuntiti, spunt una testa che lanci un grido per intimidirli. Prasutago rispose e,
quando giunse sufficientemente vicino perch potesse essere riconosciuto, il cancello fu riaperto e il
piccolo gruppo entr. Prasutago smont di sella e raggiunse a grandi passi un uomo basso e tozzo che
non sembrava molto pi vecchio di Catone. I due si strinsero lavambraccio in segno di saluto formale
ma amichevole. Scoprirono che il conoscente di Prasutago era morto tre anni prima ed era stato sepolto
in un piccolo orto dietro la palizzata. Il figlio maggiore era venuto a mancare lestate precedente
combattendo contro i Romani nella battaglia per il guado del Medway. Ora era il figlio minore,
Vellocato, a mandare avanti la fattoria e si ricordava bene di Prasutago. Il ragazzo guard i compagni
del britanno e disse qualcosa sottovoce. Prasutago rise e rispose con un rapido cenno della testa in
direzione di Boudicca e degli altri. Vellocato li guard un istante e poi annu.
Facendo segno perch lo seguissero, il ragazzo fece strada nellinterno fangoso della palizzata
verso una serie di recinzioni tirate su alla belle meglio. Altri due uomini, pi vecchi, stavano
ammassando con dei forconi foraggio invernale nelle stalle del bestiame; si fermarono un istante,
incuriositi da quegli sconosciuti che conducevano in un piccolo ricovero i cavalli. Una volta dentro, i
Romani tolsero stancamente le selle avendo cura di lasciare le coperte legate sul marchio della legione.
Appena i finimenti, le provviste e lequipaggiamento furono sistemati in un angolo della stalla, il
padrone di casa forn loro un po di granaglie per i cavalli, che di l a poco ruminavano soddisfatti,
avvolti nelle spirali di vapore del loro stesso alito.
Era ormai buio pesto quando finalmente i quattro si incamminarono verso la grande capanna
circolare che aveva uno spesso e isolante tetto di paglia. Il fattore li precedette dentro, richiudendo poi
laccesso con una pesante tenda di pelle. Dopo la frizzante freschezza dellaria aperta, lintenso odore
di fumo allinterno fece tossire Catone. Quantomeno per si stava al caldo. Il pavimento della capanna
digradava verso il focolare, dove crepitavano alcuni ciocchi di legno tra le tremolanti fiamme arancioni
che salivano dai guizzi incandescenti alla base del fuoco. Sopra di esso era poggiato un calderone
annerito sostenuto da un treppiedi di ferro. Una donna in avanzato stato di gravidanza era china sul
vapore che saliva dal pentolone. Con la mano libera si teneva la schiena mentre rimestava il contenuto
con un grosso mestolo di legno. Quando essi si avvicinarono, sollev gli occhi e fece un sorriso al
marito, poi spost lo sguardo sugli ospiti e la sua espressione si fece diffidente.
Vellocato indic delle ampie e comode panche sistemate su un lato del focolare e invit i suoi
ospiti a sedersi. Prasutago ringrazi e i quattro viandanti, enormemente grati, poggiarono le loro
membra intirizzite e doloranti sui sedili. Mentre Prasutago parlottava con il fattore, gli altri guardavano
felici le fiamme e ne assorbivano il calore. Lintenso profumo di carne stufata che saliva dal calderone
fece tornare lappetito a Macrone, che si lecc le labbra. La donna se ne accorse e sollev il mestolo.
Fece un cenno verso di lui e disse qualcosa.
Cosa dice?, chiese a Boudicca.
E come faccio a saperlo?  unatrebata, io sono unicena.
Ma siete entrambe celte o sbaglio?
Il fatto che abitiamo sulla stessa isola non significa che parliamo tutti la stessa lingua, sai.
Davvero?. Macrone assunse unespressione di innocente sorpresa.
Davvero. Nellimpero parlano forse tutti latino?
No, certo che no.
E allora come fate a farvi capire, voi Romani?
Alziamo la voce, rispose Macrone scrollando le spalle. La gente solitamente sembra capire
il senso di quello che diciamo. E se non funziona, li attacchiamo.
Non ne dubitavo, ma per amor di Lud, qui cerca di evitare questi metodi. Boudicca scroll la
testa. Alla faccia della sagacia della razza padrona guarda caso conosco abbastanza bene questo
dialetto. Ti sta offrendo del cibo.
Cibo! Bene, perch non me lhai detto subito?. Macrone annu entusiasticamente in direzione
della moglie del fattore. La donna sorrise, infil una mano in un grosso cesto di vimini accanto al fuoco
e ne estrasse alcune ciotole che depose poi sul pavimento di terra battuta. Vers la zuppa fumante nelle
ciotole e le pass poi agli altri, prima agli ospiti secondo le usanze. Prese alcuni cucchiai di legno dallo
stesso cesto di vimini e qualche istante dopo, quando iniziarono tutti a mangiare di buona lena, nella
capanna cal il silenzio.
La zuppa era bollente e Catone fu costretto a soffiare su ogni cucchiaiata prima di infilarsela in
bocca. Guardando pi da vicino la ciotola, not che era di ceramica samia, un tipo dozzinale di terraglia
da mensa prodotta in Gallia ed esportata in quasi tutto il territorio occidentale dellimpero. E anche
oltre i suoi confini, a quanto sembrava.
Boudicca, puoi chiederle da dove provengono queste ciotole?.
Le due donne si scambiarono varie frasi prima di riuscire a intendersi.
Le ha barattate con un mercante greco.
Greco?, fece Catone dando un colpetto di gomito a Macrone.
Eh?
Questa donna dice che ha avuto le ciotole da un mercante greco.
Ho sentito, e allora?
Il mercante si chiamava per caso Diomede?.
La donna annu e sorrise, poi aggiunse velocemente qualcosa a Boudicca con la cadenza
musicale della lingua celtica.
Diomede le piace, dice che  un ammaliatore. Ha sempre un regalino per le donne e una
grande prontezza di spirito per rabbonire poi mariti e parenti maschi.
Mai fidarsi dei Greci che fanno regali, borbott Macrone. Quella  gente che salta addosso a
qualsiasi cosa respiri, uomo o donna che sia.
Boudicca sorrise. Dalla mia esperienza, posso dire che voi Romani non siete molto pi
selettivi. Sar forse a causa di qualcosa che mettono nel vino che a voi razze meridionali piace tanto
bere.
Avresti da lamentarti?, chiese Macrone fissando Boudicca.
Diciamo che mi  servito di lezione.
E hai imparato tutto quello che dovevi sapere sugli uomini di Roma, immagino.
Pi o meno.
Macrone guard Boudicca con occhi rabbiosi e poi riprese a mangiare in silenzio. Latmosfera
si fece tesa e imbarazzante. Catone mescol la zuppa e riport la conversazione sullargomento meno
delicato di Diomede.
Quando lha visto lultima volta?
Appena due giorni fa.
Catone smise di rimestare.
 arrivato a piedi, prosegu Boudicca. Si  fermato solo per un pasto veloce e poi  ripartito,
diretto a ovest, in territorio durotrigio. Dubito che possa fare grossi affari l.
Non  in cerca di affari, disse tranquillamente Catone. Non pi. Hai sentito, Macrone?
Certo che ho sentito. Non era gi abbastanza pericolosa la missione, ci mancava solo il greco a
mettere zizzania. Speriamo che lo trovino presto e lo facciano fuori prima che ci causi problemi.
Essi continuarono a mangiare in silenzio e Catone non fece altri tentativi di tener viva la
conversazione. Valut piuttosto le implicazioni delle notizie su Diomede. Tutto faceva pensare che il
greco non fosse soddisfatto di aver ucciso i druidi: la sua sete di vendetta lo stava portando dritto nel
cuore pulsante della terra dei sacerdoti della Luna Nera. Da solo non aveva molte possibilit, e cera il
serio rischio che mettesse in allerta i Durotrigi della presenza di stranieri. E questo avrebbe potuto
aumentare i pericoli che loro quattro stavano gi affrontando. Mangi malinconicamente unaltra
cucchiaiata di minestra, masticando forte un pezzo di cartilagine capitatagli tra i denti.
Terminata la zuppa, Vellocato e sua moglie presentarono loro un vassoio dargento colmo di
dolci al miele. Catone ne prese uno e not un disegno geometrico sul fondo. Chin la testa in avanti per
dare unocchiata pi da vicino.
Altro articolo del greco, immagino, disse Boudicca quando anche lei si serv. Deve
sicuramente rendergli bene il suo commercio.
Scommetto proprio di s, disse Macrone e morse il dolce. Immediatamente gli si illuminarono
gli occhi e fece un cenno di apprezzamento alla padrona di casa. Buono!.
La donna sorrise radiosa e gliene offr un secondo.
Non me lo faccio ripetere, disse Macrone, facendosi cadere alcune briciole sulla tunica. Dai,
Catone. Prendine ancora, ragazzo!.
Catone, per, era perso nei suoi pensieri e fiss il vassoio dargento finch questo non fu portato
via e riposto nel cesto di vimini. Era sicuro di averlo gi visto prima di allora, e questo non gli piaceva.
L, dove non aveva ragione di essere. Mentre gli altri gustavano felicemente i dolcetti, lui si sforz di
masticare il suo. Guardando Vellocato e la moglie con un crescente senso di disagio e ansia.
Sei sicuro che dormano?, sussurr Macrone.
Boudicca lanci unultima occhiata alle figure immobili rannicchiate sotto le coperte di
pelliccia sul basso giaciglio e annu.
S, forse  meglio che Prasutago dica quello che deve dirvi.
Poco prima il guerriero iceno aveva chiesto sottovoce a Boudicca di far sapere agli altri che
voleva parlare con loro prima di entrare, il giorno successivo, nel territorio dei Durotrigi. Il padrone di
casa aveva insistito per aprire un barile di birra e aveva continuato con i brindisi fino a ubriacarsi,
barcollando poi da sua moglie e addormentandosi accanto a lei. In quel momento respirava con il
profondo ritmo regolare di uno che non si sarebbe svegliato se non dopo parecchie ore di sonno.
Coperto dal buio e a tratti dal russare dei due, Prasutago diede istruzioni al resto del gruppo con tono di
voce basso e serio, fissando attentamente gli altri mentre Boudicca traduceva per assicurarsi che la
gravit delle sue parole fosse recepita.
Dice che dopo aver attraversato il fiume dovremo farci vedere il meno possibile. Questa
potrebbe essere forse lultima sera che riusciamo a trovare un ricovero. Di notte non accenderemo
fuochi, se c il rischio che il nemico possa vederli, e limiteremo al massimo i contatti con i Durotrigi.
Continueremo la ricerca per altri venti giorni, fino allo scadere dellultimatum dei druidi. Prasutago
dice che, se per quella data non avremo trovato nulla, faremo ritorno. Rimanere potrebbe rivelarsi
troppo pericoloso, giacch di l a qualche giorno la vostra legione inizier la marcia contro i Durotrigi.
Appena il primo legionario poser piede sulla loro terra, ogni forestiero che vi si trover in viaggio
potrebbe essere visto come potenziale spia.
Non erano questi i patti, protest a voce bassa Macrone. Gli ordini erano di trovare i membri
della famiglia del generale, vivi o morti.
Non se lultimatum sar scaduto, dice lui.
Prasutago dovr seguire gli ordini del generale, come tutti noi.
Parla per te, Macrone, disse Boudicca. Se Prasutago se ne va, me ne vado anchio, tu fai
come vuoi. Noi non abbiamo accettato di suicidarci.
Macrone lanci unocchiata furiosa alla donna. Noi? E chi sarebbe questo noi, Boudicca?
Lultima volta che io e te siamo stati insieme, questuomo non era altro che un babbeo di cugino che
non poteva fare a meno di recitare la parte del padre con te e tua cugina. Cos cambiato da allora?
Tutto, rispose secca Boudicca. Il passato  passato, e il futuro non ne deve essere in alcun
modo contaminato.
Contaminato?, ripet sbalordito Macrone. Contaminato?  tutto quello che sono stato per
te?
 ci che sei per me adesso.
Prasutago sibil, indicando con la testa i padroni di casa; agit un dito contro Macrone
intimandogli di abbassare la voce. Poi torn a parlare sommessamente a Boudicca, che tradusse le sue
parole.
Dice che litinerario che ha pianificato ci porter nel cuore del territorio dei Durotrigi: l
troveremo i villaggi e gli insediamenti pi grandi, i luoghi in cui  pi probabile che sia tenuta
prigioniera la famiglia del generale.
E se venissimo catturati?, chiese Catone.
Se ci prenderanno e ci consegneranno ai druidi, io e voi due saremo bruciati vivi. Lui, invece,
subir una fine peggiore.
Peggiore?, disse Macrone trasalendo. Cosa potrebbe esserci di peggio?
Dice che lo scuoieranno vivo e lo daranno in pasto ai cani da caccia, un pezzo alla volta,
mentre respirer ancora. La pelle e la testa saranno inchiodate a una quercia fuori della loro radura
sacra, per ricordare a tutti i druidi il destino che tocca a chiunque tradisca la fratellanza.
Oh.
Cal un breve silenzio. Poi Prasutago disse loro di dormire. Il giorno successivo sarebbero
entrati in territorio nemico e avrebbero avuto bisogno di tutta la loro lucidit.
Solo unaltra cosa, sussurr Catone.
Prasutago inizi ad alzarsi in piedi e scosse la testa in risposta alloptio. Na! Dormire adesso!.
Non ancora, insistette Catone e con uno sbuffo rabbioso Prasutago torn a sedersi. Come
possiamo essere sicuri di poterci fidare di questo fattore?, sussurr.
Prasutago spieg pazientemente e fece poi un cenno a Boudicca perch traducesse.
Dice che conosce Vellocato da quando era solo un ragazzino. Si fida di lui e continuer a
fidarsi del suo istinto.
Oh, questo s che  rassicurante!, disse Macrone.
Ma non capisco come mai Vellocato possa vivere qui, davanti alla porta di casa dei Durotrigi,
e non aver paura di incursioni, insistette Catone. Voglio dire che se arrivano a distruggere un intero
villaggio nel cuore delle terre di Verica, perch lasciare in pace questo posto?
Cosa intendi?, chiese Boudicca ormai stanca.
Semplicemente questo. Catone rovist nel cesto di vimini vicino al focolare e senza far
rumore estrasse il vassoio dargento, facendo attenzione a non urtare le stoviglie. Lo mostr a Macrone.
Sono quasi sicuro di averlo gi visto prima, nel pozzo con la refurtiva a Noviomagus. Abbiamo
lasciato l tutto il bottino, signore, se ricordate bene, perch non avevamo spazio sui carri.
Ricordo, sospir Macrone dispiaciuto. Ma se questo  lo stesso vassoio, come  arrivato
qui?.
Catone si strinse nelle spalle, restio a dar voce ai propri sospetti. Se avesse accusato Vellocato
di lavorare per il nemico, forse Prasutago non lavrebbe presa bene. Suppongo possa essere stato
venduto da Diomede. Ma se  lo stesso vassoio, allora Vellocato potrebbe averlo solo ottenuto dalla
banda di incursori. E immagino che quando noi ci siamo allontanati, i Durotrigi sopravvissuti possano
essere tornati indietro per recuperare la refurtiva.
O magari Vellocato stesso faceva parte dello squadrone, aggiunse Macrone.
Quando Boudicca ebbe tradotto dal latino, Prasutago lanci prima unocchiata severa al vassoio
e poi balz velocemente in piedi, si volt verso Vellocato e inizi a sfoderare la spada.
No!. Catone si alz di scatto e agguant la mano con cui Prasutago brandiva la spada. Non
abbiamo prove. Potrei sbagliarmi. Ucciderli non servirebbe a niente, metterebbe solo in allerta i
Durotrigi sulla nostra presenza, se li trovassero morti.
Boudicca tradusse e Prasutago si accigli, lanciando a bassa voce una raffica di imprecazioni.
Allent la presa sulla spada e incroci le braccia.
Ma se hai ragione su questo Vellocato, gli fece notare Macrone, non possiamo certo
lasciarlo in vita perch racconti ai quattro venti di averci visti. Dobbiamo uccidere lui e tutti gli altri
prima che faccia giorno.
Catone lo guard perplesso. Forse non  necessario, signore.
Hai unidea migliore?.
Il giovane optio riflett rapidamente sotto lo sguardo gelido degli altri.
Se Vellocato lavora con i Durotrigi, forse potremmo usarlo a nostro vantaggio, assicurandoci
che qualunque cosa racconter torni utile anche a noi.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
Essi ripartirono che ancora era buio, seguendo Vellocato lungo un sentiero che portava al
guado. Avevano fatto colazione con i resti freddi della zuppa, un magro ristoro nellumida bruma che
ricopriva la superficie dellacqua gelida e avvolgeva i salici lungo la sponda. Arrivati al guado,
Vellocato si fece da parte e li guard montare a cavallo. Quando furono tutti pronti, Prasutago si chin
in avanti sulla sella e ringrazi il padrone di casa, stringendogli la mano. Poi, quando il fattore arretr
sotto loscurit dei salici, Prasutago spron il cavallo e il silenzio fu rotto solo dal rumore degli schizzi
dacqua che gli animali sollevarono entrando nel fiume. Il freddo spavent gli animali, che nitrirono
contrariati. Il livello dellacqua sal fino al fianco dei cavalli, superando anche i calzari di Catone e
peggiorandone lumore gi nero. Cerc di consolarsi pensando che la corrente almeno avrebbe lavato
via tutta la sporcizia che gli incrostava i piedi da giorni. E per lennesima volta desider di poter essere
di nuovo uno schiavo nel palazzo imperiale di Roma. Gli sarebbe costato la libert, certo, ma almeno
non avrebbe pi sofferto gli infiniti disagi dellessere un legionario in campagna militare. In quel
momento avrebbe dato lanima per sudare qualche ora nelle terme pubbliche di Roma. Invece tremava
dangoscia, i suoi piedi stavano perdendo sensibilit e limmediato futuro era solo foriero di promesse
di una terribile morte.
Siamo felici?, sogghign Macrone accanto a lui.
Siamo fottuti, altro che felici!, Catone rispose prontamente alla battuta, che era in uso presso i
soldati.
 stata unidea tua, ricordi? Avrei dovuto lasciarti andare da solo, maledizione.
Gi.
Il greto del fiume aveva ripreso a salire in prossimit della sponda opposta e i cavalli furono ben
felici di uscire dallacqua gelida. Scrutando indietro sulla superficie increspata, i due Romani non
riuscivano a vedere quasi nulla sullaltra riva, il loro ultimo sguardo su una terra amichevole. Nel
dubbio che i sospetti di Catone su Vellocato fossero fondati, iniziarono dapprima a risalire il corso del
fiume, allontanandosi dalle roccaforti dei Durotrigi, aumentando il passo fino a un rapido galoppo
cosicch il rumore degli zoccoli dei cavalli sul sentiero battuto si propagasse sullacqua fino alle
orecchie del fattore, se fosse ancora rimasto l, vigile, sotto i salici.
Percorso un miglio si fermarono, si girarono in direzione sud-ovest e si inoltrarono
silenziosamente al passo nelle fredde paludi fino a raggiungere il sentiero che, in corrispondenza del
guado, portava nellentroterra. Quando le prime luci dellalba iniziarono a rischiarare loscurit,
Prasutago affrett il passo, ansioso di togliersi dallo spazio aperto prima del sorgere del sole. Al piccolo
galoppo continuarono a seguire il sentiero, finch il terreno non divenne pi compatto e solido e le
paludi cedettero il passo a campi e poi a pi fitti raggruppamenti di alberi. In breve si ritrovarono nel
folto di una piccola foresta. Prasutago segu il sentiero ancora per un po, poi prese una tortuosa pista
laterale che si inoltrava in una zona ricoperta dai fusti svettanti di pini sempreverdi. Quando i rami pi
bassi iniziarono a farsi pi fitti, furono costretti a smontare da sella e a condurre i cavalli al passo. Poco
dopo il sentiero sbuc in una radura. Catone fu sorpreso di vedere una capannetta con un lato ricoperto
di torba e circondata da grezzi pannelli di legno. Sullarchitrave della porta era appeso il teschio di un
cervo con uno spettacolare paio di corna. Non si muoveva una foglia.
Pensavo che dovessimo evitare i contatti con i locali, sussurr Macrone a Boudicca.
Ed  cos, gli rispose lei. Questo  un capanno di caccia druido. Passeremo il giorno qui, per
riposarci. Al tramonto riprenderemo la marcia lungo il sentiero principale.
Scaricati i bagagli e legati i cavalli, Prasutago apr la pesante tenda di pelle che fungeva da porta
ed i quattro entrarono. Trovarono il solito pavimento di terra battuta e una struttura di rami di pino che
sosteneva il tetto di paglia compattata. Le narici si riempirono di un intenso odore di pino e umidit. Su
un lato, perpendicolare a unapertura nel tetto, cera un focolare, mentre contro la parete posteriore
erano allineate alcune semplici panche di legno. Le felci che fungevano da materasso erano
leggermente umide ma ancora utilizzabili.
Ha tutta laria di essere abbastanza confortevole, disse Macrone. Ma quanto siamo al sicuro
qui?
Lo siamo, rispose Boudicca. I druidi la usano solo destate e i Durotrigi hanno troppa paura
per avventurarsi nelle vicinanze.
Macrone saggi con la mano uno dei giacigli e si stese poi sulle felci fruscianti. Aaah! Questa
s che  comodit.
Meglio riposarsi il pi possibile. Dovremo fare parecchia strada appena far buio.
Hai ragione.
Catone si accomod sulla branda accanto con gli occhi gi appesantiti dalla prospettiva di una
bella dormita. La notte precedente la preoccupazione per laffidabilit di Vellocato laveva privato del
sonno e aveva la testa stanca e pesante. Si sdrai e si raggomitol nel mantello. Gli occhi doloranti si
chiusero e la sua mente si allontan rapidamente dai disagi del mondo reale.
Prasutago guard i Romani con una velata espressione di disprezzo, poi si volt verso il basso
vano della porta. Macrone si sollev immediatamente sui gomiti.
Dove credi di andare?.
Prasutago fece un rapido gesto indicando la bocca. Trovare cibo.
Macrone lo guard chiedendosi quanto potesse veramente fidarsi di lui.
Prasutago sostenne lo sguardo per qualche istante, poi si volt e si chin per uscire. Prima che
la tenda di pelle ricadesse sbarrando lentrata, un lampo di luce perlacea invase linterno della capanna,
poi tutto torn immobile e silenzioso. Da buon veterano con listinto di approfittare di ogni momento
utile per riposare, Macrone si addorment quasi allistante.
Si risvegli di soprassalto, aprendo gli occhi di scatto, perplesso per quellintreccio di rami di
pino che vedeva sopra la testa. Riacquistata la lucidit, Macrone ricord di trovarsi nella capanna. A
giudicare dalla fioca luce che filtrava dalle fessure delle pareti, era chiaro che il crepuscolo si stava
avvicinando. Quindi aveva dormito per quasi tutto il giorno. Dal fondo della capanna arriv uno
scricchiolio di ramaglie e Macrone gir la testa di scatto. Boudicca era accovacciata accanto al focolare
con una pila di legnetti di fianco. Mentre lui la guardava, la donna ne prese un altro fascio. Di
Prasutago nessuna traccia, n arrivavano rumori dallesterno. Catone era ancora profondamente
addormentato e respirava a bocca spalancata emettendo sporadici schiocchi dal fondo della gola.
 ora che parliamo, disse sottovoce Macrone.
Boudicca sembrava non averlo udito e continu a spezzare i ramoscelli e a disporli a nido
attorno a un mucchio di felci secche che aveva prelevato da uno dei giacigli.
Boudicca,  ora che parliamo.
Ti ho sentito, rispose lei senza voltarsi. Ma a quale scopo? Tra noi  tutto finito.
E da quando?
Da quando sono stata promessa in moglie a Prasutago. Ci sposeremo appena avremo fatto
ritorno a Camulodunum.
Macrone si mise a sedere e lasci penzolare le gambe oltre il bordo del giaciglio. Lo sposerai?
E quando  stato deciso tutto questo? Non  passato nemmeno un mese dallultima volta in cui ci siamo
visti, e allora non lo sopportavi. O almeno ti comportavi come se fosse cos. A che gioco stai giocando,
donna?
Gioco?. Boudicca ripet la parola abbozzando un sorriso. Poi si volt verso di lui. Non
posso pi permettermi di giocare, Macrone. Sono una donna, adesso, e ci si aspetta che mi comporti
come tale. Questo  ci che mi  stato detto.
Chi te lha detto?
La mia famiglia, dopo che hanno smesso di darmele. Abbass gli occhi a terra. A quanto
sembra sono stata per loro causa di imbarazzo dopo quella sera alla taverna. Quando sono tornata nella
casa di mio zio, mi stavano aspettando. Avevano scoperto tutto. Mio zio mi ha portato nella stalla e mi
ha frustata. Non faceva che urlare che lavevo disonorato, che avevo disonorato tutta la mia famiglia e
la mia trib. E a ogni parola, mi dava un colpo di frusta. Non non pensavo che si potesse sentire
tanto dolore.
Da giovane Macrone era stato picchiato pi di una volta, da un centurione, con un bastone di
vite, con tutta la brutalit di cui poteva essere capace un ufficiale. Ricordava perfettamente la
sofferenza e capiva bene cosa poteva aver passato la ragazza. Rabbia e piet gli ribollirono dentro. Si
alz dal letto e le si sedette accanto.
Pensavo che mi avrebbe uccisa, bisbigli Boudicca.
Macrone le cinse le spalle con un braccio e la strinse nel tentativo di confortarla. Sent il corpo
di Boudicca trasalire al contatto.
Non farlo, Macrone. Per piet, non toccarmi. Non posso sopportarlo.
La bruciante sofferenza per quel rifiuto lo fece rabbrividire fin nelle viscere. Si accigli, furioso
con se stesso per aver permesso a quella donna di penetrargli cos profondamente nel cuore.
Immaginava le risate sprezzanti che si sarebbero fatti gli altri centurioni se fossero venuti a sapere della
sua infatuazione per una donna del luogo.
Un conto era farsele, tuttaltra cosa era farsi coinvolgere in un legame affettivo. Era proprio il
tipo di comportamento patetico che lui stesso aveva sempre criticato. Ricordava ancora benissimo le
battute maligne che aveva fatto a Catone quando lui si era invaghito della schiava Lavinia. In quel caso,
per, si era trattato di uninnocua avventura giovanile, quello che avrebbe fatto qualsiasi ragazzo
normale prima che le dure esigenze della vita adulta mettessero definitivamente fine alla
sperimentazione di tutto ci che essa aveva da offrire. Macrone aveva trentacinque anni, quasi dieci pi
di Boudicca. Era pur vero che esistevano relazioni tra persone con grande differenza det, ma erano
giustamente oggetto dello scherno della maggior parte della gente. La stessa differenza di anni che solo
pochi mesi prima laveva cos affascinato ora diventava per lui motivo di imbarazzo. Macrone si sent
come uno di quei vecchi patetici che bazzicavano attorno al Circo Massimo per adescare ragazzine
talmente giovani da poter essere loro nipoti. Quel paragone lo fece accendere di vergogna e rabbrivid
imbarazzato.
Cos ti hanno costretta a non rivedermi pi?.
Boudicca annu.
E tu lhai fatto.
La donna si volt verso di lui, amareggiata. Cosaltro avrei potuto fare? Mi hanno detto che se
fossi stata di nuovo sorpresa in compagnia di un altro romano mi avrebbero picchiato ancora. Preferirei
morire piuttosto che sopportarlo. Dico sul serio. La sua espressione si addolc. Mi dispiace, Macrone.
Non posso correre il rischio. Devo pensare al mio futuro.
Il tuo futuro?, ripet Macrone in tono sprezzante. Intendi dire il tuo matrimonio con
Prasutago? Devo ammettere che mi hai fatto una gran bella sorpresa. Perch hai accettato? Cio, voglio
dire, non  che sia proprio la migliore freccia al tuo arco.
No, non lo , ma ha buone prospettive per il futuro. Un principe iceno con una casa a
Camulodunum e una reputazione sempre pi solida allinterno della trib. E adesso sta anche
stringendo buoni rapporti con il tuo generale. Con questa missione si guadagner la gratitudine di
Plauzio.
Non ci spererei troppo, borbott Macrone. Per esperienza sapeva quanto fugace potesse
rivelarsi la gratitudine del generale.
Boudicca gli lanci unocchiata incuriosita. Giacch Macrone non sembrava volersi spiegare,
lei prosegu: Se riusciamo a trovare la famiglia del generale, Prasutago avr molta pi influenza su
Roma di qualsiasi altro britanno. E se Roma alla fine riuscir a conquistare la nostra isola, le persone
che vi avranno contribuito saranno sicuramente ricompensate.
Quelle persone e le mogli di quelle persone.
S.
Capisco. Be, sei cambiata parecchio in questultimo mese. Stento quasi a riconoscerti.
Ferita dal tono cinico di Macrone, Boudicca volse lo sguardo altrove. Da parte sua, il centurione
non era affatto pentito di quel commento, ma nello stesso tempo non riusciva a detestarla al punto di
provare soddisfazione nellinsultarla. Sperava solo di riconoscere in lei qualcosa della ragazza allegra e
affettuosa di cui si era invaghito a Camulodunum.
Hai veramente tanto sangue freddo?
Sangue freddo?. Boudicca sembr sorpresa. No, non ho sangue freddo. Sto semplicemente
cercando di trarre il massimo da ci che mi  stato imposto. Se fossi un uomo, se avessi potere, le cose
sarebbero diverse. Ma sono una donna, il sesso debole, e devo fare ci che mi si dice di fare.  lunica
possibilit che per ora ho.
Ci fu una pausa prima che Macrone riuscisse a trovare il coraggio di parlare. No, ne avevi
unaltra. Avresti potuto scegliere me.
Boudicca si volt e lo fiss. Stai parlando seriamente?
Molto seriamente. A Macrone schizz il cuore in gola quando la vide sorridere. Poi lei
abbass gli occhi e scosse la testa.
No,  fuori discussione.
Perch?
Perch per me non sarebbe vita. Sarei bandita dalla mia trib. E se dopo un po ti stancassi di
me? Non mi rimarrebbe pi nulla. So bene che fine fanno donne cos: diventano patetiche megere che
seguono lesercito cibandosi degli scarti della legione finch non le ammazza qualche malattia o un
ubriaco violento. Vorresti che mi accadesse questo?
Certo che no! Non sarebbe cos. Provvederei io a te.
Provvederesti tu a me? Non mi sembra cos allettante. Non avrei pi radici, sarei alla tua
merc nel tuo mondo. Non potrei sopportarlo. Nonostante tutto ci che so della vita oltre i confini della
terra degli Iceni, io rimango comunque una di loro. E tu sei un romano. Il fatto che io sia in grado di
parlare la tua lingua non vuol dire che abbia intenzione di farmi prendere da Roma pi di cos. E tieni
per te le tue sporche allusioni, per favore!.
Sorrisero entrambi per qualche istante, poi Macrone sollev la sua ruvida mano di soldato sulla
guancia di Boudicca, meravigliandosi della sua morbidezza. La ragazza rimase immobile. Le sue labbra
sfiorarono il palmo di lui in un tenerissimo bacio che scaten un brivido lungo tutto il braccio di
Macrone. Lui si chin in avanti lentamente.
Allesterno della capanna si ud un pesante tonfo. La tenda di pelle sulla soglia venne scostata.
Macrone e Boudicca si separarono di scatto. Il centurione raccolse alcuni ramoscelli e inizi a
spezzarli, lanciandoli poi a Boudicca che aveva ripreso ad accendere il fuoco. Una figura nera oscur
lentrata. Macrone e Boudicca socchiusero gli occhi per guardare meglio.
Prasutago?
Sa!. Liceno entr nella capanna, trascinandosi dietro la carcassa sventrata di un piccolo
capriolo. La luce gli colp la faccia, rivelando un vago sguardo divertito negli occhi.
...
.
...
CAPITOLO VENTITR.
...
.
...
Nei cinque giorni successivi, essi continuarono a inoltrarsi nel territorio dei Durotrigi, di notte
tenendosi cautamente lungo sentieri battuti e trovando nelle ore diurne luoghi appartati per riposarsi.
Prasutago sembrava instancabile e non dormiva mai pi di qualche ora di seguito. Pianificava ogni
tappa del viaggio in modo da portarli sempre nei pressi di un villaggio. Riposava fino a mezzogiorno e
poi si infilava nellabitato in cerca di tracce degli ostaggi romani. Al crepuscolo faceva ritorno con
della carne che cuocevano su un fuoco basso, stringendovisi attorno per assorbire quanto pi calore
possibile dalle fiamme nella pungente aria notturna. Finito di mangiare, spegnevano il fuoco e
seguivano Prasutago lungo altri sentieri battuti. Evitavano accuratamente ogni fattoria e piccolo
agglomerato di capanne, e si fermavano frequentemente per permettere al guerriero iceno di assicurarsi
che la via fosse sgombra prima di continuare. Appena prima dellalba, Prasutago li conduceva fuori dal
sentiero in un vicino bosco, e non li faceva fermare se non dopo aver trovato un avvallamento nel
terreno in cui il gruppo potesse riposare senza essere visto.
Si coprivano con i mantelli e le coperte dei cavalli e dormivano quanto potevano in quelle
condizioni disagevoli. Si davano il cambio per i turni di guardia durante tutto il giorno, rimanendo in
silenzio nellombra della foresta, a poca distanza dal loro piccolo accampamento.
Catone, pi giovane e magro degli altri, era quello che soffriva maggiormente per il freddo e
aveva sempre un sonno agitato e irregolare. Il secondo giorno la temperatura scese di parecchio sotto lo
zero e il freddo penetrante della terra congelata gli irrigid talmente le articolazioni dellanca che al
risveglio riusc a muovere le gambe solo con enorme difficolt.
Il quinto giorno cal la nebbia. Come al solito, Prasutago li lasci per andare in perlustrazione
nel vicino villaggio. Mentre attendevano affamati che liceno tornasse con lunico pasto della giornata,
Boudicca e i due Romani prepararono un fuoco. Dalla foresta si era levata una leggera brezza e furono
costretti a proteggere il focolare con un frangivento di torba. Catone raccolse alcuni rami caduti ai piedi
degli alberi nei paraggi, fermandosi di tanto in tanto per massaggiarsi lanca e sciogliere le articolazioni
irrigidite. Quando ebbe raccolto legna sufficiente ad alimentare le fiamme per le poche ore necessarie,
croll tra Boudicca e il suo centurione che stavano seduti uno di fronte allaltro sui due lati del fuoco.
Dapprima nessuno disse nulla. Il vento gradualmente si rafforz costringendoli a stringersi bene nei
mantelli per proteggersi dal freddo pungente. Cavalli e pony se ne stavano mesti e silenziosi a qualche
passo di distanza da loro, le criniere scarmigliate dal vento.
Mancavano appena quindici giorni alla scadenza dellultimatum dei druidi. Catone dubitava che
sarebbero riusciti a trovare in tempo la famiglia del generale. Essere l non aveva pi senso, non cera
nulla che potessero fare per impedire ai druidi di uccidere gli ostaggi. Nulla. Cinque notti di intense
ricerche in territorio nemico li stavano segnando profondamente, e Catone non era certo di potercela
fare ancora per molto. Infreddolito e sporco, sfinito sia nel corpo che nella mente, non era pi nelle
condizioni di continuare la ricerca degli ostaggi, tanto meno di salvarli. Era unimpresa disperata, e le
occhiate ostili che Macrone gli lanciava sempre pi spesso lo convinsero che il centurione non
lavrebbe mai pi perdonato per quel suo stupido gesto, semmai fossero riusciti a tornare alla Seconda
Legione.
Al di sopra del folto intreccio di rami che si agitavano, il cielo iniziava a farsi sempre pi scuro,
e di Prasutago ancora nessun segno. Alla fine, Boudicca si alz in piedi e si stiracchi le braccia dietro
la schiena emettendo un profondo grugnito.
Vado a fare un giro sul sentiero, disse, per vedere se sta arrivando.
No, disse con tono deciso Macrone. Rimani seduta. Non possiamo correre rischi.
Rischi? Quale persona sana di mente potrebbe andarsene in giro con una giornata come questa,
dimmi?
Esclusi noi?, ridacchi tristemente Macrone. Non voglio neanche pensarci.
Be, comunque io vado.
No, non andrai. Rimettiti seduta.
Boudicca rimase in piedi e parl con tono tranquillo: Pensavo fossi un uomo migliore,
Macrone.
Catone si copr meglio con il mantello e fiss il fuoco ancora spento, desiderando di sparire.
Sto solo cercando di essere prudente, spieg Macrone. Sono sicuro che il tuo uomo sar di
ritorno molto presto. Non devi preoccuparti per lui. Perci stai seduta.
Spiacente. Devo fare la cacca. Non posso pi tenermela, e se non mi lasci cercare un posto
appartato, sar costretta a farla qui.
Macrone arross dimbarazzo e rabbia, sapendo che sarebbe stato stupido darle della bugiarda.
Irritato, strinse i pugni.
E allora vai! Ma non allontanarti troppo e torna immediatamente.
Ci metter il tempo che ci vuole, gli tuon contro lei e sincammin nelloscurit della
foresta con passo pesante.
Maledette donne!, sbott Macrone. Sono solo scocciature, tutte. Vuoi un consiglio, ragazzo?
Non avere mai niente a che fare con loro. Causano solo problemi.
S, signore. Devo accendere il fuoco?
Cosa? Oh s, buona idea.
Mentre Catone sfregava le pietre focaie nello scodellino dellesca, Macrone continu ad
attendere il ritorno di Boudicca e Prasutago. Una minuscola favilla arancione accese i pezzettini di
muschio secco nello scodellino e Catone lo trasfer con molta attenzione sul fuoco, avendo cura di
proteggere con il proprio corpo la delicata fiamma dal vento. La legna minuta prese rapidamente e di l
a poco Catone si scaldava gi le mani davanti a un fuoco scoppiettante che iniziava ad attecchire sui
tronchi pi grossi. Con il calare della notte, gli alberi attorno furono rischiarati da un bagliore
arancione.
Non vedendo Boudicca tornare, Catone inizi a chiedersi se per caso non fosse successo
qualcosa ai due britanni. E anche se non fosse successo nulla, Boudicca sarebbe stata in grado di
ritrovare la strada al buio? E se erano stati catturati dai Durotrigi? Li avrebbero torturati per estorcergli
informazioni sui loro complici? Bande di Durotrigi stavano forse gi cercando lui e il suo centurione?
Signore?.
Macrone distolse lo sguardo dalla foresta buia. Che c?
Pensate gli sia successo qualcosa?
E come faccio a saperlo?, rispose secco Macrone. Per quanto ne so, potrebbero essere andati
chiss dove a negoziare un prezzo per venderci ai locali.
Era una cosa stupida da dire, e Macrone se ne pent quasi allistante. Aveva parlato cos perch
era preoccupato per Boudicca e per ci che sarebbe potuto accadere a loro se Prasutago non fosse mai
pi tornato. Non era una prospettiva allettante per i due legionari romani, bloccati in una foresta buia
nel cuore del territorio nemico.
Mi sembrava abbastanza affidabile, disse Catone preoccupato. Non vi fidate di lui,
signore?
 un britanno. Questi Durotrigi possono anche appartenere a una trib diversa dalla sua, ma lui
ha comunque in comune molto pi con loro che con noi. Macrone fece una pausa. Ho visto
popolazioni che vendevano la loro stessa gente a Roma presso ogni frontiera in cui ho prestato servizio.
Ti dir, Catone: non hai visto nulla finch non vai in Giudea. L venderebbero la propria madre se
fossero certi di ottenere qualche vantaggio su un rivale. E questa gente non  molto meglio. Guarda
quanti nobili britanni esiliati hanno stretto accordi con Roma per potersi riprendere il proprio regno. Si
prostituirebbero con chiunque in cambio di un po di potere e influenza. Prasutago e Boudicca non
sono diversi. Rimarranno fedeli a Roma fintantoch sar nel loro interesse farlo. Poi conoscerai il loro
vero valore come amici e alleati. Ricordati le mie parole.
Catone si accigli. Lo pensate davvero?
Forse. La faccia vissuta di Macrone si distese improvvisamente in un ghigno gioviale. Ma
sarei molto felice di sbagliarmi!.
Un ramo scricchiol accanto a loro. I due Romani scattarono immediatamente in piedi con le
spade in pugno.
Chi va l?, disse Macrone. Boudicca?.
Tra un fruscio di foglie secche e lo scricchiolare di rami, due figure spuntarono dalloscurit,
entrando nel chiarore ambrato del fuoco. Macrone si rilass e abbass la spada.
Si pu sapere dove siete stati?.
Con un largo sorriso, Prasutago disse qualcosa in tono eccitato avvicinandosi al fuoco e dando
una pacca sulla spalla a Macrone. Come consuetudine, portava della carne: un maialino da latte
macellato appeso a un laccio della cinta. Il britanno lanci la carcassa accanto al fuoco e continu a
parlare. Boudicca tradusse quanto pi velocemente pot.
Dice che lha trovata, la famiglia del generale!.
Cosa?  sicuro?.
Boudicca annu. Ha parlato con il capo villaggio e ha saputo che li tengono prigionieri in un
altro insediamento a qualche miglio da qui. Il capo di quel villaggio  uno dei pi leali seguaci dei
druidi. Addestra le loro guardie del corpo. Recluta i ragazzi pi promettenti negli insediamenti
periferici e li trasforma in guerrieri maniacalmente fedeli ai propri padroni. Al termine
delladdestramento, i ragazzi sarebbero pronti a morire piuttosto che tradire le aspettative del loro capo.
Qualche giorno fa quel tale  stato nel villaggio che Prasutago ha appena visitato. Era andato per
reclamare la sua quota di reclute, e mentre beveva con i guerrieri locali, si  lasciato sfuggire che stava
facendo la guardia a ostaggi importanti.
Prasutago fece un cenno di conferma con la testa, gli occhi fiammeggianti di esaltazione di
fronte alla possibilit di agire. Appoggi la sua mano enorme sulla spalla di Macrone.
 buono, romano. S?.
Per un istante Macrone fiss la faccia raggiante del guerriero iceno e tutto il disagio degli ultimi
giorni svan, spazzato via da unondata di sollievo, perch finalmente la missione aveva raggiunto il
primo obiettivo. La fase successiva sarebbe stata molto pi pericolosa. Per il momento, per, Macrone
era soddisfatto e contraccambi lespressione euforica di Prasutago con un caloroso sorriso.
 buono.
...
.
...
CAPITOLO VENTIQUATTRO.
...
.
...
Catone scost gli alti giunchi e strisci avanti verso la bassa collinetta su cui aveva lasciato
Macrone qualche ora prima. Laria umida era impregnata dellodore di vegetazione marcescente. A
ogni passo i piedi gli affondavano nella melma scura e, per quanto procedesse lentamente trascinandosi
dietro un ramo spezzato di agrifoglio, gli schizzi di fango gli avevano sporcato anche i polpacci. Il
terreno poi divenne pi compatto, Catone si abbass e risal largine, tenendo occhi e orecchie tesi
verso eventuali segnali del centurione.
Pssst! Da questa parte.
Sulla cima della collinetta, tra le canne spunt una mano e gli fece un cenno. Catone avanz,
cercando di non smuovere troppo i giunchi nel caso qualcuno al villaggio stesse guardando nella loro
direzione. A pochi passi da l cera il piccolo spiazzo che avevano creato prima dellalba recidendo
silenziosamente la vegetazione. Macrone era disteso su uno strato di giunchi e sbirciava attraverso i
resti ormai secchi del raccolto dellestate precedente. Catone lasci andare lestremit del ramo di
agrifoglio e si distese a terra accanto a lui. Dallaltra parte della collinetta, le canne continuavano lungo
largine di un fiume che scorreva lento attorno al villaggio durotrigio, dotandolo cos di unottima
difesa naturale. Sul lato opposto del villaggio si ergeva un alto terrapieno sormontato da una robusta
palizzata attraversata da uno stretto passaggio di accesso. Lo squallido villaggio sembrava il meglio che
le pi rozze trib celtiche fossero in grado di costruire: unaccozzaglia disordinata di capanne con
pareti a cannicciata ricoperte di fango e un tetto di giunchi tratti dallargine del fiume vicino. Dalla
leggera elevazione della collinetta, Macrone e Catone avevano una buona visuale dellinsediamento.
La capanna pi grande si trovava esattamente di fronte a loro ed era cinta da una palizzata.
Allinterno del perimetro del villaggio erano addossate altre capanne pi piccole. Su un lato erano
piantati nel terreno alcuni grossi pali, assai familiari ai due Romani: erano quelli usati per le
esercitazioni con la spada. Mentre essi guardavano, da una delle capanne pi piccole uscirono alcuni
uomini, si tolsero il mantello nero e sfoderarono delle lunghe spade. Ognuno si scelse un palo e
iniziarono a vibrare colpi di taglio con le lame affilatissime. Sulla vitrea superficie del fiume
riecheggiarono scricchiolii e tonfi. Catone spost lo sguardo su una strana struttura incassata in un lato
della grande capanna. Sembrava una sorta di casetta senza finestre, lunica apertura visibile era chiusa
da una piccola porta di legno, bloccata allesterno con una solida sbarra. Allentrata, di guardia, cera
unaltra figura ammantata di nero: in una mano teneva una lancia, laltra era sul bordo di uno scudo a
goccia appoggiato a terra.
Tracce degli ostaggi, signore?
No, ma se si trovano in quel villaggio, quella capanna  il luogo pi probabile dove li tengono.
Poco fa ho visto qualcuno che portava dentro una brocca e del pane.
Macrone distolse lo sguardo e si distese di nuovo sul cumulo di giunchi recisi.
Tutto pronto?
S. I cavalli sono al sicuro nella piccola valle che ci ha mostrato Prasutago. Ho concordato un
segnale con Boudicca nel caso in cui ci siano problemi. Catone indic il ramo di agrifoglio.
Se non partono subito, sar buio gi prima di iniziare, disse Macrone.
Prasutago ha detto che mi avrebbe dato il tempo di tornare qui e poi si sarebbero mossi.
Li hai lasciati nella valle?
S.
Capisco. Macrone aggrott la fronte, poi si sollev e torn a tener docchio il villaggio.
Allora penso proprio che dovremo aspettare un bel po prima che si facciano vivi.
Sebbene i mesi invernali fossero ormai giunti quasi al termine, il freddo era ancora pungente e
la pioggerellina continua aveva ormai inzuppato i loro abiti. Di l a poco Catone inizi a battere i denti
e a tremare. Contrasse i muscoli per cercare di contrastare la sensazione di freddo. Gli ultimi giorni
erano stati i peggiori di tutta la sua vita. Oltre al terribile disagio fisico, il timore costante di essere
scoperti e il terrore delle possibili conseguenze avevano trasformato ogni minuto in un vero e proprio
logorio di nervi. Mentre se ne stava l disteso su un umido argine di fiume, le gambe incrostate di
melma maleodorante, congelato fin nelle ossa e con una voglia matta di un pasto caldo decente, Catone
inizi a fantasticare su come assicurarsi un dignitoso congedo dalla legione. Non era certo la prima
volta che gli veniva in mente lidea di lasciare lesercito. Quel flusso di pensieri gli aveva fatto
compagnia parecchie volte, e solitamente si concentrava sulla ricerca di un modo per garantirsi un
congedo retribuito pur senza aver subto danni fisici invalidanti. Purtroppo i funzionari imperiali, menti
assai scaltre, avevano passato al setaccio le normative molto prima che Catone nascesse ed erano
riusciti a eliminare quasi ogni lacuna. Da qualche parte, per, doveva pur esserci un modo per aggirare
il regolamento.
Macrone emise un grugnito improvviso. Eccoli che arrivano. Deve essersi sfogato con una
sveltina.
Prego?
Niente, ragazzo. Eccoli, sul sentiero, davanti al cancello.
Catone guard oltre il villaggio e vide emergere dal folto del bosco due minuscole figure grigie
a cavallo. Mentre esse trotterellavano temerariamente verso il villaggio, la sentinella allingresso si
volt e diede lallarme a un gruppetto di uomini accovacciati attorno a un fuoco, che reagirono
immediatamente alla chiamata lanciandosi di corsa per la scala di legno allinterno del vallo.
Avvicinandosi allingresso, Prasutago e Boudicca sparirono dal campo visivo. Vedendo gli abitanti del
villaggio con le armi in pugno sulla palizzata, Catone fu assalito dallangoscia. Solo qualche istante
dopo, per, il cancello fu aperto e i due iceni entrarono.
Furono immediatamente circondati e privati delle redini dei cavalli. Anche dalla loro postazione
oltre il fiume, Macrone e Catone riuscirono a udire Prasutago che lanciava urla indignate e minacce
calato nel suo ruolo di lottatore itinerante. Uno degli abitanti corse via, sparendo tra le capanne per poi
raggiungere la palizzata che circondava la grande capanna. Vi entr rapidamente, e altrettanto
rapidamente ne usc in compagnia di una figura alta con un mantello nero assicurato alla spalla da una
grossa fibula doro. Senza fretta, luomo segu la sentinella allingresso principale. Nel frattempo,
Prasutago continuava a lanciare urla di sfida agli abitanti del villaggio con la sua voce profonda e
tonante e, quando apparve il capo villaggio ai piedi del vallo, si era gi radunata una nutrita folla di
persone. Luomo si fece strada tra la calca e a grandi passi si avvicin ai visitatori che erano ancora in
sella. Prasutago mostr la giusta dose di arroganza incrociando le braccia e rimanendo immobile per
qualche istante. Poi slanci con estrema naturalezza una gamba oltre il fianco del cavallo e scese a
terra. Anche smontato da sella, svettava comunque al di sopra del capo villaggio e teneva il mento
sollevato per sottolineare il suo sguardo sprezzante.
Poi lanci di nuovo la sfida. Si tolse il mantello e lo tir a Boudicca, anche lei scesa nel
frattempo di sella, che era rimasta in piedi accanto ai cavalli dopo aver recuperato le redini dagli
uomini. Il guerriero iceno si apr la tunica e rimase a petto nudo, le braccia sollevate e i pugni serrati,
gonfiando i bicipiti per il diletto della folla.
Che schifoso spaccone!, sbott Macrone. Pavoneggiarsi come un qualsiasi gladiatore
mantenuto da una vecchia meretrice! Unaltra delle sue pose e giuro che vomito.
State tranquillo, signore. Fa parte del piano. Guardate laggi, verso la palizzata.
Gli uomini che avevano visto esercitarsi ai pali si erano fermati, stavano velocemente
rinfoderando le spade e indossando di nuovo i mantelli. Quando lasciarono la recinzione, la guardia
sulla porta della casetta fece qualche passo nella loro direzione e li chiam. Ricevuto in risposta un
grido stridulo, luomo se ne torn imbronciato alla sua postazione accanto alla porta della casetta.
Adesso tocca a noi!. Macrone scivol gi dalla cima della collinetta e inizi a togliersi i
vestiti. Contemporaneamente guard Catone. Avanti, ragazzo. Non stare l impalato!.
Sospirando rassegnato, loptio strisci sulle canne e inizi a spogliarsi. Via il mantello, via
larmatura, via la maglia di ferro e, per ultima, la corta tunica sottostante. Mentre si toglieva lultimo
strato di tessuto bagnato dal corpo, laria fredda gli fece venire la pelle doca e il suo corpo fu scosso da
un terribile tremore. Macrone guard la corporatura esile delloptio e scroll la testa in segno di
disapprovazione.
Faresti meglio a metterti in corpo del cibo decente e a fare un po dallenamento fisico quando
torni alla legione. Hai un aspetto di merda.
Gr-grazie, signore.
Avanti, via i calzari. Le uniche cose che ti servono sono la spada e il galleggiante.
Le abilit natatorie di Catone erano assai rudimentali per mancanza di pratica e a causa di una
paura e di un odio viscerali per lacqua. Macrone gli pass un otre gonfio daria. Sappi che mi 
costato fino allultima goccia di vino.
Lavete buttato?
Certo che no. Era un Massico, non potevo mica buttarlo via, cos lho finito. Ottimo per
riscaldarsi. Bando alle ciance, prendi qui e cerca di non affogare.
S, signore.
Catone si leg alla vita la cinta con il fodero della spada e segu Macrone gi per laltro
versante della collinetta, cercando di non smuovere troppo le canne al passaggio. Diede unultima
occhiata allentrata del villaggio nei pressi della quale Prasutago e uno degli abitanti si stavano
preparando a lottare. Un istante dopo, i due britanni si lanciarono luno contro laltro, accompagnati
dalle grida entusiastiche degli altri uomini.
Muovi il culo!, sibil Macrone.
Lacqua immobile e stagnante tra le canne era terribilmente fredda e, quando vi si immerse di
fianco a Macrone, Catone dovette trattenere il fiato. Il gelo sembr bruciargli la pelle. Si trascinarono
tra le canne fino alla riva del fiume. Quando avvistarono quella opposta, si immersero nellacqua fino
al collo. Sotto la superficie, Catone strinse forte le braccia attorno allotre gonfio.
Bene, andiamo, bisbigli Macrone. Cerca di non fare troppo rumore. Uno schizzo e siamo
morti.
Il centurione si lasci andare alla corrente e inizi a nuotare con movimenti lenti. Catone fece
un respiro profondo e poi si allontan dalla riva alle spalle di Macrone, dimenando le gambe.
In quel punto il fiume poteva essere largo appena cinquanta passi, una distanza che a Catone
parve comunque interminabile. Le cose erano due: o lotre si sarebbe sgonfiato e lui sarebbe affogato,
oppure sarebbe morto congelato per il terribile freddo, ne era sicuro. Il rischio di essere visti e uccisi
dal nemico con un colpo di lancia era decisamente lultimo dei suoi pensieri. Almeno avrebbe messo
fine alla sofferenza di trovarsi immerso fino al collo in quella corrente gelida.
Nuotarono fino alla parte posteriore della grande capanna con una lentezza forse esasperante,
ma indispensabile per non farsi scoprire. Quando emersero dallacqua, le dita delle mani e dei piedi di
Catone avevano perso sensibilit. Anche Macrone era scosso da un tremore incontrollato mentre lo
aiutava a issarsi sulla sponda del fiume. Dopo che Macrone ebbe strofinato vigorosamente gli arti
delloptio nel tentativo di renderli di nuovo sensibili, risalirono la sponda, aggirarono la capanna e
raggiunsero la casetta. Macrone fece un cenno con la testa a Catone perch si tenesse pronto, ma loptio
non riusciva a smettere di tremare e aveva a malapena la sensibilit alle mani per sguainare la spada e
tenerla stretta.
Sei pronto?.
Catone annu.
Andiamo.
Gli applausi e le urla di incoraggiamento ai due combattenti ebbero un improvviso crescendo,
poi si ud un cupo mormorio diffuso. Prasutago aveva messo a terra il primo sfidante. In
quellimprovviso istante di silenzio, Macrone stese un braccio per fermare Catone. Il guerriero iceno
lanci unaltra sfida, qualcuno la raccolse e gli schiamazzi ripresero.
Adesso. Macrone si mosse in avanti, tenendosi basso e usando la mano libera per restare in
equilibrio. Superarono un piccolo dosso di terra alla fine della sponda, poi si schiacciarono contro la
parete posteriore della capanna principale. Con i polmoni ancora doloranti per la faticosa traversata a
nuoto del fiume e tremante di freddo, Macrone inizi a strisciare lungo il muro. Alle sue spalle Catone
teneva le orecchie tese per cogliere ogni rumore di passi che si avvicinavano. Macrone avvist langolo
della casetta di legno e si ferm, appiattendosi con la schiena contro il muro. Vide la punta della lancia
della sentinella che fuoriusciva dal basso tetto di corteccia e poco pi sotto la calotta dellelmo di
bronzo. Macrone si chin, quasi trattenendo il respiro, e inizi a muoversi con cautela verso langolo
che la casetta formava sporgendo dalla parte della capanna. Dando le spalle alla cabina, fece un cenno a
Catone. Tesero le orecchie per un istante, ma dalla parte anteriore non giunse alcun rumore. Macrone
fece segno a Catone di non muoversi, poi continu a strisciare poco alla volta lungo la parete di legno
verso langolo.
Spada in pugno, fece lentamente capolino e vide la sentinella a circa sei piedi di distanza,
allesterno della porticina. Nonostante la lancia, lelmo e il mantello nero, era poco pi che un ragazzo.
Macrone nascose di nuovo la testa dietro langolo e scrut il terreno attorno ai suoi piedi. Raccolse una
manciata di terra e pietre e si prepar a scagliarla.
Dun tratto la sentinella inizi a parlare. Macrone raggel. Qualcuno rispose, una voce bassa e
vicina che Catone era sicuro provenisse dallinterno della casetta. Loptio punt il dito contro la parete
che aveva alle spalle e Macrone annu. Doveva esserci qualche altro prigioniero assieme alla famiglia
del generale. Prima che la sentinella potesse rispondere, il centurione lanci la manciata di terra sopra il
tetto della casetta. Quando essa atterr con un tonfo, Macrone si alz e si lanci dietro langolo. Come
aveva sperato, la sentinella si era voltata per capire da dove provenisse quel rumore e, prima che fosse
in grado di reagire al debole suono dei loro passi, Macrone gli tapp la bocca con una mano. Stratton
indietro la testa del ragazzo e gli conficc con forza il gladio nel mantello nero, con la punta rivolta
verso lalto sotto la cassa toracica e dritta al cuore. La sentinella sussult e si dimen per qualche
istante, impotente contro la presa salda del centurione. I suoi movimenti si fecero subito pi lenti,
quindi si fermarono. Macrone lo tenne stretto qualche secondo per esser certo che fosse morto e poi
sollev e port silenziosamente il corpo dietro langolo della casetta, stendendolo contro la parete della
capanna.
La voce allinterno disse qualcosa.
Meglio farli tacere, sussurr Macrone, prima che qualcuno senta.
Si diresse velocemente verso la sbarra che bloccava la porta della casetta, la sfil e la gett a
terra. Con un grande sforzo, spinse la solida porta di legno verso linterno. La luce esterna colp la
faccia sorpresa di un altro uomo con un mantello nero. Si era tirato su un braccio e stava cercando a
tentoni la spada appoggiata l accanto. Macrone si lanci in avanti, schiacciando il britanno con il
proprio corpo e colpendolo al lato della testa con il pomello del gladio. Luomo emise un grugnito e
perse i sensi, tramortito dal colpo.
Signore!, url Catone, ma prima che Macrone potesse reagire allavvertimento, dal fondo
buio della cabina spunt una figura con una lancia tesa per colpirlo sul fianco nudo. Catone abbatt la
spada sullasta della lancia con un rumore secco, e la grossa lama a forma di foglia si schiant sul
pavimento di terra battuta ad appena un palmo di distanza dal petto ansimante di Macrone. Mentre per
lo slancio il britanno ricadeva in avanti, Catone ruot di scatto la lama allindietro e luomo fin dritto
sulla punta con la gola. La lama gli si conficc nel cervello e quello mor allistante.
Maledizione! Ci  mancato poco!. Macrone guard sbalordito la lancia conficcata nel terreno
vicino al suo petto. Grazie, ragazzo!.
Catone annu sfilando il gladio dal cranio del secondo uomo. Con un lieve scricchiolio, la lama
usc bagnata di sangue. Nonostante il gran numero di morti che aveva visto nel breve tempo in cui
aveva prestato servizio nelle aquile, Catone trasal. Aveva gi ucciso prima di allora, in battaglia, ma lo
aveva fatto per istinto, senza il tempo di riflettere. In quel momento era stato tutto diverso.
C qualcun altro qui?, disse Macrone, socchiudendo gli occhi per cercare di vedere
nelloscurit della casetta. Nessuna risposta. In un angolo cera una catasta di ceppi spaccati, nellaltro
alcune sagome indistinte distese a terra, strette attorno alla brocca e a ci che rimaneva del pane che
Macrone aveva visto portar dentro poco prima.
Pomponia?, chiam Catone.
La casetta sembrava deserta. Catone sollev la spada e si avvicin lentamente, con un crescente
senso di disperazione in pancia. Erano arrivati troppo tardi. Con la punta della spada sollev lo strato
superiore dei cenci e li lanci di lato. Sotto cera un cumulo di mantelli di lana e pellicce. Un giaciglio,
non corpi. Catone aggrott la fronte per un attimo, poi annu.
 una trappola.
Cosa intendi?
La famiglia del generale non  mai stata qui. I druidi devono aver capito che avremmo tentato
un salvataggio e hanno voluto allontanarci dal luogo in cui tengono i prigionieri. Hanno messo in giro
la voce che gli ostaggi si trovavano in questo villaggio, Prasutago ha sentito ed eccoci qui. Ci hanno
messi nel sacco.
E noi ci siamo cascati dritti dentro, rispose Macrone. Limmediato sollievo per non aver
trovato i cadaveri si trasform altrettanto velocemente in un raggelante terrore. Dobbiamo andar via di
qui.
E gli altri?
Possiamo fargli un segnale non appena saremo tornati sulla collina.
E se i Durotrigi scoprono i corpi dei loro uomini prima che riusciamo a dare il segnale?
Allora sar un gran peccato.
Macrone spinse fuori Catone, richiuse la porta e si sbrig a rimettere a posto la sbarra.
Tenendosi sempre bassi, i due aggirarono di corsa la capanna e scivolarono gi per largine del fiume.
Catone recuper lotre tra le canne e si immerse, digrignando i denti quando il livello dellacqua gelida
gli arriv allaltezza del petto nudo. Poi inizi a muovere velocemente i piedi nel tentativo disperato di
star dietro al centurione. La traversata di ritorno sembr durare molto pi a lungo. Catone ud le prime
urla, segno che i corpi erano stati scoperti, ma fortunatamente gli schiamazzi allegri in prossimit della
porta dingresso non si erano interrotti; alla fine, intirizzito dal freddo, raggiunse la sponda opposta e
segu Macrone tra le canne.
Qualche istante dopo erano gi seduti accanto allequipaggiamento e agli abiti, ed erano avvolti,
tremanti, nei mantelli di lana. Macrone si volt verso il villaggio dove Prasutago e il suo ultimo
sfidante erano agganciati in una goffa presa. Poco distante, a met vallo, cera Boudicca.
 l. Falle il segnale, ordin a Catone. Sbrigati.
Catone afferr il ramo di agrifoglio e lo sollev in alto sul terreno melmoso ai piedi della
collinetta. Lha visto?
Non lo so No. Oh, maledizione, rispose Macrone.
Cosa sta succedendo?
Qualcuno sta tornando nella zona recintata.
Macrone vide la figura scura passare accanto alla casetta senza degnarla di uno sguardo e
proseguire in direzione dei pali da addestramento per poi infilarsi in una delle capanne pi piccole, e
sparire dalla vista. Macrone fece un profondo sospiro di sollievo, poi spost di nuovo lo sguardo verso
lingresso del villaggio. Boudicca era ancora l, immobile, come se stesse seguendo il combattimento.
Prasutago atterr lavversario, ma dalla donna ancora nessuna reazione. Poi allimprovviso si port una
mano al cappuccio e lo tir su.
Lha visto! Riabbassa immediatamente quel coso!.
Catone riabbass rapidamente il ramo e si avvicin tremando al centurione. Prasutago se ne
stava ritto nei pressi dellentrata, con il portamento magnificamente arrogante visibile anche da quella
distanza. Gli abitanti del villaggio stavano acclamando a gran voce un altro sfidante. Quando Boudicca
gli si avvicin porgendogli tunica e mantello, il mormorio della folla si fece rabbioso. Il capo dei
guerrieri, con piume nere a decorazione dellelmo, disse qualcosa a Prasutago. Liceno scosse la testa e
protese la mano per avere il premio che gli spettava per aver battuto gli avversari. Il capo url furioso e
si strapp di dosso il mantello, sfidandolo personalmente.
Non ci provare neanche!, sibil Macrone.
Signore!. Catone indic la zona recintata. Luomo che avevano visto poco prima era
rispuntato dalla capanna e si stava dirigendo verso luscita, con una borsa che gli pendeva dalla mano.
Prima di infilarsi nel viottolo si ferm e guard verso la casetta. Url qualcosa, attese e poi url di
nuovo. Non ricevendo risposta, si incammin in quella direzione, legandosi la borsa alla cinta.
Macrone spost velocemente lo sguardo sulla zona dellingresso, dalla quale Prasutago
sembrava non volersene andare, sprezzante e a testa alta, apparentemente ponderando la sfida lanciata
dal capo villaggio. Macrone sbatt un pugno a terra.
Andatevene da l, idioti!.
Nel frattempo, il durotrigio aveva raggiunto la casetta. Chiam di nuovo, con tono infuriato
stavolta, le mani puntate sui fianchi e il mantello aperto dietro ai gomiti. Poi per caso abbass gli occhi
a terra. Un istante dopo si accovacci e con un dito tocc qualcosa accanto ai suoi piedi. Risollev lo
sguardo e si port una mano sulla spada. Si alz in piedi e con cautela si incammin sul retro della
casetta. Si ferm quando vide il corpo incastrato nellangolo tra questa e la capanna.
Ci siamo, mormor Catone.
Nel frattempo, presso lingresso del villaggio Prasutago si era finalmente deciso a rifiutare la
sfida e stava indossando tunica e mantello. La folla url contrariata. Il capo villaggio si volt verso la
sua gente e alz in aria il pugno in segno di trionfo adesso che lavversario aveva gettato la spugna.
Nella zona recintata, il durotrigio apr la porta della casetta ed entr. Un attimo dopo ne usc e corse via
gridando a squarciagola.
Prasutago, bastardo, vattene da l!, ringhi Macrone.
Liceno salt in groppa al cavallo che Boudicca gli stava tenendo fermo e, tra i fischi della folla,
i due uscirono dalla porta del villaggio, cercando di non sembrare frettolosi. Avevano percorso appena
cinquanta passi lungo il sentiero che conduceva alla foresta quando il durotrigio raggiunse trafelato la
folla e si fece largo verso il capo. Solo qualche secondo dopo, questultimo stava urlando degli ordini.
Sulla folla piomb il silenzio. Alcuni uomini si precipitarono di corsa verso la casetta seguiti dal capo
che poi si ferm, si volt di scatto e indic Prasutago e Boudicca oltre il cancello. Qualunque cosa
urlasse, i due iceni lo udirono e lanciarono immediatamente i cavalli al galoppo per mettersi in salvo
nel bosco.
...
.
...
CAPITOLO VENTICINQUE.
...
.
...
Qualcuno deve per forza averli avvertiti, maledizione!, sbott Macrone. Questa non  una
trappola preparata a caso. E se  stato lui, giuro che mi mangio le sue palle a colazione. Punt il dito
contro Prasutago, che seduto su un tronco caduto masticava una striscia di carne secca.
Macrone guard Boudicca in cagnesco. Diglielo.
Boudicca alz gli occhi, infastidita. Diglielo tu. Vuoi veramente una lite? Con lui?
Lite?. Prasutago smise di masticare e fece scivolare con aria indifferente la mano destra sulla
spada. Tu combatti me, romano?
Vedo che la tua mente ottusa comincia a capire la pi grande lingua del mondo, bellezza!.
Prasutago scroll le spalle. Tu volere combattere?.
Macrone ci pens su un istante, poi scosse la testa. No, posso aspettare.
Ma non ha senso, disse Catone. Prasutago corre gli stessi rischi che corriamo noi. Se
veramente qualcuno ha avvertito i Durotrigi del nostro arrivo, deve per forza essere stato qualcun altro.
Quel fattore, per esempio, Vellocato.
 possibile, ammise Macrone. Mi sembrava un individuo losco, in effetti. E adesso? Il
nemico ormai sa cosa abbiamo intenzione di fare e sar in allerta ovunque andiamo. Il nostro uomo
ottuso non potr pi girare tra i locali per raccogliere informazioni sulla famiglia del generale. Direi
che in queste condizioni non abbiamo pi speranza di trovarli. Unoperazione di salvataggio  fuori
discussione.
Catone fu costretto ad ammetterlo. Razionalmente sapeva che avrebbero dovuto abbandonare la
missione e tornare alla Seconda Legione. Era sicuro che Vespasiano disponeva di una sufficiente rete di
spie sul territorio per verificare che avevano fatto tutto il possibile prima di ritirarsi. Sarebbe stato da
incoscienti continuare, adesso che i Durotrigi stavano dando loro la caccia. E per come stavano le cose,
sarebbe stato molto pericoloso anche tornare in territorio amico. Mentre, per, lidea del pericolo si
insinuava furtivamente nella sua coscienza, Catone non pot fare a meno di considerare il ben pi serio
pericolo in cui versava la famiglia del generale. Con la fervida immaginazione di cui disgraziatamente
era dotato, riusc benissimo a figurarsi la moglie di Plauzio e i suoi figli in preda al costante terrore di
essere legati allinterno di uno di quei giganteschi fantocci di vimini che ai drudi piaceva tanto
costruire. L, poi, sarebbero stati bruciati vivi. Limmagine mentale dei loro visi disperati colp Catone
con tale violenza da farlo trasalire. Il figlio del generale, che lui non aveva mai conosciuto, assunse le
sembianze del bambino biondo che aveva visto nel pozzo
No, non poteva permettere che accadesse. Tornare sui propri passi e vivere con la
consapevolezza di non aver fatto abbastanza per evitare la morte del bambino sarebbe stato
insopportabile. Ma quella era lincontrovertibile realt dei fatti. Per quanto potesse rimproverarsi di
essere vittima delle proprie emozioni, o troppo sentimentale per agire secondo una logica oggettiva,
Catone non riusciva a deviare dalla sua linea di condotta, impostagli da qualche perverso istinto cos
profondamente radicato in lui da sfuggire a qualsiasi analisi.
Si volt verso Macrone. State dicendo che dovremmo lasciar stare, signore?
 lunica cosa sensata da fare. Tu come la vedi, Boudicca? Tu e lui?.
I due iceni si scambiarono qualche battuta. Prasutago non pareva granch interessato alla
proposta del centurione, mentre Boudicca sembrava avere un proprio punto di vista e apparentemente
stava tentando di convincere il cugino ad agire. Alla fine, la ragazza rinunci e abbass gli occhi in
grembo.
E allora? Cosa ne pensa il druido del gruppo?, chiese Macrone.
Per lui vanno bene entrambe le soluzioni.  gente vostra quella dovremmo salvare, e per lui
non fa differenza se vivono o muoiono. Se vuoi lasciare che li brucino vivi, sta a te decidere. Prasutago
dice che sarebbe una bella dimostrazione di carattere da parte tua.
Dimostrazione di carattere?. Macrone fiss gelido il guerriero iceno. A differenza vostra,
noi Romani siamo in grado di prendere decisioni complicate. Non ci limitiamo a partire alla carica e
morire per mera stupidit. Guardate dove vi hanno portato i vostri ottusi eroismi in questi anni. Qui
abbiamo fatto quello che potevamo. Adesso ci riposiamo e, una volta che far notte, ci rimetteremo in
marcia verso la legione.
Macrone guard Catone. Loptio gli restitu lo sguardo senza espressione. E questo confuse
ancora di pi il centurione.
Che cosa c, ragazzo?
Signore?. Catone si scosse, quasi si stesse risvegliando da una specie di trance, e Macrone
ricord che negli ultimi giorni aveva dormito molto poco. Doveva essere per quello. Stavo solo
pensando che.
Macrone sent un peso enorme gravargli lo spirito: quando Catone iniziava a esplicitare i suoi
pensieri, aveva la tendenza a essere talmente complicato da sfinire chiunque tentasse di seguirlo. La
causa della sua ostinazione a non vedere il mondo in modo semplice, come facevano tutti gli altri
uomini, era una delle grandi frustrazioni che Macrone doveva affrontare nelle sue relazioni con loptio.
A cosa stavi pensando?
Che avete ragione. La miglior cosa che possiamo fare  raccogliere tutto e andare il pi
lontano possibile da questi druidi. Non ha senso correre rischi inutili.
Esatto, non ha senso.
Il generale sicuramente comprender la vostra decisione. Far in modo che nessuno possa
accusarvi di  come posso dire?  mancanza di nerbo.
Mancanza di nerbo?. A Macrone il suono di quellespressione non piacque. Lo faceva quasi
sembrare un civile indolente. Lui era il tipo di uomo che mal sopportava di essere descritto come
carente di una qualsiasi cosa, cos fiss torvo loptio. Risparmiami le tue riflessioni filosofiche,
ragazzo. Cerca di parlar chiaro. Stai forse dicendo che potrebbero accusarci di codardia una volta che
avremo fatto ritorno alla legione?  questo che intendi?
Potrebbe accadere. E sarebbe comunque un errore comprensibile. Alcuni potrebbero sostenere
che abbiamo mollato al primo intoppo. Naturalmente il generale capirebbe che non abbiamo avuto
scelta dopo che la copertura di Prasutago era saltata. Anche se questo significasse la morte certa della
sua famiglia, sicuramente tenterebbe di persuadere altri che non avevamo alternative. Con il tempo tutti
capirebbero, giustificando la vostra decisione.
Mmm. Macrone annu velocemente, premendosi una nocca sulla fronte come se quel gesto
potesse aiutarlo a far concentrare la sua mente stanca. Aveva bisogno di tempo per riflettere.
Ripartiremo leggeri, giusto?, prosegu Catone lietamente. Suppongo che sarebbe meglio
lasciare qui tutto ci che non ci serve, qualsiasi cosa possa rallentarci mentre scappiamo verso la
legione.
Nessuno sta scappando da nessuna parte!.
Mi dispiace, non intendevo dirlo. Ho solo voglia di mettermi in marcia.
Ah s? Be, te ne starai fermo dove sei, invece. Lascia stare il carico!.
Signore?
Ho detto, metti gi tutto. Non torniamo indietro. Non ancora, almeno. Non prima di aver
proseguito le ricerche.
Ma avete appena detto che.
Chiudi il becco! Ho preso la mia decisione. Continuiamo a cercare. Altre obiezioni?.
Macrone si volt verso gli iceni, con la mascella protesa quasi a volerli sfidare a dissentire. Boudicca si
sforz di reprimere un sorrisetto. Prasutago, non comprendendo bene cosa stessero dicendo, si limit a
fare un vigoroso cenno della testa.
Adesso combattere, romano?
No, non adesso!, sbott Macrone esasperato. Quando avremo un po pi di tempo a
disposizione, e solo se fino ad allora farai il bravo ragazzo, intesi? Meglio assicurarsi che capisca,
Boudicca.
Prasutago sembrava deluso, ma il suo naturale buonumore ebbe la meglio su qualsiasi
tentazione di mettere il broncio. Allung una delle sue enormi mani verso Macrone e gli diede
unamichevole pacca sulla spalla.
Ah! Tu uomo bravo, romano. Noi amici, forse.
Non contarci. Per quanto la sua faccia sfregiata da veterano gli permetteva, Macrone fece un
sorriso amabile. Nel frattempo, dobbiamo decidere come muoverci.
Catone fece un colpo di tosse. Signore, mi viene in mente che i druidi potrebbero avere una
specie di luogo sacro, segreto, noto solo a loro.
S, e quindi?
Quindi potremmo mettere alle strette Prasutago perch ce lo indichi. Del resto  stato un loro
seguace. Potreste chiedergli se i druidi hanno veramente un posto del genere, un luogo sicuro in cui
potrebbero tenere la famiglia del generale.
Giusto. Macrone fiss pensoso il guerriero iceno. Magari il ragazzo ci ha tenuto nascosto
qualcosa. Chiediglielo, Boudicca.
La donna si volt verso il parente e tradusse. Lespressione del guerriero mut radicalmente. E
scosse la testa.
Na!.
Sembra che qualcuno sia un po contrariato. Qual  il problema?
Dice che non esistono luoghi sacri.
Mente, e non gli riesce bene. Diglielo, e digli anche che voglio la verit, subito.
Prasutago scosse di nuovo la testa e tent di allontanarsi da Macrone, ma la mano del
centurione scatt in avanti e chiuse il polso del guerriero iceno in una stretta saldissima.
Basta con le tue balle! Fuori la verit!.
I due si fissarono per un istante, entrambi con unaria intransigente sul volto tirato. Poi
Prasutago annu e prese a parlare pacatamente con tono rassegnato e intimorito.
C un boschetto sacro, tradusse Boudicca. Lui  stato addestrato l per un po  dove ha
fallito liniziazione per il secondo anello. I druidi lo chiamano il bosco della falce di luna sacra.  il
luogo in cui un giorno Cruach risorger per rivendicare i suoi diritti sul mondo. Da un momento
allaltro. Fino ad allora, il suo spirito alegger come unombra scura su ogni pietra, foglia e filo derba
di quel bosco. Tra i rami degli alberi si pu sentire il suo respiro rauco. Prasutago ti avverte che Cruach
percepir immediatamente la tua presenza e non mostrer alcuna piet nei confronti dei nemici dei suoi
servitori. Nessuna piet.
Conosco abbastanza bene il mondo da sapere che lunica cosa di cui si deve veramente aver
paura sono gli altri uomini, disse Macrone. Se tuo cugino ha paura, digli che gli terr la mano.
Boudicca ignor lultimo commento e continu a tradurre lavvertimento di Prasutago. Dice
che il boschetto si trova su unisola al centro di unenorme palude, a circa due giorni di cavallo da qui.
C una piccola passerella che porta allaccesso principale, sempre presidiata. Non ce la faremo mai
seguendo quel percorso.
Quindi esiste unaltra via di accesso, tir a indovinare argutamente Catone. Una via di
accesso che Prasutago ha forse scoperto?
S. Boudicca guard rapida il cugino e lui le fece cenno di continuare. La usava per far
visita alla figlia delluomo che comandava le guardie dei druidi. Poi lei  rimasta incinta e, appena i
sacerdoti hanno scoperto che lui aveva infranto il voto di castit, lo hanno espulso dallordine.
Macrone scoppi in una fragorosa risata costringendo gli altri a guardarsi attorno con aria
preoccupata, ma tra gli alberi non si mosse nulla.
Per gli di!, disse asciugandosi le lacrime agli occhi e sorridendo a Prasutago. Non sai
proprio tenerti lontano dalle sfide tu, eh? Ti sei fatto cacciare per colpa di un bel culo? Che idiota! Sai,
penso proprio che dopotutto potremmo anche andare daccordo.
Questa via daccesso, continu Catone avvicinandosi a Boudicca, la conosce qualcun
altro?
Prasutago pensa di no. Si tratta di una serie di secche nellacqua circostante. Termina nel folto
degli alberi su una riva dellisola, in prossimit del boschetto. Prasutago dice che lha marcata con dei
paletti, piantati a una certa distanza luno dallaltro.
Riuscirebbe a ritrovarla dopo tutti questi anni?
Pensa di s.
Non mi sento rassicurato, fece Macrone.
Forse no, disse Catone. Ma  lunica possibilit che ci rimane. Se non tentiamo, torneremo a
mani vuote. In entrambi i casi, ne pagheremo le conseguenze.
Macrone fiss Catone per qualche istante prima di rispondere. Pronunci sempre parole
confortanti, ragazzo.
...
.
...
CAPITOLO VENTISEI.
...
.
...
I tuoi amici druidi hanno trovato un bel posto per nascondersi dal mondo, mormor Macrone
mentre strizzava gli occhi per vedere nella luce del crepuscolo. Al suo fianco Prasutago grugn di
rimando e lanci unocchiata a Boudicca, che gli sussurr una rapida traduzione delle parole del
centurione.
Sa!, ammise vigorosamente il britanno. Posto buono per druidi. Posto cattivo per Romani.
Pu darsi, ma entreremo lo stesso. Cosa ne pensi, ragazzo?.
Gli occhi scuri di Catone esaminarono la scena attraverso le ramaglie del sottobosco. Si
trovavano su una leggera altura che si affacciava su unenorme distesa dacqua salmastra in prossimit
di una grande isola. Parte di essa sembrava naturale, il resto era stato chiaramente creato dalluomo e
tenuto insieme da grossi tronchi e pali conficcati in profondit nel soffice letto del lago. A poca
distanza dalla riva iniziava una fitta foresta di salici e frassini. Sotto i rami era visibile unalta palizzata.
Gli occhi non riuscivano ad arrivare oltre. Sulla destra, sulla superficie del lago, una lunga e stretta
passerella conduceva a un grande cancello con delle torrette che dava accesso al boschetto pi sacro e
segreto dei druidi.
Ottima posizione, signore. La passerella  abbastanza lunga da tenerli fuori della portata di
frecce e fionde, e abbastanza stretta da permettere di far avvicinare eventuali nemici in file di non pi
di due o tre alla volta. Anche contro un intero esercito, i druidi riuscirebbero a resistere per parecchi
giorni consecutivi, forse anche un mese, con gli uomini giusti.
Ottima valutazione. Macrone annu in segno di approvazione. Hai imparato parecchio in un
anno di servizio. Cosa consiglieresti in assenza di un esercito?
Lentrata principale  fuori discussione, soprattutto adesso che sono stati allertati della
presenza di Prasutago. Sembra che non abbiamo altra scelta. Dobbiamo tentare la sua via.
Macrone osserv la tetra distesa dacqua che li separava dallisola dei druidi. Allapprodo non
cera riva, solo un groviglio di canne e bassi alberi che crescevano sullo scuro fango torboso. Se li
avessero visti guadare quella striscia dacqua, non avrebbero avuto via di scampo. Macrone si chiese
quanto il guerriero iceno fosse certo di poter ritrovare la sua pista nelloscurit. Prasutago, comunque,
aveva giurato su tutti i suoi tanto amati di che li avrebbe condotti sani e salvi fino allisola. Dovevano
fidarsi di lui e seguire ogni sua indicazione.
Partiremo non appena sar abbastanza buio, decise Macrone. Noi tre. La donna rimane.
Cosa?. Boudicca si volt furiosa verso di lui.
Zitta!. Macrone indic lisola con un cenno della testa. Se troviamo la famiglia del generale
ma non riusciamo a tornare, qualcuno dovr pur raggiungere la legione e informarla.
E come intenderesti informare me, invece?.
Macrone sorrise. Non si diventa centurione se non si sa come farsi udire a distanza.
Su questo devo dargli ragione, mormor Catone.
Ma perch io? Perch non Catone? Avrai bisogno di me per tradurre.
Non ci sar granch da dire. Tanto pi che io e Prasutago stiamo trovando quasi una lingua
comune. Adesso riesce a dire qualche parola. Qualche parola in una lingua vera, intendo. Giusto?.
Prasutago dondol la testa irsuta.
Perci tieni le orecchie ben tese. Se io o qualcun altro di noi chiameremo il tuo nome, quello
sar il segnale che li abbiamo trovati. Non aspettare neanche un secondo: corri ai cavalli, prendine uno,
parti veloce come il vento e racconta tutto a Vespasiano.
E voi?, chiese Boudicca.
Se sentirai gridare uno di noi,  possibile che quelle siano le nostre ultime parole. Macrone
sollev una mano e le strinse dolcemente la spalla. Sono stato chiaro su tutto?
S.
Bene, puoi aspettare qui,  un buon posto. Non appena sar abbastanza buio, ci toglieremo
tutto tranne tunica e spada e seguiremo Prasutago fino allisola.
E tanto per cambiare, disse Macrone, siamo di nuovo nellacqua gelida fino alle palle.
Il puzzo di marciume che saliva dallacqua smossa attorno alle loro gambe era talmente
pungente che Catone temette di vomitare. Era peggiore di qualsiasi altro odore gli fosse mai capitato di
sentire, peggiore anche di quello delle concerie fuori delle mura di Roma che aveva visitato un giorno
con suo padre. I conciatori, resistenti e ormai da tempo avvezzi al fetore, si erano fatti grasse risate alla
vista di quel ragazzino in linda uniforme imperiale che si vomitava lanima in una vasca ricolma di
viscere di pecora.
In mezzo alle mangrovie il puzzo penetrante di vegetazione marcescente si mescolava a quello
di escrementi umani e allodore dolciastro della carne in putrefazione. Catone si copr il naso con la
mano e inghiott la bile che gli stava risalendo in gola. Almeno il buio nascondeva alla vista le
schifezze che gli galleggiavano attorno alle ginocchia. Davanti a lui, oltre la grossa mole scura di
Macrone, riusciva a vedere la gigantesca figura di Prasutago che si faceva strada tra i giunchi. I loro
steli frusciavano mentre il britanno passava senza fretta da un paletto allaltro. La maggior parte di essi
erano ancora l dove li aveva piantati, e solo una volta Prasutago perse lorientamento, finendo
allimprovviso in acque pi profonde dando un urlo secco. Si immobilizzarono tutti e tre e tennero le
orecchie ben tese per cogliere, al di sopra dello sciabordio dellacqua, ogni eventuale segnale di allarme
proveniente dalla massa scura dellisola dei druidi. Quando lacqua si ferm di nuovo, Prasutago torn
lentamente su un terreno pi solido, abbozzando un sorrisetto in direzione del centurione.
Tanto tempo passato prima che io tornato qui, sussurr.
Va bene, rispose sottovoce Macrone. Adesso, per, tieni la bocca chiusa e concentrati sul da
farsi.
Uh?
Muovi il culo, maledizione.
Oh. Sa!.
Alla fine emersero dai giunchi e Prasutago si ferm. Lisola era ancora distante, ma Catone not
che quello era il punto in cui i giunchi si spingevano pi vicino a essa e intu anche il motivo per cui
Prasutago avesse scelto quella pista per i suoi appuntamenti notturni. Nellacqua aperta non cerano pi
paletti che potessero far loro da guida. Prasutago stava cambiando direzione, senza mai staccare gli
occhi dallisola. Seguendo il suo sguardo, Catone vide sullisola due tronchi di pino che svettavano pi
in alto degli altri alberi. Erano talmente attaccati luno allaltro che da una certa angolazione
sembravano un unico albero, e Catone cap che era il loro allineamento a indicare a Prasutago la
direzione da seguire nellacqua per raggiungere lisola. Liceno si spost verso sinistra e poi fece un
cenno agli altri perch lo seguissero.
Avanzando lentamente con lacqua che vorticava dolcemente attorno alle ginocchia, i tre
puntarono verso loscura e minacciosa ombra dellisola dei druidi.
Man mano che si allontanavano dai giunchi, il tanfo si attenu. Tenendosi attentamente in fila
dietro gli altri, Catone si concesse qualche respiro profondo. Sotto i piedi il fondo sembrava
stranamente morbido e cedevole, tranne che per loccasionale stabilit di qualche ramo. Si domand
come Prasutago fosse riuscito a costruire quella pista subacquea. Poi concluse che poteva aver
semplicemente fatto buon uso dei materiali vegetali accumulatisi. Buon uso, certo, pens sorridendo,
ma gli era comunque costato lespulsione dallordine della Luna Nera.
Il pensiero dei druidi lo richiam bruscamente al presente. La sagoma scura dellisola appariva
pi vicina contro lo sfondo chiaro del cielo notturno, e dava limpressione di non galleggiare sullacqua
ma nella foschia incorporea che si levava dal lago stesso. Di sicuro aveva un aspetto sinistro, riflett
Catone.
Lespressione terrorizzata che era apparsa sul viso di Prasutago ogni volta che nei giorni
precedenti aveva nominato quel luogo faceva intuire che il peggio doveva ancora venire. Ma cosa cera
di cos terribile da riuscire a spaventare quel guerriero? La sua immaginazione inizi a lavorare in cerca
di una risposta, e Catone avvert un tocco gelido percorrergli la schiena. Si rimprover per aver ceduto
a quei pensieri superstiziosi ma, continuando a scivolare lentamente in quelle acque scure, i suoi sensi
in allerta non cessavano di amplificare ogni rumore e ogni movimento nelloscurit. Gli ci volle un
enorme sforzo di volont per impedire che la sua immaginazione evocasse spiriti in agguato sulle rive
dellisola sacra dei druidi.
Erano ormai giunti abbastanza vicini alla riva, e sopra di loro si allungavano i rami pi esterni
degli alberi millenari. Alzando gli occhi verso il groviglio nero delle fronde, Catone guard le stelle,
fredde e immobili al di sopra della bruma. Poi si volt e si guard alle spalle, oltre la tetra distesa
dacqua, nel punto in cui li attendeva Boudicca. Si chiese se lavrebbe pi rivista e si trov a desiderare
disperatamente di fissare ancora una volta il suo viso. Quel desiderio istintivo lo sorprese, e si chiese
cosa significasse.
Trasal quando Macrone gli afferr il braccio, arretrando e smuovendo lacqua.
Stai fermo!, gli sibil il centurione. Vuoi far sapere a ogni dannato druido in Britannia che
siamo qui?
Chiedo scusa.
Macrone si volt di nuovo verso Prasutago che stava farfugliando qualcosa. Quelle parole
sussurrate fluivano con una cadenza e un ritmo diversi dai soliti, e cap che doveva trattarsi di qualche
formula magica. Quando il britanno si ferm, Macrone gli tocc delicatamente una spalla.
Andiamo, amico.
Prasutago lo fiss un istante, silenzioso e immobile come un sasso, poi annu solennemente e
riprese ad avanzare. Quella parte della riva era delimitata da una cannicciata rinforzata con pali di
legno che saliva per almeno due piedi oltre la superficie dellacqua gelida. La scavalcarono cercando di
fare meno rumore possibile, ma inevitabilmente lacqua si agit e produsse un sonoro sciabordio.
Prasutago scrut preoccupato nelloscurit sotto gli alberi, certo che li avevano sentiti. Nulla, per, si
mosse, neanche il pi leggero di quei rami scuri sollevato da un alito di vento. Rimasero tutti e tre
fermi per qualche istante, accovacciati e in ascolto. Aspettando da Prasutago il segnale per ripartire,
Catone tremava. Avanzarono lungo la riva per una breve distanza finch raggiunsero un sentiero che si
inoltrava tra gli alberi. Catone ebbe la sensazione che la notte si fosse fatta allimprovviso pi fredda,
come se si fosse alzato il vento anche se laria attorno a lui era praticamente immobile.
Laggi?, bisbigli Macrone.
Sa! Voi venire, ma shh!.
Mentre procedevano in silenzio lungo il sentiero, furono inghiottiti da unoscurit
impenetrabile, nera come la pece, e laria sembr farsi ancor pi fredda e umida. Catone cont i passi,
cercando di memorizzare unimmagine chiara dellisola mano a mano che si inoltravano. Arrivato a un
centinaio di passi, gli alberi si aprirono in una radura rischiarata dalla fioca luce delle stelle. Il sentiero
si interrompeva bruscamente di fronte a un pannello di legno con una porta, chiusa solo con un paletto
azionato da una cordicella. Prasutago rimase in ascolto per qualche istante, ma il centro dellisola era
terribilmente silenzioso quanto i suoi dintorni, e lunico rumore che Catone riusciva a distinguere al di
sopra del battito accelerato del suo cuore era loccasionale, cupo richiamo di un tarabuso in un punto
distante della palude. Prasutago tir dolcemente la corda, il paletto si sollev e lui apr la porta con una
leggera spinta. La varc, lasciando i due Romani accovacciati ai lati dellentrata. Qualche istante dopo
rispunt e fece loro un cenno.
Oltre il pannello si apriva unampia radura. Aveva una forma semicircolare e il perimetro era
delimitato da una serie di capanne. Il terreno era liscio e duro. Ai primi passi, i calzari di Catone e
Macrone produssero sul suolo un rumore sordo, cos ebbero cura di appoggiare i piedi quanto pi
dolcemente possibile. Al centro esatto della radura cera una gigantesca capanna circolare, e antistante
a essa una piattaforma rialzata. Al centro della piattaforma, un trono di legno scolpito di grandi
dimensioni, sul cui alto schienale era fissato il pi grosso paio di corna che Catone avesse mai visto.
Davanti alla piattaforma, i resti di un fuoco acceso sopra a unenorme grata di ferro. I tizzoni che si
spegnevano conferivano una tenue sfumatura arancione ai fili di fumo che salivano in spire verso il
cielo notturno.
Nella radura non si muoveva nulla. Le torce infilate nei sostegni di ferro di fronte a ogni
capanna erano tutte spente. Non cera alcun segno di vita. Ciononostante, una presenza sembrava
aleggiare sulla radura, come se qualcuno li osservasse da ogni angolo buio. Non che Catone avvertisse
il pericolo di unimboscata, aveva solo la sensazione che qualcuno, o qualcosa, avesse percepito il loro
arrivo. Si incamminarono silenziosamente verso la porta della prima capanna ed entrarono. Era buio,
troppo buio per distinguere dettagli, e Macrone imprec.
Cos  tutto inutile, abbiamo bisogno di luce, bisbigli.
Ma  una follia!, sibil Catone. Ci vedrebbero subito.
Chi? Non c nessuno qui. Se ne sono andati da ore, guarda il fuoco.
E allora dove sono?
Chiedilo a lui, rispose Macrone indicando Prasutago con un pollice.
Il britanno colse il senso della domanda e scroll le spalle. Druidi andati. Tutti andati.
In tal caso, troviamo qualcosa con cui farci luce, insistette Macrone. Dobbiamo essere sicuri
di non tralasciare nulla.
Afferr la prima torcia a portata di mano, la sfil dal sostegno e labbass bruscamente tra i
tizzoni ardenti, facendo salire in aria uno sciame di scintille brillanti. La torcia si accese. Sollevandola
davanti a s, Macrone torn a passo deciso verso la prima capanna ed entr. La fiamma della torcia
rischiar linterno con una luce tremolante. Su un lato erano disposti alcuni letti, con coperte e pellicce.
Sullaltro lato cera un piccolo reliquiario contro il quale erano appoggiate un paio di arpe. Accanto a
un catino dacqua erano ammassati piatti di legno e coppe di terracotta.
Niente camino per cucinare, riflett Catone a voce alta.
No cucinare, altri portare cibo per druidi, disse Prasutago.
Mangiano a spese della gente comune?. Catone scosse la testa. Tutto il mondo  paese
quando si tratta di sacerdoti.
Macrone fece schioccare le dita. Se voi due avete terminato con le vostre affascinanti
dissertazioni teologiche, avremmo alcune capanne da perquisire. Cercate segni della presenza della
famiglia del generale.
Entrarono in ogni capanna ma, oltre a pochi oggetti appartenenti ai druidi, non trovarono nulla
che indicasse che dei Romani erano stati l.
Proviamo nella capanna pi grande, sugger Catone. Immagino che il capo dei druidi viva
l.
Giusto, andiamo, annu Macrone.
Na!.
I Romani si voltarono verso Prasutago. Il britanno se ne stava impalato fuori dellentrata
dellultima capanna che avevano perquisito, con una chiara espressione di terrore sulla faccia. E
scuoteva la testa con aria implorante.
Io no entrare l!.
Macrone si strinse nelle spalle. Fai come vuoi. Andiamo, Catone.
La porta della capanna era imponente quanto ledificio stesso. Unenorme struttura di legno,
alta come due uomini, sormontata da un architrave intagliato con raffigurazioni di terrificanti facce non
umane, malvagie e con denti appuntiti ben in vista. Nelle fauci erano visibili corpi mezzo mangiati di
uomini e donne, con le bocche spalancate per il terrore. Quelle immagini erano talmente suggestive che
Macrone si ferm sulla soglia e sollev la torcia per osservarle meglio.
Ma che cosa sono queste?
Immagino rappresentino il futuro dellumanit quando Cruach si sollever per rivendicare i
propri diritti.
Macrone si volt verso Catone con unespressione perplessa. Pensi che sia questo? Be, spero
proprio che non mi capiti mai di incontrare Cruach in una strada buia.
Eh gi.
Subito dopo la porta dingresso delle pesanti pelli animali ostruivano completamente la vista
dellinterno. Macrone le spinse da parte ed entr nella stanza del capo dei druidi. Sollev la torcia e
fece un fischio.
Per, che differenza!.
Catone annu mentre osservava le pelli animali che ricoprivano gran parte del pavimento, i
grandi letti imbottiti su un lato, lenorme tavola di legno di quercia e le sedie decorate. Sul tavolo
cerano i resti di un banchetto consumato a met. Davanti a ogni sedia, piatti di legno ricolmi di tagli di
carne ancora immersi nelle loro salse ormai rapprese. Al lato di ogni piatto, pezzi di pane e formaggio.
Corni per bere inseriti in intricati sostegni doro decorati in stile celtico.
Sembra proprio che i druidi anziani sappiano come spassarsela, sorrise Macrone. Non mi
sorprende che volessero tener lontani occhi indiscreti. Ma cosa li ha spinti ad andarsene cos in fretta?
Signore!. Catone indic in un angolo remoto della capanna. Sulla nuda terra cera una gabbia
di legno. Lo sportello era socchiuso. Si avvicinarono. Linterno era vuoto, a eccezione di un orinale,
fortunatamente tappato. Catone diede uno sguardo pi da vicino, chinandosi allinterno della gabbia e
allungando una mano verso delle coperte ridotte ormai a brandelli.
Dubito che siano tenuti qui, disse Macrone.
Anchio. Catone raccolse il tessuto e lo sollev per esaminarlo pi da vicino alla luce della
torcia. Era seta, con unorlatura ricamata. Il centro era sporco.
Ma che bel profumino che hai scovato!, fece Macrone arricciando il naso. Adesso rimettilo
a posto.
Questa  la prova che cerchiamo. Guardate!. Catone porse il tessuto perch il centurione
potesse vederlo. Seta. Decorata a Roma, e il sarto ha ricamato un piccolo simbolo in un angolo.
Macrone osserv la figura: una testa di elefante, lo stemma della famiglia dei Plauzi.
Finalmente. Allora sono qui. O almeno sono stati qui. Ma dove saranno adesso?
I druidi devono averli portati con loro.
Probabile. Sarebbe meglio controllare bene in giro per trovare altri eventuali segni della
presenza della famiglia del generale, o di ci che ne  stato.
Prasutago, in attesa allesterno della capanna, non pot evitare di manifestare sollievo nel
trovarsi di nuovo in compagnia di altri esseri umani. Macrone gli porse la seta.
Sono stati qui.
Sa! Adesso andare, s?
No, continuiamo a cercare. Ci sono altri posti sullisola in cui potrebbero averli portati?.
Prasutago lo guard con occhi assenti. Macrone cerc di semplificare la domanda.
Continuiamo a cercare. Altri posti? S?.
Prasutago sembr capire, e si volt per indicare un sentiero che si inoltrava tra gli alberi
esattamente di fronte al trono con le corna.
L.
Cosa c da quella parte?.
Prasutago non rispose e continu a fissare il sentiero. Macrone si accorse che tremava. Gli
scroll una spalla. Cosa c laggi?.
Liceno distolse bruscamente lo sguardo dal sentiero e si volt verso di lui con occhi
terrorizzati.
Cruach.
Cruach? Il vostro dio oscuro? Mi stai prendendo in giro.
Cruach!, insistette Prasutago. Bosco sacro di Cruach. Suo posto in questo mondo.
Diventi loquace quando te la stai facendo addosso, eh?, sorrise Macrone. Su, amico.
Andiamo a farci una chiacchierata con questo Cruach. Vediamo di che pasta  fatto.
Signore,  saggio farlo?, chiese Catone. Abbiamo trovato quello che cercavamo. Ovunque si
trovi la famiglia del generale, non  pi qui. Dovremmo andarcene prima che ci scoprano.
Non prima di aver controllato il bosco, rispose secco Macrone. Basta sciocchezze,
andiamo.
Con il centurione in testa, i tre attraversarono la radura e si incamminarono lungo il sentiero.
Alla fiamma tremolante della torcia vedevano i tronchi nodosi delle querce che fiancheggiavano la
pista.
Quanto  lontano il bosco?, chiese Macrone.
Vicino, sussurr Prasutago, tenendosi stretto alla torcia tremolante.
Dagli alberi attorno nessun rumore: non si muoveva nulla, non il verso di un gufo o di qualsiasi
altra creatura della notte. Era come se lisola fosse preda di qualche incantesimo, pens Catone. Poi si
rese conto che lodore di putrefazione stava tornando: a ogni passo lungo il sentiero il fetore di morte e
di marcio si faceva pi intenso.
Cosera quello?. Macrone si ferm improvvisamente.
Cosera, cosa?
Zitto! Ascolta!.
I tre si bloccarono e tesero le orecchie per individuare ogni suono diverso dal crepitio e dai
sibili innaturalmente rumorosi della torcia. Poi Catone lo ud: un gemito sommesso che aumentava e
poi sfumava in un sussurro. Poi una voce mormor qualcosa, strane parole che non riusc a capire.
Mani alla spada, ordin sottovoce Macrone, e i tre sfilarono le armi dai foderi.
Macrone fece qualche passo avanti, seguito dai compagni, inquieti e concentrati sullorigine di
quel suono. Poco oltre il sentiero iniziava ad allargarsi e, alla luce della torcia, si intravide un palo con
una sagoma informe infilata sulla cima.
Mentre si avvicinavano, la luce della torcia illumin le macchie scure che scendevano lungo
lasta per tutta la sua lunghezza e la testa conficcata in cima.
Maledizione!, mormor il centurione. Speravo che i Celti non lo facessero.
Trovarono altri pali, ognuno con una testa infilzata sulla cima, in vari stadi di decomposizione.
Erano disposti in modo che le facce fossero rivolte verso il sentiero, cosicch i tre estranei
camminavano sotto lo sguardo dei morti. Ancora una volta Catone ebbe limpressione che laria fosse
pi fredda di quanto dovesse essere, ed era sul punto di dirlo quando un nuovo lamento squarci il
silenzio. Arrivava dallestremit opposta del boschetto, oltre il tremolante cono di luce gettato dalla
torcia. Questa volta il gemito crebbe di intensit, trasformandosi in un penetrante lamento di dolore che
tagli il buio e fece raggelare il sangue dei tre mortali.
Noi andiamo!, bisbigli Prasutago. Noi andiamo via adesso! Cruach arriva!.
Stronzate!, rispose Macrone. Nessun dio produce rumori come questo. Forza, bastardo! Non
farti prendere dalla fifa proprio adesso.
Quasi trascin il britanno verso il suono, seguito con riluttanza da Catone. A dire il vero,
questultimo sarebbe stato ben felice di fare dietrofront e scappare da quel boschetto, ma ci avrebbe
comportato il fatto di uscire dalla luce rassicurante della torcia. Il solo pensiero di ritrovarsi perso e
solo in quel terrificante mondo oscuro dei druidi lo convinse a stare quanto pi addossato agli altri. Si
ud un altro lamento, molto pi vicino; di fronte ai tre apparve la lastra piatta di un altare e, pi oltre, la
creatura che dava voce a quei gemiti di sofferenza e che sembrava parte integrante di quel luogo
spaventoso.
Cosa diamine  quello?, url Macrone.
A non pi di una quindicina di passi, sullaltro lato dellaltare, la sagoma di un uomo si
dimenava lentamente. Una corda lo teneva appeso per gli avambracci a una trave di legno. Sotto, era
impalato su una lunga asta di legno che gli penetrava il corpo appena dietro i testicoli. Luomo tent di
sollevarsi, facendo leva sulle corde che gli tenevano legate le braccia. Sorprendentemente sembr
riuscirvi per un istante, poi senza pi forze scivol di nuovo in basso, lanciando un altro terribile
lamento di dolore e disperazione. Il pianto si trasform in preghiere e imprecazioni in una lingua che a
Catone suon familiare quanto il suo latino.
Sta parlando greco!.
Greco? Non  possibile A meno che. Macrone si avvicin e sollev la torcia. 
Diomede.
Sentendo pronunciare il suo nome, il greco si riprese e si sforz di sollevare le palpebre. Li
guard con uno scintillio di disperazione negli occhi.
Aiutatemi!, mormor in latino a denti stretti. Per piet, aiutatemi!.
Macrone si rivolse ai compagni. Catone! Sali su quella trave e taglia la corda. Prasutago,
sollevalo di peso da quel palo!.
Il britanno distolse lo sguardo dalla scena terrificante e guard perplesso Macrone, che con la
mano libera mim rapidamente il movimento del sollevare, indicando poi Diomede. Prasutago annu e
part. Afferr il greco per le gambe e lo sollev, tenendone tutto il peso sulle braccia poderose senza
alcuna difficolt. Nel frattempo, Catone, mai stato cos atletico, tentava invano di arrampicarsi sui pali
di sostegno. Sospirando impaziente, Macrone si avvicin e si mise con la schiena rivolta verso il palo.
Usa le mie spalle per salire!.
Raggiunta la trave trasversale, Catone strisci fino al primo nodo e, dopo qualche tentativo,
riusc a tagliar con la spada la grossa corda liberando il braccio sinistro del greco, che gli ricadde sul
fianco. Poi si avvicin al secondo nodo e un istante dopo anche laltro braccio fu libero. Alla fine
loptio balz a terra dalla trave.
E adesso tiriamolo gi da quel palo. Sollevalo, idiota!.
Prasutago comprese e, tendendo i muscoli delle braccia, inizi a sollevare il greco lungo il palo
che gli penetrava profondamente il corpo. Dalla ferita provenne un rumore umido di risucchio, seguito
da uno smorzato scricchiolio di ossa. Diomede abbandon la testa allindietro e url verso il cielo.
Maledizione! Stai attento, imbecille!.
Con unultima spinta, Prasutago liber il greco dalla punta e lo depose delicatamente sullaltare.
Dalla ferita aperta in quello che un tempo era stato lano di Diomede sgorg un fiotto di sangue scuro e
Catone trasal a quella vista. Il Greco fu scosso da violenti spasmi e gli occhi gli si girarono allindietro
mentre sopportava quel terribile dolore. Era prossimo alla morte.
Macrone si chin verso il suo orecchio. Diomede. Stai morendo. Nessuno pu fare pi nulla,
ma tu puoi aiutare noi. Aiutaci a trovare quei bastardi che ti hanno fatto questo.
Druidi, ansim Diomede. Cercavo di fargliela pagare li cercavo.
E li hai trovati.
No mi hanno preso prima loro portato qui e fatto questo.
Hai visto altri prigionieri?.
Uno spasmo di dolore gli contorse il viso. Quando un istante dopo si calm, Diomede annu.
La famiglia del generale.
S! Li ha visti?.
Diomede serr i denti. Erano qui.
E adesso dove sono? Dove li hanno portati?
Sono andati ho sentito dire li portavano nella Grande Fortezza. La chiamano Mai
Dun lunico posto sicuro quando hanno scoperto di essere stati traditi da un druido.
La Grande Fortezza?, ripet accigliato Macrone. Quando  successo?
Questa mattina penso, sussurr Diomede. Perdeva molto sangue, e le sue forze stavano
rapidamente venendo meno. Fu scosso da un altro spasmo di dolore. Con una mano afferr la tunica del
centurione.
Abbi piet uccidimi adesso, bisbigli a denti stretti.
Macrone lo guard per un istante negli occhi turbati e rispose dolcemente. Va bene. Sar una
morte rapida.
Diomede fece un cenno di gratitudine e chiuse gli occhi.
Tieni la torcia, disse passandola a Catone. Sollev il braccio sinistro di Diomede, esponendo
lincavo dellascella, e lo guard in viso.
Sappi una cosa, Diomede: giuro su tutti gli di che otterr vendetta per te e per la tua famiglia.
I druidi pagheranno per tutto ci che hanno fatto.
Quando lespressione del greco si rilass, Macrone spinse profondamente la spada nellascella,
trapassandogli il cuore, con un animalesco grugnito di fatica. Diomede si tese per un istante e spalanc
la bocca quando limpatto della spada gli spense lultimo respiro nei polmoni. Poi il suo corpo si
accasci e la testa ruot di lato, gli occhi vitrei di morte. Per qualche istante nessuno parl. Macrone
sfil la spada e la ripul sui brandelli sporchi della tunica del greco. Poi alz lo sguardo su Prasutago.
Ha detto la Grande Fortezza. La conosci?.
A quelle parole Prasutago annu, incapace di staccare gli occhi da Diomede.
Sei in grado di portarci l?.
Prasutago annu di nuovo.
Quanto lontano?
Tre giorni.
Allora faremmo meglio a metterci in cammino. I druidi hanno un giorno di vantaggio. Se ci
affrettiamo, potremmo raggiungerli prima che arrivino alla loro Grande Fortezza.
...
.
...
CAPITOLO VENTISETTE.
...
.
...
Non riusciremo mai a raggiungerli, vero?, chiese Catone a Boudicca masticando un
durissimo pezzo di galletta.
Dopo la morte di Diomede, i tre erano tornati in fretta a cercarla per mettersi immediatamente
allinseguimento dei druidi, proseguendo persino dopo il sorgere del sole, come aveva ordinato
Macrone: la necessit di raggiungere loro e i prigionieri prima che questi potessero trovare riparo nella
Grande Fortezza si imponeva sul rischio di essere avvistati. Dalla traduzione affrettata fornita da
Boudicca fu chiaro che, una volta allinterno delle enormi mura della fortezza, protetta da una
numerosa guarnigione di guerrieri scelti  le guardie del corpo del re dei Durotrigi , gli ostaggi non
avrebbero avuto speranza di salvezza. A quel punto la famiglia del generale sarebbe stata ceduta in uno
scambio  a condizione che Aulo Plauzio accettasse di umiliarsi tanto da mettere a repentaglio la
propria carriera  oppure sarebbe stata arsa viva in un fantoccio di vimini sotto gli occhi dei druidi della
Luna Nera.
Per questo motivo, i Romani e le guide icene avevano tirato i cavalli per tutta la notte e buona
parte del giorno successivo, finch non era stato chiaro che quei poveri animali erano ormai sfiniti e
sarebbero stramazzati se li avessero tenuti ancora al galoppo per molto. Allinterno del recinto
fatiscente di una fattoria abbandonata li foraggiarono con ci che rimaneva delle scorte trasportate dai
pony. Lindomani, prima del sorgere del sole, sarebbero ripartiti.
Prasutago fece il primo turno di guardia, mentre gli altri mangiavano e tentavano di dormire un
po, raggomitolati nei mantelli allaria fredda di inizio primavera. Come suo solito, appena
rannicchiatosi sotto il mantello, Macrone piomb in un sonno profondo. Catone, invece, aveva la mente
inquieta, tormentata dal pensiero della terribile sorte di Diomede e di quella che invece attendeva loro,
e dunque si agitava insonne. Quando non ne pot pi, si tolse di dosso il mantello e si alz. Aggiunse
altra legna sulla brace ardente e dalla sacca della sella prese una delle strisce di manzo essiccato. La
carne era dura come legno, e dunque poteva essere ingoiata solo dopo essere stata masticata a lungo.
Per lui andava benissimo, giacch aveva bisogno di qualcosa che lo tenesse occupato. Era alle prese
con la sua seconda striscia di carne quando Boudicca si un a lui davanti al piccolo fuoco che si erano
arrischiati ad accendere al riparo delle mura pericolanti della fattoria abbandonata. Il tetto aveva ceduto
e in quel momento indolenti lingue di fuoco lambivano i resti delle travi che Catone aveva
appositamente fatto a pezzi per bruciarle.
Potremmo raggiungerli, invece, gli rispose la ragazza. Il tuo centurione pensa che ce la
faremo.
E se anche ci riuscissimo?, disse Catone con un filo di voce, lanciando unocchiata veloce
alla sagoma infagottata del centurione che russava. Cosa potrebbero fare tre uomini contro chiss
quanti druidi? Senza contare le guardie del corpo. Praticamente un suicidio.
Non guardare sempre il lato negativo della situazione, lo rimprover Boudicca. Innanzitutto
siamo in quattro e non in tre, e Prasutago vale per almeno dieci guerrieri durotrigi. Per quanto ne
sappia, anche il tuo centurione,  un combattente formidabile. I druidi avranno il loro bel daffare con
quei due. Io ho il mio arco, e con un po di fortuna anche le mie piccole frecce da caccia possono
uccidere un uomo. E poi ci sei tu. Come te la cavi con la spada, Catone?
Me la cavo. Il giovane si apr il mantello e tamburell con le dita sulla falera che circa un
anno prima aveva ricevuto in premio per aver salvato la vita a Macrone in una schermaglia. Questa
non lho mica avuta per aver fatto bene di calcolo.
Non ne dubito, non volevo mancarti di rispetto, Catone. Stavo solo cercando di capire quali
possibilit abbiamo contro i druidi e, insomma, a guardarti non dai proprio lidea del grande guerriero.
Catone abbozz un sorriso. Cerco di non averne troppo laspetto,  vero. Non lo trovo
esteticamente gradevole.
Boudicca ridacchi. Le apparenze possono trarre in inganno. Mentre lo diceva, gir la testa
verso il centurione addormentato e Catone not che sorrideva. La tenerezza della sua espressione
strideva con la gelida tensione che sembrava essersi creata tra lei e Macrone nei giorni precedenti, e
Catone cap che Boudicca nutriva molto pi affetto nei confronti del centurione di quanto fosse
disposta ad ammettere. Ad ogni modo, qualunque tipo di relazione ci fosse tra il centurione e quella
donna, non era affar suo. Ingoi la striscia di carne che stava masticando da un po e ripose il resto
nella sacca.
Le apparenze possono certamente ingannare, concord Catone. La prima volta che ti ho
vista a Camulodunum, non avrei mai immaginato ti piacessero queste missioni avventurose.
Be, potrei dire lo stesso di te.
Catone arross e poi sorrise della propria reazione. E non sei lunica. Mi ci  voluto parecchio
per essere accettato nella legione. Non  colpa mia, e nemmeno loro. Capisco che non  per niente
facile vedersi imporre un diciassettenne con il grado di optio semplicemente perch suo padre era uno
schiavo fedele del segretariato imperiale.
Boudicca lo guard.  cos?
Certo. Non penserai mica che sia cos vecchio da essermi guadagnato il grado dopo anni di
esemplare vita militare.
E tu volevi diventare soldato?
Allinizio, no, sorrise imbarazzato. Da bambino ero molto pi interessato ai libri. Volevo
fare il bibliotecario, o anche lo scrittore.
Scrittore? Cosa fa uno scrittore?
Scrive storie o poesie, commedie. Di certo ne avrete anche qui in Britannia.
Boudicca scosse la testa. No. Abbiamo delle parole scritte, tramandateci dai nostri avi, ma solo
in pochi ne conoscono i segreti.
E come fate a conservare le storie? La vostra storia?
Tutto qui dentro. Boudicca si diede un colpetto in testa. Le nostre storie sono tramandate
oralmente di generazione in generazione.
Mi sembra un metodo poco affidabile per preservare la storia. Non pensi che cos, a ogni
passaggio, qualcuno possa essere tentato di migliorarla?
 questo il punto. Limportante  proprio la storia: quanto migliore diventa  pi  abbellita,
pi  avvincente  tanto pi grande essa sar e pi ricchi saremo noi come popolo. Non vale lo stesso
per Roma?.
Catone riflett in silenzio sulla cosa. Non esattamente. Alcuni nostri scrittori sono s dei
cantastorie, ma moltissimi altri sono poeti e storici il cui orgoglio sta proprio nel raccontare i fatti puri e
semplici.
Che noia, fece Boudicca con una smorfia. Dovranno pur esserci persone addestrate a
raccontare storie come i nostri bardi.
Ce ne sono, ammise Catone, ma non godono dello stesso credito riservato agli scrittori.
Quelli sono semplici attori.
Semplici attori?, rise Boudicca. Sul serio, siete proprio gente strana, voi Romani. E cosa
produce uno scrittore? Parole, parole, parole, semplici simboli su una pergamena. Un cantastorie, se 
abile, crea un incantesimo che trasporta il pubblico con s in un altro mondo. Sono in grado di farlo le
parole scritte?
A volte, rispose Catone in tono difensivo.
Solo per coloro che sanno leggere. E su mille Romani, quanti sono in grado di farlo? Per
contro, tutti sanno ascoltare e vivere una storia. Per cui quale delle due  migliore: la parola scritta o
quella parlata? Allora, Catone?.
Loptio aggrott la fronte. Quella conversazione iniziava a confonderlo. Fin troppe delle
imperiture verit del mondo avrebbero rischiato di essere compromesse se avesse aderito al punto di
vista di Boudicca. A suo giudizio, la parola scritta rimaneva lunico strumento affidabile per preservare
il patrimonio di una nazione. Gli annali erano in grado di parlare a generazioni e generazioni con la
stessa freschezza e accuratezza con cui lo avevano fatto allepoca in cui erano stati scritti. Ma quale
utilit poteva avere un cos portentoso strumento per le masse illetterate di cui limpero abbondava? Per
esse poteva andare bene solo la tradizione orale, con tutte le eccentricit del caso. Lidea che le due
tradizioni potessero essere complementari era sacrilega per la sua personale visione della letteratura, e
non era disposto ad avallarla. I libri erano lunico e il pi elevato strumento con cui la mente poteva
essere perfezionata. Le storie e le leggende erano solo meri diversivi per incantare e distrarre le masse
ignoranti dalla vera via verso lautoperfezionamento.
Quella riflessione lo port automaticamente a considerare il carattere della donna che aveva
davanti. Boudicca andava chiaramente fiera della propria razza e del proprio patrimonio culturale, ed
era anche istruita. Del resto, in quale altro modo avrebbe potuto acquisire una cos rapida padronanza
del latino?
Boudicca, come hai imparato a parlare latino?
Nello stesso modo in cui chiunque impara una lingua straniera, con la dura pratica.
Ma perch il latino?
Parlo anche un po di greco.
Catone sollev le sopracciglia in segno di apprezzamento. Una conquista di tutto rispetto per
una cultura cos arretrata, e la cosa lo incuriosiva. Chi ha avuto lidea di farti studiare queste lingue?
Mio padre. Tanti anni fa lui era gi conscio di come sarebbero andate le cose. Gi a quel
tempo la nostra terra era stata raggiunta da mercanti provenienti dal vostro mondo. Da che ho memoria,
latino e greco hanno sempre fatto parte della mia vita. Mio padre sapeva che un giorno Roma non
sarebbe pi stata in grado di resistere alla tentazione di conquistare la nostra isola. E quando quel
giorno fosse arrivato, coloro che avevano familiarit con la lingua dei soldati delle aquile avrebbero
potuto trarre maggior vantaggio dal nuovo ordine. Considerandosi troppo vecchio e indaffarato per
studiare una nuova lingua, mio padre decise di affidare a me quel compito, in modo che parlassi a nome
suo nelle trattative con i mercanti.
Da chi hai preso lezioni?
Da un vecchio schiavo che mio padre aveva fatto arrivare dal continente. Aveva lavorato come
tutore per i figli di un procuratore nella Gallia Narbonense. Quando i figli diventarono adulti, il
procuratore non aveva pi avuto bisogno del tutore e lo aveva messo in vendita. Boudicca sorrise.
Penso che arrivare nel nostro villaggio per quelluomo sia stato un grande trauma, dopo tutti quegli
anni passati in una famiglia romana. Ad ogni modo, mio padre era duro con lui e lui lo era con me. In
questo modo ho imparato il latino e il greco e, alla morte del tutore, li conoscevo abbastanza bene da
soddisfare le necessit di mio padre. E adesso anche le tue.
Le mie necessit?
Be, quelle di Roma, intendo. A quanto sembra, i pi anziani e saggi dei capi iceni ritengono
che dobbiamo legare il nostro futuro a quello dellimpero. Per cui facciamo del nostro meglio per
diventare alleati fedeli e servire Roma nelle sue guerre contro trib sufficientemente stupide da opporre
resistenza alle legioni.
A Catone non sfugg la nota di risentimento nelle parole della donna. Prese unaltra grossa
scheggia della trave del tetto e la mise sul fuoco. Il legno secco si infiamm immediatamente,
crepitando e sibilando, e la fiamma rischiar le fattezze di Boudicca con unimpetuosa luce rossa che la
fece apparire bellissima e terrificante al tempo stesso, tanto che il cuore di Catone prese a battere
allimpazzata. Prima di allora non laveva mai trovata attraente: del resto, era la donna di Macrone e lui
era ancora addolorato per Lavinia.
In quel momento, per, osservandola furtivamente, avvertiva un inspiegabile desiderio per lei.
Immediatamente si mise in guardia contro quellimpulso. Chiss come avrebbe potuto reagire
Prasutago se avesse sospettato che Catone stava facendo un pensierino sulla sua promessa sposa;
inoltre, se la spiacevole scenata nella taverna di Camulodunum doveva servirgli da ammonimento,
Boudicca era una donna da lasciar perdere.
Mi sembra di intuire che non approvi del tutto la politica degli anziani della tua trib.
Ho sentito come Roma tende a trattare i suoi alleati. Boudicca sollev gli occhi dal fuoco.
Risplendevano. Penso che gli anziani non sappiano pi quello che dicono. Un conto  stringere un
patto con una trib confinante o fare concessioni a qualche mercante greco, ma giocare alla politica con
Roma  unaltra cosa.
Roma solitamente dimostra gratitudine ai propri alleati, ribatt Catone. Sono convinto che
Claudio vorrebbe vedere il suo impero come una famiglia di nazioni.
Ah, davvero?. Boudicca sorrise di fronte allingenuit di Catone. Perci il tuo imperatore 
una specie di figura paterna, voi legionari suppongo siate i suoi figli viziati e le province le sue figlie
fertili e floride, genitrici della ricchezza dellimpero.
Catone rimase sbalordito di fronte a quellassurda metafora e scoppi quasi a ridere.
Non capisci cosa significa essere alleati di Roma?, prosegu Boudicca. Voi ci
disumanizzate. Come pensi accadr a persone come Prasutago? Pensi veramente che accetter a testa
bassa di infilarsi in qualsiasi ruolo il tuo imperatore vorr dargli? Preferirebbe morire piuttosto che
cedere le proprie armi e diventare un contadino.
Allora  uno stupido, rispose Catone. Noi offriamo ordine e una vita migliore.
Alle vostre condizioni.
Sono le uniche che conosciamo.
Boudicca lo guard con occhi severi e poi fece un sospiro. Catone, tu hai un grande cuore, lo
vedo. Non ce lho con te, sto semplicemente contestando le motivazioni di quelli che indirizzano le tue
energie. Tu sei abbastanza intelligente da poterlo fare da solo, o sbaglio? Non devi essere come la
maggior parte dei tuoi connazionali, come il tuo centurione.
Pensavo ti piacesse.
Mi mi piaceva.  un bravo uomo. Incrollabilmente onesto quanto Prasutago  orgoglioso.
Ed  anche bello.
Ah s?. Adesso Catone era veramente stupito. Mai avrebbe descritto Macrone come un
belluomo. La prima volta che lo aveva incontrato da recluta, era rimasto spaventato dalla faccia
sfregiata e vissuta del centurione. Ma il fascino della semplicit e dellonest gli assicurava la lealt
degli uomini della sua centuria. Come poteva, per, essere addirittura attraente per una donna?
Boudicca sorrise allespressione stupita e confusa di Catone. Lo penso, s, Catone. Ma questo
non basta. Lui  un romano e io sono unicena, e la differenza tra noi  troppo grande. Ad ogni modo,
Prasutago  un principe del mio popolo e un giorno potrebbe diventare re. Ha un po pi da offrire
rispetto alla paga di un centurione. Perci, dovr fare come vuole la mia famiglia: sposarlo ed essere
fedele al mio popolo. E sperare che Roma tenga fede alla sua parola e permetta ai re degli Iceni di
continuare a governare sul loro popolo. Siamo una nazione orgogliosa e possiamo sopportare lalleanza
che i nostri anziani hanno negoziato con Roma finch questultima ci tratter da pari. Se dovesse
arrivare il giorno in cui verremo disonorati in un qualsiasi modo, allora voi Romani imparerete quanto
possa essere terribile la nostra ira.
Catone la osservava con schietta ammirazione. Come moglie di un soldato era sprecata, su
questo non cerano dubbi. Se esisteva una donna nata per essere regina, quella era proprio Boudicca,
sebbene il modo indifferente, addirittura cinico, con cui aveva rifiutato Macrone lo addolorasse non
poco.
Boudicca sbadigli e si strofin gli occhi.
Basta parlare adesso, Catone. Dovremmo dormire un po.
Mentre lui ammucchiava la brace, Boudicca si tir addosso il pesante mantello da cavallo e
schiacci bene il fardello per usarlo a mo di cuscino. Soddisfatta, strizz un occhio a Catone e,
girandosi con la schiena verso il fuoco, si raggomitol e si mise a dormire.
Il mattino seguente mangiarono qualche galletta e risalirono con movimenti rigidi in groppa ai
cavalli. Non pi necessari, i pony furono lasciati liberi. In direzione sud, a parecchie miglia di distanza,
una sottile coltre di fumo fluttuava pigramente nel cielo terso e sotto, allinterno dellansa di un fiume,
si stendevano le forme scure di alcune capanne. I druidi avevano trascorso l la notte, disse loro
Prasutago. In lontananza era visibile un gruppo di uomini a cavallo che scortavano un carro coperto.
Catone non aveva ancora chiaro come loro quattro potessero affrontare un gruppo pi numeroso dei
druidi, uscendone per giunta vittoriosi. Da parte sua, Macrone era seccato dal fatto che non avrebbero
potuto far altro che seguire il nemico, aspettando che si presentasse unoccasione per tentare di liberare
gli ostaggi. E nel frattempo, i druidi si avvicinavano sempre pi allinespugnabile terrapieno della
Grande Fortezza.
Durante quella giornata di primavera, Prasutago li guid per stretti sentieri, sempre tenendo a
vista il convoglio di uomini a cavallo con il carro e serrando le distanze solo quando non si correva il
rischio di essere visti. Ci implicava una costante vigilanza. A pomeriggio inoltrato, i quattro si
trovavano ancora a parecchia distanza dal nemico, ma sufficientemente vicini da vedere che il carro era
protetto da un gran numero di druidi con quei loro caratteristici mantelli neri.
Maledizione!, disse Macrone, socchiudendo gli occhi per guardare in lontananza. Venti
contro tre non  una buona cosa.
Prasutago si limit a scrollare le spalle e spron il cavallo lungo un sentiero invaso dalla
vegetazione che si inerpicava per il versante di una collina. Per un istante, i druidi furono nascosti da
una fila di alberi. Gli altri seguirono Prasutago al trotto finch non si fermarono sul sentiero appena
sotto la cima, da dove era possibile vedere i druidi, pi in basso, diretti a sud-est. Macrone chiudeva la
colonna quando Catone, allimprovviso, rimise al passo il cavallo, costringendo il centurione a dare un
violento strattone alle redini per evitare di investire il posteriore del destriero dellaltro.
Ehi! A che gioco stai giocando?
Catone, per, ignor il centurione. Ma che razza di, mormor, sgomento, di fronte alla
scena che gli si apriva davanti.
Quando Macrone gli arriv accanto, anche lui vide la distesa infinita di terrapieni a pi livelli
che si ergevano sulla piana di fronte. Con il suo ottimo senso dello spazio, sviluppato solo di recente,
Catone esamin le rampe perfettamente sovrapposte a difesa dellaccesso pi vicino e le ridotte ben
dislocate, impenetrabili per qualsiasi avversario, che immancabilmente sarebbe caduto sotto le raffiche
di frecce, lance e fionde. Sul livello pi alto della collina fortificata, una solida palizzata cingeva ad
anello tutto il luogo. Catone stim che, da unestremit allaltra, la fortezza poteva misurare circa
mezzo miglio. Sotto di essa londulato paesaggio boschivo era tagliato in due da un placido fiume
serpeggiante.
 finita, disse Macrone. Una volta che i druidi saranno riusciti indisturbati a portare l
dentro la famiglia del generale, nessuno potr pi salvarla.
Forse, rispose Catone. Ma pi estesa  la linea di difesa, pi rade sono le sentinelle.
Ah, questa  ottima! Ti dispiace se te la rubo? Idiota!.
Catone ebbe la delicatezza di arrossire al proprio inopportuno commento, e Macrone annu
soddisfatto. Mai permettere a quegli sbarbatelli di essere troppo pieni di s. Poco pi in alto, Prasutago
aveva girato il cavallo e teneva sollevato un braccio puntando in direzione della fortezza. Quando
parl, fu illuminato da un raggio di sole contro il cielo azzurro.
La Grande Fortezza.
Ma no, davvero?, grugn Macrone. Grazie per averci informati.
Nonostante la sua risposta sarcastica, il centurione stava ancora esaminando la struttura con
occhio professionale per valutare se la Seconda Legione sarebbe riuscita a espugnarla. A dispetto
dellintelligente tracciato della via di avvicinamento che si snodava tra le fortificazioni, nulla faceva
pensare che essa fosse stata realizzata per resistere alla pressione di un esercito moderno e ben
attrezzato.
Signore!. Catone interruppe le sue riflessioni e Macrone lo fiss in preda allira. Guardate
laggi!.
Catone stava indicando un punto distante dalla Grande Fortezza, in direzione del gruppo di
druidi e del carretto coperto che essi scortavano. Solo che in quel momento non lo stavano pi
circondando. Avvistato il rifugio, i druidi aveva lanciato i cavalli al galoppo precedendo di parecchio il
carro e dirigendosi dritti verso lingresso pi vicino della fortezza. Il sentiero davanti a loro superava
un piccolo bosco in direzione di un ponte poggiato su una sottile inteleiatura che attraversava il fiume.
Lentusiasmo di Catone aument mano a mano che faceva una rapida stima della velocit relativa dei
druidi a cavallo, del carro e la loro. Poi annu. Possiamo farcela.
Ecco loccasione che aspettavamo, url Macrone. Prasutago! Guarda laggi!.
Il guerriero iceno comprese immediatamente la situazione e annu vigorosamente. Andiamo.
E Boudicca?, chiese Catone.
Boudicca?, fece bruscamente Macrone. Cosa stiamo aspettando? Andiamo, tutti!.
Il centurione diede un colpo di tallone al fianco del cavallo e si lanci gi per il pendio in
direzione del carro.
...
.
...
CAPITOLO VENTOTTO.
...
.
...
Mentre Catone sfrecciava gi per il pendio erboso, il vento gli mugghiava nelle orecchie e il
cuore gli martellava in petto. Appena qualche istante prima risalivano tranquillamente un sentiero poco
battuto; ora invece il fato gli stava offrendo una seppur pallida possibilit di salvare la famiglia del
generale, e Catone era in balia del folle, esaltante terrore dello scontro imminente. Guardando avanti,
not che la vista della fortezza era nascosta dagli alberi che costeggiavano il sentiero. A mezzo miglio
da l, il carro avanzava pesantemente sulle solide ruote di legno, trainato da un paio di ispidi pony. I
due druidi alla guida del carro erano ignari dei cavalieri in avvicinamento, e se ne stavano seduti ben
dritti sulla panca con il collo teso e ansiosi di avvistare le fortificazioni della Grande Fortezza. Alle loro
spalle, sul pianale del carro, una coperta di pelle celava i prigionieri. Mentre gli zoccoli dei cavalli
colpivano violenti il terreno sotto di lui, a Catone sembr impossibile che i druidi non li avessero notati
e implor ogni divinit disposta ad ascoltarlo affinch non li facesse scoprire ancora per un po. O
almeno per il tempo necessario a impedire ai druidi di lanciare i loro cavalli al galoppo e mettere in
allerta i compagni che erano andati avanti.
Gli di, per, sembravano ignari di quel piccolo dramma umano, o cospiravano crudelmente a
favore dei druidi. Il compagno dellauriga, infatti, guard dun tratto indietro e si alz di scatto dal
sedile, urlando e indicando i Romani che si avvicinavano. Con un potente schiocco che riecheggi
netto allaria aperta, lauriga diede un colpo di frusta sulla groppa dei cavalli e il carro sband
pesantemente in avanti, mentre lasse cigolava. Laltro druido ricadde sul sedile, si port le mani ai lati
della bocca e inizi a gridare; i compagni, per, erano ormai riparati dalla curva della fila di alberi e le
urla delluomo si persero nellaria.
Catone nel frattempo gli era arrivato talmente vicino da riuscire a distinguere le fattezze di
entrambi i druidi al di sopra della criniera sventolante del suo cavallo; e vide che lauriga aveva capelli
grigi ed era sovrappeso, mentre il compagno era un ragazzo dalla carnagione chiara, magro e
visibilmente tirato in viso. Lo scontro sarebbe stato molto rapido. Con il favore del fato, i quattro
avrebbero liberato gli ostaggi e fatto immediatamente dietrofront, allontanandosi dalla fortezza molto
prima che i druidi a cavallo potessero chiedersi come mai il carro stesse impiegando tanto a
raggiungerli. Spronati freneticamente dallauriga, i loro destrieri sfrecciavano sempre pi veloci,
trascinandosi dietro il carro che sobbalzava sul sentiero dissestato e puntando dritto verso la curva di
alberi in direzione del ponte. Gli inseguitori erano a poca distanza da loro, e spronavano i cavalli con la
schiuma alla bocca.
Alle sue spalle Catone ud improvvisamente un grido acuto dovuto al panico: si volt e vide il
cavallo di Boudicca rovinare a terra, le zampe posteriori che si agitavano convulsamente in aria prima
di colpire il collo dellanimale. Scaraventata in avanti, Boudicca abbass istintivamente la testa e si
raggomitol completamente prima di colpire terra. Urlando, rimbalz su zolle di erba. I suoi compagni
frenarono. Il cavallo di Boudicca si contorceva a terra, con la schiena spezzata e le zampe anteriori che
tentavano invano di risollevare la parte posteriore del corpo. Boudicca aveva vomitato in una
pozzanghera e, sebbene malferma, si stava rialzando.
Lasciatela stare!, url Macrone, spronando di nuovo il suo destriero al galoppo. Prendiamo
quel maledetto carro prima che sia troppo tardi!.
Nel frattempo i druidi avevano guadagnato parecchio terreno sugli inseguitori. Il carro
sfrecciava a velocit folle ed era arrivato ormai ad appena qualche centinaio di passi dal ponte. Di l a
poco sarebbe stato perfettamente visibile dalla fortezza e dagli altri druidi che lavevano preceduto.
Con un calcio violento al fianco del cavallo, Catone si lanci al galoppo alle spalle del centurione,
affiancato da Prasutago. Correvano paralleli al sentiero per tenersi lontani dai solchi traditori: davanti a
s riuscivano a vedere i lembi di pelle legati sul retro del carro. Il druido pi giovane si volt a
guardarli con espressione spaventata.
Subito dietro la curva spunt la mole gigantesca della fortezza; Catone incit il cavallo in un
ultimo disperato tentativo e in un istante bruci la distanza con il carro. Le enormi e possenti ruote di
legno di quercia gli schizzarono fango in faccia. Catone sbatt le palpebre, afferr limpugnatura della
spada e, mentre la sfoderava, la lama stridette. Davanti a lui Macrone si era affiancato allauriga e stava
deviando il proprio cavallo sulla linea di corsa degli animali che tiravano il collo. Questi ultimi,
nitrendo terrorizzati, cercarono di fermarsi ma furono scaraventati in avanti dallo slancio del carro che
sopraggiungeva sobbalzando dietro di essi. Catone tenne la spada abbassata su un fianco, pronto a
colpire. Accostandosi al sedile dellauriga, not di sfuggita un movimento fulmineo mentre il giovane
druido gli si scaraventava addosso. Ricaddero entrambi al suolo. Per limpatto Catone rimase senza
respiro, accecato per un istante da un lampo di luce quando la sua testa colp terra. Riacquistata la vista,
si trov la faccia del giovane druido che gli ringhiava a meno di una spanna dalla sua. Poi, mentre un
rivolo di bava gli colava dai denti macchiati, il druido emise un rantolo e a occhi sgranati ricadde in
avanti.
Catone spinse via da s il corpo esanime e vide lelsa della sua spada affondata nel tessuto nero
del mantello del druido. Nessuna traccia della lama, solo una macchia scura che si allargava attorno
allelsa. La lama si era conficcata nelle viscere del druido, penetrando gli organi vitali al di sotto della
cassa toracica. Con una smorfia, Catone rotol e si rialz in piedi, strattonando poi violentemente
indietro limpugnatura. Con un rivoltante rumore di risucchio, la lama lentamente si sfil e loptio si
volt immediatamente in cerca del secondo druido.
Questo, per, era gi morto: riverso sulla copertura di pelle del carro, perdeva fiotti di sangue da
una ferita alla gola che Prasutago gli aveva aperto con la sua lunga spada celtica. Il guerriero iceno nel
frattempo era sceso da cavallo e stava gi slacciando i nodi che tenevano chiuso il retro della copertura.
Dallinterno del carro giunse il grido smorzato di un bambino. Lultimo nodo si sciolse e Prasutago apr
i lembi del telo infilando poi la testa allinterno. Laria fu squarciata da grida.
Va tutto bene!, url Boudicca in latino, risalendo di corsa il sentiero. Disse qualche parola
infuriata a Prasutago nella loro lingua e poi lo spinse da parte. Va tutto bene. Siamo qui per portarvi in
salvo. Catone, vieni qui! Queste persone devono vedere la faccia di un romano.
Infil di nuovo la testa sotto il telo e cerc di parlare in tono tranquillo. Ci sono due ufficiali
romani con noi. Siete in salvo.
Catone raggiunse la parte posteriore del carro e guard nelloscurit dellinterno. Vide una
donna seduta china su se stessa, con le braccia attorno alle spalle di un bambino e di una ragazzina di
poco pi grande, con gli occhi terrorizzati e gonfi di lacrime. Gli abiti che indossavano erano stati un
tempo di ottima qualit, ma ora erano sudici e a brandelli. Avevano laspetto di comuni mendicanti da
strada, rannicchiati e spaventati.
Pomponia, disse Catone con un tono rassicurante. Sono un optio della Seconda Legione.
Vostro marito ci ha inviati a cercarvi. Questo  il mio centurione.
Poi si fece da parte mentre Macrone si avvicinava. Il centurione fece un cenno a Prasutago
perch tenesse docchio il sentiero in direzione della fortezza.
State bene?. Macrone guard la donna e i suoi due figli. Bene! muoviamoci allora, prima
che quei bastardi tornino indietro.
Non posso, disse Pomponia. Sollevando un lembo del mantello mostr un piede nudo
incatenato, allaltezza della caviglia, a un anello di ferro sul pianale del carro.
E i bambini?.
Pomponia scosse la testa.
Bene. Bambini, intanto uscite dal carro cos posso lavorare sulla catena di vostra madre.
I piccoli, per, si strinsero ancor pi alla mamma.
Andate, fate come vi dice, li esort dolcemente Pomponia. Queste persone sono qui per
aiutarci a tornare da vostro padre.
La ragazzina strisci con aria esitante sulle sudice tavole fino al fondo del carro e scivol fuori
tra le braccia di Boudicca. Il maschietto, invece, affond la faccia contro la madre e serr ancor pi le
piccole mani a pugno tra le pieghe del mantello. Macrone si accigli.
Sentimi, ragazzino, non abbiamo tempo per queste assurdit. Esci subito da qui!.
Cos non otterrai niente, mormor Boudicca. Il bambino  gi abbastanza spaventato.
Tenendo la ragazzina poggiata su unanca, Boudicca tese una mano al bimbo che, con una
leggera spinta della madre, seppur riluttante si fece aiutare a scendere dal carro. Si avvinghi alla
gamba di Boudicca guardando inquieto Catone e Macrone.
Il centurione sal sul carro e inizi a esaminare il ceppo alla caviglia.
Dannazione!  stato bloccato con un cavicchio di ferro, non c serratura.
Per rimuovere il resistente cavicchio metallico che teneva chiuso il ceppo era necessario uno
speciale strumento appuntito. Macrone estrasse la spada e appoggi con cautela la punta contro
unestremit del cavicchio. Pomponia osserv allarmata e si ritrasse istintivamente.
Dovrete rimanere ferma.
Tenter, ma fai attenzione, centurione.
Macrone annu e gradualmente prese a spingere sullestremit del cavicchio. Non ottenendo
alcun risultato, aument la pressione, facendo attenzione a tenere sempre la punta della spada sulla
testa del cavicchio. I muscoli del braccio si tesero e Macrone digrign i denti mentre tentava di liberare
la donna. La punta della spada scivol e si conficc nel pianale del carro con un rumore sordo,
mancando per un pelo il piede sporco di Pomponia.
Scusatemi, adesso riprovo.
Fai in fretta, ti prego.
Un urlo di Prasutago richiam lattenzione di Catone. Il guerriero iceno stava tornando al carro
al galoppo e farfugliava velocemente qualcosa. Boudicca annu.
Dice che stanno tornando. Sono in quattro. A cavallo a passo duomo.
A che distanza si trovano?, chiese Catone.
Circa un quarto di miglio dal ponte.
Non abbiamo molto tempo, allora.
Sto facendo il possibile per liberarla, borbott Macrone facendo di nuovo pressione con la
punta della spada. Ecco! Sono sicuro che si sta allentando.
Catone raggiunse rapidamente la parte anteriore del carro, rimise il corpo del druido grasso in
posizione seduta e gli incune la frusta tra le gambe. Poi fece cenno a Prasutago di portare quello pi
giovane tra gli alberi. Liceno si chin sul corpo e senza nessuna fatica se lo sollev in spalla. Pass
davanti ai piccoli cavalli del carro e lanci il cadavere tra gli arbusti al margine della foresta.
Nascondi i cavalli! Dov quello di Boudicca?
 morto, rispose lei. La caduta gli ha spezzato la schiena e ho dovuto lasciarlo indietro.
Tre cavalli. Catone raggel per il panico. Noi siamo in sette. In due su un cavallo va bene,
ma in tre?
Dovremo tentare, rispose decisa Boudicca, dando una stretta rassicurante ai bambini.
Nessuno verr abbandonato. Come va con la catena, Macrone?
Non si muove, maledizione! Il cavicchio  troppo piccolo. Macrone scese dal retro del carro.
Rimanete ferma l, Pomponia. Torno tra un istante. Dunque. Guard lungo il sentiero,
socchiudendo gli occhi per vedere meglio nella luce del crepuscolo. Quattro figure scure si stavano
dirigendo verso lo stretto ponte sulla fragile intelaiatura. Dovremo prima occuparci di loro. E poi fare
un altro tentativo con la catena. Taglier quella maledetta stanga, se sar necessario. Adesso
nascondiamoci tutti tra gli alberi. Seguitemi.
Macrone condusse Boudicca e i bambini lontano dal carro, nel folto della foresta. Scavalcarono
il corpo disteso del giovane druido e si accovacciarono vicino ai cavalli che Prasutago aveva legato al
tronco di un pino.
Tenete pronte le spade, disse a bassa voce Macrone. Dietro di me.
Con Catone e Prasutago, raggiunse un punto a quindici miglia dalla parte anteriore del carro, e i
tre si accovacciarono in attesa dellarrivo dei druidi. I piccoli pony attaccati al carro erano fermi e
silenziosi come il cadavere del loro padrone seduto sul sedile. I tre attesero i primi rumori
dellavvicinamento dei druidi. Poi si ud lo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli sulle assi del ponte.
Aspettatemi per fare la prima mossa, sussurr Macrone. Poi, vedendo lespressione perplessa
di Prasutago, abbozz una frase pi semplice. Io combattere prima, poi venire voi. Capito?.
Prasutago annu e Macrone si rivolse a Catone.
Bene, cerchiamo di essere rapidi e precisi. Dobbiamo farli fuori tutti. Nessuno deve scappare e
dare lallarme.
Qualche istante dopo i druidi avvistarono il carro e diedero una voce. Non ricevendo risposta,
chiamarono di nuovo. Il silenzio li fece insospettire. Giunti a circa un centinaio di passi, fermarono i
cavalli e si mormorarono qualcosa.
Maledizione!, sibil Macrone. Non la berranno.
Il centurione fece per alzarsi, ma Catone ebbe lardire di bloccarlo con una mano.
La sfacciataggine di quel gesto da parte delloptio sbalord talmente Macrone da lasciarlo
immobilizzato quel tanto che bastava per sentir ridere i druidi. Poi i cavalieri proseguirono. Catone
strinse la presa sullimpugnatura della spada e si tese, pronto a scattare dietro Macrone e attaccare il
nemico. Attraverso lintreccio dei rami pi bassi, loptio riusciva a vedere i druidi che si avvicinavano
in fila lungo il sentiero. Al suo fianco, Macrone imprec: non sarebbero mai riusciti ad abbandonare
quel nascondiglio senza attirare la loro attenzione.
Lasciatemi lultimo, bisbigli.
Il primo dei druidi super il punto in cui erano nascosti e url qualcosa al guidatore del carro,
forse prendendolo in giro. Prasutago ridacchi alla battuta delluomo e Macrone gli moll una
gomitata.
Il secondo druido pass proprio mentre il suo capo chiamava di nuovo lauriga a voce molto pi
alta di prima. A quel rumore, uno dei pony si spavent e cerc di indietreggiare. Il carro fece una
leggera rotazione e, sotto gli occhi dei tre in agguato, il corpo dellauriga si inclin lentamente di lato e
cadde a terra sul sentiero.
Adesso!, url Macrone, scattando fuori dallombra e lanciando un grido di battaglia. Catone
fece altrettanto, lanciandosi contro il secondo druido. Alla sua destra, Prasutago rote la lunga spada
disegnando un arco grigio e la scagli contro la testa del suo druido. Larma lo colp con un rivoltante
scricchiolio e luomo si accasci sulla sella. Armato di gladio, Catone fece come gli era stato insegnato
conficcandolo con forza nel fianco del suo bersaglio. Allimpatto, il druido emise un rantolo esplosivo
rimanendo senza fiato. Catone agguant il mantello nero delluomo e lo stratton violentemente a terra,
dove gli sfil la spada e gli squarci rapidamente la gola.
Ignorando il rantolo gorgogliante delluomo in agonia, Catone si volt, la spada pronta a
colpire, e vide Prasutago dirigersi verso il loro capo. Sopravvissuto allattacco diretto, il primo druido
aveva sfoderato la spada e girato il cavallo. Con un colpo di tallone al fianco, lanci il cavallo contro il
guerriero iceno, che fu costretto a buttarsi di lato, schivando la spada. Il druido imprec, diede un altro
colpo di tacco e part al galoppo verso Catone. Loptio per rimase immobile con il gladio alzato. Il
druido ringhi selvaggiamente di fronte alla temerariet con cui quelluomo si preparava ad affrontare
con il corto gladio delle legioni la lunghissima spada del nemico.
Con il sangue che gli pulsava nelle orecchie, Catone fiss il cavallo lanciato al galoppo contro
di lui e il cavaliere con il braccio armato sollevato per sferrare il colpo mortale. Quando avvert il
primo sbuffo dellanimale, Catone alz di scatto il gladio e lo riabbass conficcandoglielo tra gli occhi
e scivolando via rapidamente. Il cavallo nitr, accecato in un occhio e sofferente per la frattura dellosso
frontale. Si impenn, agitando le zampe anteriori e disarcionando il druido, e poi scapp nella piana,
scrollando la testa e perdendo scure gocce di sangue.
Rimessosi in piedi, Catone bruci la breve distanza tra lui e il cavaliere che tentava
disperatamente di sollevare la propria arma. Con il clangore delle loro lame che cozzavano, par il
colpo e affond la spada nel petto del druido. Terrorizzati dallattacco, i due cavalli rimasti senza
cavaliere fuggirono al galoppo nel buio.
Catone si volt per controllare come se la stesse cavando Macrone con lultimo nemico. A circa
trenta passi da l, si stava combattendo uno scontro impari. Il druido si era ripreso dalla sorpresa
dellimboscata prima che Macrone fosse riuscito a raggiungerlo, e ora con la sua lunga spada stava
sferrando colpi violentissimi contro il tozzo centurione, che aveva aggirato il carro per bloccargli la via
verso il ponte.
Datemi una mano!, url Macrone mentre sollevava la spada per parare un ennesimo colpo.
Prasutago stava gi accorrendo in suo aiuto e Catone part alle sue spalle. Prima che uno dei due
potesse raggiungerlo, il centurione inciamp e cadde. Il druido ne approfitt per abbassare la lama e
sferrargli il colpo, gettandosi direttamente su di lui per assicurarsi di non mancarlo. La lama si abbatt
con un rumore sordo e rimbalz sul cranio di Macrone. Senza un fiato, il centurione si accasci in
avanti e per un istante Catone lo fiss, immobile e terrorizzato.
Lurlo rabbioso di Prasutago lo strapp a quel momentaneo torpore e Catone si volt verso il
druido, deciso ad avere il suo sangue. Quello, per, ebbe sufficiente lucidit da non affrontare due
nemici contemporaneamente e si rese conto di dover trovare rinforzi. Gir velocemente il cavallo e
ripart al galoppo verso la fortezza, chiamando a gran voce i compagni.
Rinfoderata la spada insanguinata, Catone si inginocchi accanto al corpo immobile di
Macrone.
Signore!. Lo afferr per le spalle e se lo caric sulla schiena, trasalendo alla vista della brutta
ferita che aveva alla testa. La spada del druido era penetrata fino allosso, asportando un grosso pezzo
di scalpo. La faccia immobile di Macrone era una maschera di sangue. Catone gli infil una mano sotto
la tunica: il cuore batteva ancora. Prasutago si inginocchi accanto a lui, scuotendo la testa impietosito.
Forza, prendilo per i piedi e portiamolo al carro.
Stavano tornando verso il carro con il corpo esanime del centurione quando dagli alberi spunt
Boudicca con i bambini per mano. Quando vide il corpo di Macrone si ferm. Al suo fianco la
ragazzina si ritrasse.
Oh, no.
 vivo, grugn Catone.
Lo deposero delicatamente sul pianale del carro mentre Boudicca recuperava un otre da sotto il
sedile dellauriga. Vedendo la ferita, la donna icena sbianc, rimosse poi il tappo dellotre e vers
dellacqua su quel sanguinolento scempio di pelle e capelli.
Dammi la tua fascia da collo, ordin a Catone. Questultimo la sciolse velocemente e gliela
porse. Con una smorfia, Boudicca riport il lembo di pelle sul cranio di Macrone e leg stretto il
tessuto attorno alla ferita. Poi sfil la fascia dal collo di Macrone, gi insanguinata, e leg anche quella.
Il centurione, per, non riprendeva conoscenza. Catone ne sentiva il respiro debole, rantolante.
Morir.
No!, disse inferocita Boudicca. No. Mi hai sentito? Dobbiamo portarlo via di qui.
Catone si volt verso Pomponia. Non possiamo andarcene. Non senza voi e i vostri figli.
Optio, disse dolcemente Pomponia, prendi il tuo centurione e i miei bambini e parti prima
che i druidi facciano ritorno.
No. Catone scosse la testa. Andremo via tutti.
La donna sollev il piede incatenato. Io non posso, ma tu devi portar via i miei bambini, ti
imploro. Non c nulla che tu possa fare per me. Salva loro, almeno.
Catone si sforz di guardarla dritto negli occhi e vi lesse tutta la sua disperata supplica.
Dobbiamo andare, gli sussurr Boudicca di fianco. Dobbiamo andare. Il druido che 
riuscito a fuggire porter qui gli altri. Non abbiamo tempo, dobbiamo andare.
Il cuore di Catone precipit in un abisso di disperazione. Boudicca aveva ragione. Se non
mozzandole il piede, non cera altro modo per poter liberare Pomponia prima del ritorno dei druidi.
Potresti rendermi le cose pi semplici, disse la romana con un cauto cenno della testa in
direzione dei figli. Ma prima portali via di qui.
Loptio si sent gelare il sangue nelle vene. Non state parlando seriamente, vero?
Certo che s. O questo, o essere bruciata viva.
No non posso farlo.
Ti prego, gli sussurr la donna. Ti imploro, per piet.
Andiamo!, li interruppe Prasutago quasi urlando. Stanno arrivando! Veloce, veloce!.
Senza indugiare oltre, Catone sfoder la spada e abbass la punta sul petto di Pomponia. La
donna chiuse gli occhi.
In quel momento, Boudicca spinse via la punta. Non davanti ai bambini! Aspetta che li abbia
messi in sella.
Troppo tardi, per. Il maschietto aveva capito cosa stava accadendo e sgranava gli occhi
terrorizzato. Prima che Boudicca o Catone potessero reagire, si arrampic sul retro del carro e si strinse
alla madre. Boudicca riusc ad afferrare la femmina per un braccio impedendole di fare altrettanto.
Lasciatela stare!, url il bambino, le guance sporche rigate di lacrime. Non la toccate! Non
vi permetter di far del male alla mia mamma!.
Catone abbass la spada e mormor: Non posso farlo.
Devi farlo, bisbigli Pomponia al di sopra della testa del figlio. Prendetelo, adesso!.
No!, url il bambino, stringendosi ancor pi forte al braccio di lei. Non ti lascer,
mammina! Ti prego, mammina, non farmi portare via!.
Al di sopra del pianto del piccolo, Catone ud un altro suono: lontane grida provenienti dalla
direzione della fortezza. Il druido sfuggito allimboscata doveva aver raggiunto i compagni. Non cera
pi tempo.
Non lo far, disse deciso Catone. Prometto di trovare unaltra via di uscita.
Quale altra via di uscita?, esplose Pomponia ormai in lacrime, perdendo alla fine il suo
autocontrollo di donna patrizia. Mi bruceranno viva!.
No, non lo faranno, lo giuro. Sulla mia stessa vita. Vi liberer, lo giuro.
Pomponia scosse la testa disperata.
Adesso datemi vostro figlio.
No!, grid il bambino, dimenandosi per non finire nelle mani di Catone.
I druidi arrivano!, url Prasutago. Ormai tutti sentivano il rumore lontano degli zoccoli dei
cavalli sul terreno.
Prendi la ragazzina e vai!, ordin Catone a Boudicca.
Ma andare dove?.
Catone riflett rapido, ricostruendo mentalmente la conformazione del territorio attraverso i
ricordi del viaggio.
Il bosco che abbiamo attraversato  a quattro o cinque miglia da qui. Dirigiti laggi. Adesso!.
Boudicca annu, afferr la bambina per un braccio e si diresse tra gli alberi dove erano legati i
cavalli. Catone chiam Prasutago e indic il corpo ancora immobile di Macrone.
Tu prendi lui e segui Boudicca.
Il guerriero iceno annu e prese Macrone tra le braccia.
Con delicatezza!.
Fidati di me, romano. Prasutago lanci unocchiata a Catone, poi si volt e anche lui si
diresse verso i cavalli con quel fardello, lasciando Catone da solo in piedi sul retro del carro.
Pomponia afferr il figlio per un polso. Elio, adesso devi andare. Sii bravo e fai come ti dico.
Andr tutto bene, ma tu devi andare.
Non vado, singhiozz il bambino. Io non ti lascio qui, mammina!.
Devi farlo. Tenendolo per il polso, Pomponia allontan a forza il figlio da s spingendolo
verso Catone. Elio si dimen freneticamente per liberarsi dalla presa. Loptio lo afferr alla cintola e lo
tir delicatamente gi dal carro. La madre lo guard con le lacrime agli occhi, consapevole che non
avrebbe mai pi rivisto il piccolo. Elio piangeva e si dimenava tra le braccia di Catone. Poco distante,
si ud il suono martellante degli zoccoli sul legno, segno che i druidi avevano raggiunto il ponte.
Boudicca e Prasutago, gi in sella, aspettavano al margine del bosco. La ragazzina sedeva ammutolita
davanti allicena. Prasutago, tenendo saldamente il corpo del centurione con un braccio, tese le redini
dellultimo cavallo a Catone, che lanci in groppa il bambino e poi vi sal a sua volta.
Via!, ordin agli altri e partirono tutti lungo il sentiero, allontanandosi dalla fortezza. Catone
si volt per unultima occhiata al carro, consumato dal senso di colpa e dalla disperazione, e poi spron
il cavallo con un colpo di tallone.
Quando il cavallo scatt al galoppo, Elio si dimen e riusc a sfuggire alla presa di Catone.
Rotol via dal cavallo, si rialz in piedi e corse di nuovo verso il carro con tutta la velocit che gli
permettevano le sue piccole gambe.
Mammina!.
Elio! No! Torna indietro, ti prego!.
Elio!, url Catone. Torna qui!.
Ma fu tutto inutile. Il bambino raggiunse il carro, si arrampic e si lanci tra le braccia della
madre in lacrime. Per un istante Catone gir il cavallo verso il carro, ma poco oltre vide del movimento
lungo il sentiero.
Imprec, poi diede uno strattone alle redini e si lanci al galoppo dietro Boudicca e Prasutago.
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
.
...
Catone si sentiva a terra come mai gli era capitato in tutta la sua vita. Avevano raggiunto il folto
del bosco che avevano attraversato parecchie ore prima quello stesso giorno. Sul far della notte
avevano trovato le rovine cadenti di una vecchia miniera dargento, cos si erano fermati in uno degli
scavi per riposare e far recuperare le forze ai cavalli, esausti per il trasporto del carico doppio. Giulia
piagnucolava sommessamente. Macrone era disteso sotto il proprio mantello e quello di Catone, ancora
privo di conoscenza, il respiro leggero e rauco.
I druidi avevano dapprima tentato di raggiungerli sparpagliandosi per la zona e dandosi
continuamente voce ogni volta che uno di loro pensava di aver visto qualcosa. Per ben due volte,
Catone e i suoi compagni avevano sentito i rumori degli uomini che li cercavano, grida distanti
smorzate dagli alberi, poi pi niente per parecchie ore. Ciononostante, erano rimasti in silenzio.
Il giovane optio era tormentato dal destino di Pomponia e di suo figlio. Negli ultimi mesi i
druidi avevano spezzato fin troppe vite, e Catone non gli avrebbe mai permesso di prendersi anche
quelle due. Ma in che modo avrebbe potuto onorare il giuramento di salvarli? Era del tutto probabile
che a quel punto Pomponia ed Elio fossero gi stati portati allinterno della fortezza con i suoi massicci
terrapieni, le altissime palizzate e le vigili guarnigioni di presidio. Ogni tentativo di salvataggio era
impresa da eroi mitici e, secondo la sua amara autoanalisi, lui era troppo debole e spaventato per poter
avere anche la pi remota possibilit di riuscita. Se Macrone non fosse stato ferito, Catone si sarebbe
sentito pi ottimista. Quel poco che al centurione mancava in fatto di lungimiranza e iniziativa
strategica era pi che largamente compensato da coraggio e forza. Quanto pi pessimistiche erano le
previsioni, tanto pi determinato il centurione si mostrava a smentirle. Era quella la qualit principale
delluomo che era diventato suo amico e mentore, e che a Catone invece mancava. In quel momento,
pi che mai, avrebbe avuto bisogno di Macrone al suo fianco, ma il centurione giaceva ai suoi piedi,
apparentemente in punto di morte. La stessa ferita avrebbe sicuramente ucciso sul colpo qualsiasi altro
uomo pi debole, ma il robusto cranio di Macrone, nonch la grande sua resistenza fisica, lo
trattenevano su quella sponda dello Stige, anche se nessuno sapeva per quanto tempo ancora.
E adesso?, sussurr Boudicca. Dobbiamo prendere una decisione.
Lo so, rispose Catone in tono irritato. Sto pensando.
Pensare non basta. Dobbiamo fare qualcosa. Non vivr ancora per molto senza cure adeguate.
La malcelata emozione nella voce della donna ricord a Catone il personale interesse che lei
nutriva verso Macrone. Emise un colpo di tosse per schiarirsi la gola e attenuare lemozione nella sua
stessa voce.
Mi spiace, non stavo pensando.
Boudicca scoppi in una breve risata. Adesso ti riconosco, ragazzo! Parliamone, avanti.
Dobbiamo riportare Macrone alla legione se vogliamo che sopravviva, e dobbiamo anche portar via la
bambina, lontano da qui.
Non possiamo tornare tutti. I cavalli non ce la farebbero. E poi io devo comunque rimanere
qui, vicino alla fortezza, dove posso tener docchio la situazione e vedere se ci sono possibilit di
salvare Pomponia e suo figlio.
E cosa potresti fare tu da solo?, chiese Boudicca con voce stanca. Niente, ecco cosa.
Abbiamo fatto del nostro meglio, Catone. Siamo andati molto vicini a ci che ci eravamo proposti di
fare, ma non ci siamo riusciti. Questo  tutto, e buttar via la tua vita cos non servirebbe a nulla.
Boudicca gli appoggi una mano sulla spalla. Sul serio,  cos che stanno le cose. Nessuno avrebbe
potuto fare di meglio.
Forse no, concesse Catone, seppur con riluttanza. Ma non  ancora tutto finito.
E cosa puoi fare adesso? Sii onesto.
Non lo so davvero, non lo so. Ma non mi dar per vinto. Ho dato la mia parola.
Boudicca fiss per qualche istante i tratti appena visibili del viso delloptio.
Catone.
Cosa?
Sii prudente, disse poi dolcemente. Promettimi almeno questo.
Non posso.
Fai ci che credi, ma sappi che per quanto mi riguarda il mondo diventerebbe un luogo pi
povero senza di te. Non  ancora arrivato il tuo momento.
E chi dice che non sia arrivato?, rispose Catone in tono duro e deciso. E comunque non 
questo il momento di filosofeggiare.
Boudicca lo guard triste e rassegnata.
Legheremo Macrone a uno dei cavalli, prosegu Catone. Tu e la bambina prenderete gli altri
due. Uscite dal bosco dalla parte opposta a quella da cui siamo arrivati, cos non dovreste incappare nei
druidi. Proseguite verso est e non fermatevi finch non avrete raggiunto il territorio degli Atrebati. Se
Prasutago ha ragione, non dovreste impiegare pi di un giorno. Tornate quanto prima alla legione e
racconta tutto a Vespasiano. Digli che io sono ancora qui con Prasutago e che con lui cercher di
portare in salvo Pomponia, se c anche una sola possibilit.
E poi?
Poi? Immagino che Vespasiano avr delle istruzioni per me. Io e Prasutago useremo questo
bosco come base. Se avranno messaggi per me,  qui che dovranno cercarci. Cerca di memorizzare il
tragitto durante il ritorno, cos gli uomini di Vespasiano potranno trovarci.
Se ci saranno messaggi, te li porter io stessa.
No, hai gi rischiato abbastanza.
Vero, ma non penso che un romano possa essere sufficientemente intelligente da riuscire a
seguire le mie indicazioni fin qui.
Ascolta, Boudicca.  pericoloso. Io ho scelto di rimanere, ma non voglio avere sulla coscienza
anche la tua vita, ti prego.
Torner appena possibile.
Catone sospir. Era del tutto inutile mettersi a discutere con quella dannata donna e non cera
nulla che lui potesse fare per fermarla. Fa come vuoi.
Bene, allora. Mettiamo Macrone in sella.
Con laiuto di Prasutago, sollevarono delicatamente Macrone sul cavallo e lo assicurarono bene
al pomello della sella. La testa, abbondantemente fasciata, gli ricadde in avanti e, per la prima volta da
quando era stato ferito, Macrone farfugli qualche parola sconnessa.
Non lo sentivo parlare in questo modo da quella volta in cui siamo andati a bere insieme,
mormor Boudicca. Poi si volt verso Giulia e la sospinse dolcemente verso un altro cavallo. Su, in
sella.
Giulia rifiut di muoversi e si limit a fissare in silenzio lombra indistinta del cavallo. A
Boudicca venne dun tratto in mente un terribile sospetto.
Tu sai andare a cavallo, vero?
No un pochino.
Sbalordita, Boudicca ammutol stentando a credere alle sue orecchie. Ogni celta, sia maschio
che femmina, era in grado di cavalcare ancor prima di imparare a correre sui propri piedi. Era una cosa
naturale come respirare. Si volt verso Catone.
Siete sicuri di avere veramente un impero, voi Romani?
Naturalmente.
Ma allora si pu sapere come lo attraversate? Di certo non a piedi.
Alcuni di noi sanno cavalcare, rispose acidamente Catone. Basta chiacchiere. Muovetevi.
Prasutago sollev la bambina sul cavallo e le strinse le redini tra le piccole mani esitanti.
Quando anche Boudicca fu in sella, afferr le redini del cavallo di Macrone e fece schioccare la lingua.
Il suo cavallo era ancora stanco ed ebbe bisogno di un deciso colpo di tallone sul fianco per muoversi.
Abbi cura del mio centurione!, le disse Catone.
Lo far, rispose lei. E tu abbi cura del mio promesso sposo.
Catone si volt verso la mole di Prasutago, chiedendosi di che tipo di attenzioni potesse mai
avere bisogno.
Impediscigli di fare stupidaggini, aggiunse Boudicca prima che i cavalli scomparissero
nelloscurit.
Oh, certo.
I due uomini rimasero in piedi luno di fianco allaltro finch non svan anche lultimo rumore
del passaggio dei cavalli nella foresta. Dopodich Catone toss e si volt verso il guerriero iceno,
dubbioso su come spiegare a Prasutago che da quel momento era lui a comandare.
Adesso dobbiamo riposare.
S, riposare, annu Prasutago. Bene.
Si distesero sul soffice fondo di aghi di pino che ricopriva il terreno. Catone si strinse addosso il
mantello e si raggomitol, appoggiando la testa su un braccio. Sopra di lui, tra i rami, vide scintillare le
stelle circondato dalle spirali vaporose del proprio alito. In altre circostanze avrebbe sicuramente
apprezzato la bellezza di quel luogo silvestre, ma quella sera le stelle gli apparivano fredde come
ghiaccio. Nonostante la stanchezza, non riusc a prendere sonno. Il ricordo del forzato abbandono di
Pomponia e del figlioletto terrorizzato non faceva che tornargli in mente, tormentandolo con la
consapevolezza della sua impotenza. Poi limmagine svan, sostituita da quella terrificante della ferita
di Macrone, e per quante preghiere Catone potesse rivolgere agli di affinch risparmiassero la vita del
suo centurione, era nellesercito ormai da un tempo sufficiente per sapere che ferite come quella erano
quasi sicuramente fatali. Una valutazione fredda e cinica, seppure in cuor suo Catone non riuscisse ad
accettare del tutto lidea che il suo centurione sarebbe morto. Non Macrone. Non era forse
sopravvissuto resistendo strenuosamente nelle paludi circostanti il fiume Tamigi lestate precedente?
Se era riuscito a tornare vivo quella volta, sarebbe senza dubbio sopravvissuto anche alla ferita. Nel
buio ud Prasutago muoversi l accanto.
Catone.
S?
Domani uccidiamo druidi, s?
No, domani osserviamo druidi. Adesso dormi.
Mmm!, brontol Prasutago e lentamente scivol nel respiro profondo e regolare del sonno.
Catone sospir. Macrone era andato e adesso era da solo alle prese con quel pazzo di celta. Non
poteva certo negare che ci sapesse fare quando si trattava di combattere, ma se anche aveva il fisico di
un bue, il cervello rimaneva quello di un topo. E concluse che la vita aveva modi assai buffi per rendere
ancora peggiore una situazione gi insostenibile.
...
.
...
CAPITOLO TRENTA.
...
.
...
Il mattino seguente, di buonora, Catone e Prasutago raggiunsero il margine del bosco,
strisciando lentamente sullerba fredda e umida. Gli alberi digradavano dolcemente lungo un declivio e,
guardando in basso in direzione del sentiero che solcava la valle, non scorsero traccia dei druidi che li
avevano inseguiti nel buio. Allaltra estremit, il sentiero risaliva unaltra collina boscosa. Catone
sapeva che subito oltre si trovava il luogo del fallito tentativo di salvataggio del carro. A quel ricordo si
sent travolgere da unondata di angoscia, ma si affrett a respingere il pensiero per concentrarsi sulla
conformazione del territorio. Dalla collina successiva, avrebbero dovuto avere una buona visuale sulle
massicce fortificazioni della Grande Fortezza. Catone richiam lattenzione di Prasutago e indic un
basso canalone su un versante della collina, invaso da arbusti di ginestra e rovi di more. Unottima
copertura per la discesa. Da l, poi, avrebbero dovuto tentare di attraversare la foresta di corsa fino
allaltra estremit del sentiero. Nonostante il cielo terso, la primavera era appena agli inizi e il sole, a
quellora del giorno, non era molto caldo. La fatica di strisciare tra gli arbusti spinosi e la
preoccupazione di essere scoperti avevano impedito a Catone di tremare ma, non appena si fermarono
ai piedi della collina, il suo corpo fu scosso da violenti brividi di freddo. Preoccupato che Prasutago
potesse interpretare quel tremore come un sintomo di paura, Catone si sforz di controllare il proprio
corpo, riuscendo almeno a fermare le gambe. Tenendo la testa bassa, esamin la zona. Ad eccezione di
una leggera brezza che faceva ondeggiare lerba, tutto era immobile. Al suo fianco, Prasutago
tamburell impaziente le dita sul terreno, poi chin la testa verso gli alberi oltre il sentiero.
Catone annu e insieme schizzarono fulminei in piena vista, superando il sentiero e rifugiandosi
tra le ombre degli alberi. Si accovacciarono di nuovo e Catone si mise in ascolto di segnali che
indicassero che erano stati visti, ma il sangue che gli pulsava nelle orecchie copriva ogni altro rumore.
Trascin Prasutago ancor pi nel folto del bosco, attraverso un compatto groviglio di arbusti. Il terreno
prese a salire finch non ritorn in piano sulla cima. Giunti l, si lasciarono cadere entrambi sul tronco
di un albero abbattuto, ricoperto da strati e strati di muschio e licheni. Respirando affannosamente,
Catone ebbe unimprovvisa vertigine e si tenne con entrambe le mani per evitare di crollare a terra.
Prasutago gli appoggi una mano sulla spalla per tenerlo su.
Tu riposare, romano.
No, non sono stanco, ment Catone. Era esausto, ma pi opprimente della stanchezza fisica
era la fame. Erano giorni che non faceva un pasto adeguato e gli effetti si stavano facendo sentire
sempre di pi.
Cibo. Dobbiamo trovare del cibo, disse.
Prasutago annu. Tu rimanere qui. Io trovo.
Va bene, ma fai attenzione. Nessuno deve vederti, capito?
Sa!. Prasutago si imbronci per quellavvertimento inutile.
Allora vai, mormor Catone. Non metterci troppo.
Prasutago fece un gesto di saluto con la mano e scomparve tra gli alberi lungo la cima. Catone
si distese a terra e appoggi la schiena contro il soffice muschio che rivestiva il tronco. Chiuse gli occhi
e inal profondamente laria profumata del bosco. Per qualche istante si rilass e si ripos nella
tranquillit di quel luogo, godendosi i versi degli uccelli tra i rami sopra di lui. Di tanto in tanto
trasaliva per il rumore di altri animali che si spostavano, ma non si udivano voci e quei suoni svanivano
in fretta. Era strano ritrovarsi solo per la prima volta dopo mesi, assaporare quella particolare serenit
che deriva dal non avere altre persone attorno a s. Quelleuforia, per, si dissolse rapidamente quando
la sua mente riprese a rimuginare sulla situazione pi generale in cui si trovava. Macrone era andato
via, come anche Boudicca. Rimanevano solo lui e Prasutago. La conoscenza che il guerriero aveva del
territorio e delle usanze druide era di vitale importanza. Per giunta, liceno affermava di avere anche
qualche familiarit con la fortezza in cui erano stati rinchiusi Pomponia e suo figlio.
Limmagine del bambino terrorizzato che correva verso sua madre era un tormento continuo.
Catone si rimprover per non aver rincorso Elio anche se i druidi, lanciati al galoppo in direzione del
carro, sarebbero arrivati a momenti. Lui e il bambino, forse, sarebbero riusciti a scappare. Ne dubitava,
certo, ma poteva essere una possibilit. Una possibilit che Vespasiano e Plauzio non avrebbero
tralasciato di considerare, se lui fosse mai tornato alla legione a raccontare laccaduto. Quella severa
autocritica era gi di per s abbastanza pesante senza che vi si aggiungesse il disprezzo degli uomini
che avrebbero dubitato del suo coraggio.
Passarono alcune ore e, quando il sole inizi a calare dal punto in cui si trovava a mezzogiorno,
Catone decise che aveva riposato a sufficienza. Di Prasutago, per, ancora nessuna traccia, e loptio
cominci a preoccuparsi. Daltra parte, non cera nulla che potesse fare per accelerare il ritorno del
guerriero: non gli rimaneva che sperare che non fosse caduto nelle mani dei druidi e che avesse trovato
del cibo.
Esamin gli alberi circostanti e ne individu uno che con i suoi tanti rami prometteva una facile
ascesa. Passo dopo passo, si arrampic finch il tronco non divenne troppo sottile e inizi a oscillare
sotto il suo peso. Stringendo un braccio attorno alla sua ruvida corteccia, separ gli esili rami. Aveva
perso lorientamento e per un istante ebbe difficolt a identificare la fortezza. Poi, facendo ben
attenzione a dove appoggiava i piedi, scrut in unaltra direzione, verso la distesa erbosa che sotto di
lui costeggiava il fiume. Riusc a individuare il ponte sullintelaiatura e da l segu il tracciato del
sentiero che risaliva verso la fortezza.
Le dimensioni delle fortificazioni lo impressionarono nuovamente. Chiss quanti uomini e
quanti anni di lavoro dovevano essere stati necessari per creare quel gigantesco monumento al potere
dei Durotrigi. E quanti uomini sarebbero costati a Roma per la conquista della fortezza quando le
legioni sarebbero partite a ovest. Naturalmente sarebbe stata la sua legione, la Seconda, a essere
incaricata di prendere dassalto il caposaldo. Essa era da poco riuscita a sbaragliare i Britanni in
battaglie pianificate a tavolino. Sarebbe stata in grado di mettere a ferro e fuoco anche le loro
formidabili fortezze? Da bambino Catone aveva letto alcuni libri sulle tattiche di assedio, ma dal suo
ingresso nelle aquile non aveva mai partecipato a esercitazioni pratiche, e la prospettiva di attaccare
quegli sbarramenti giganteschi lo riempiva di terrore.
Un pesante tonfo sotto di lui lo fece trasalire e per poco non cadde dal tronco. Guard in basso
tra i rami e vide Prasutago che lo stava cercando. Ai piedi dellalbero giaceva un grosso maiale morto
con un squarcio sanguinante alla gola.
Quass!, lo chiam Catone.
Prasutago reclin indietro la testa e vedendolo scoppi a ridere. Poi afferr uno dei rami pi
bassi.
No, rimani l. Scendo.
Una volta a terra, Catone scrut il maiale con unespressione di apprezzamento. Dove lhai
preso?
Uh?
Dove?, ripet, indicando il maiale.
Ah!. Prasutago punt un dito in direzione del crinale e a gesti mim unaltra valle e un altro
crinale. Poi si ferm pensando a come mimare il resto e dun tratto la parola gli venne in mente.
Fattoria!.
Lhai preso in una fattoria?.
Prasutago annu con un ampio sorriso.
E dovera il fattore?.
Prasutago tracci una linea da una parte allaltra della sua gola.
Oh, grandioso! Proprio ci che ci serve!, disse Catone infuriato.
Prasutago sollev una mano perch si calmasse.
Io nascosto corpo. Nessuno trovare.
Felice di saperlo. Ma cosa succeder quando scopriranno la sua scomparsa, eh? Cosa
succeder, stupido che non sei altro?.
Prasutago scroll le possenti spalle come se quello non fosse per lui motivo di preoccupazione.
Poi si gir verso il maiale.
Mangiamo?
S. Lo stomaco di Catone borbott ed entrambi scoppiarono spontaneamente a ridere.
Adesso mangiamo.
Con labilit acquisita in anni di pratica, Prasutago sventr il maiale con il pugnale,
raccogliendo poi gli organi non commestibili in un cumulo scintillante che ficc poi allinterno di un
tronco cavo, tenendo da parte il fegato per un eventuale spuntino serale. Dopo essersi ripulito le mani
insanguinate con una zolla di muschio umido, inizi a raccogliere rami.
Niente fuoco, gli ordin Catone. Indic verso lalto, poi in direzione della fortezza. Niente
fumo.
Prasutago, che si era gi preparato a gustare un bel maialino arrosto, per un istante si mostr
titubante allidea di mangiarlo crudo. Poi si strinse nelle spalle ed estrasse di nuovo il pugnale. Ritagli
delle strisce di carne dai lombi del maiale e ne lanci una a Catone. Nonostante il roseo brandello fosse
insanguinato e ricoperto di una membrana bianca, Catone affond famelicamente i denti nella carne
ancora tiepida e si sforz di masticare.
Dopo aver mangiato a saziet, Prasutago infil la carcassa nel tronco cavo e lo tapp con delle
ramaglie. Poi, a turno, si riposarono fino a notte, quando si incamminarono gi per il pendio portandosi
dietro ci che rimaneva del maiale. Si allontanarono dalla fortezza finch non trovarono un buco nel
terreno lasciato dalle miriadi di radici di una quercia millenaria ormai caduta. Poi si diedero da fare per
accendere un piccolo fuoco utilizzando muschio secco e le pietre focaie che Catone aveva nella sacca.
Quando finalmente la legna minuta prese fuoco, raggrupparono la brace e arrostirono il maiale. Al
chiarore rossastro delle calde fiamme, Catone si sedette tirando le ginocchia al petto e godendosi lo
sfrigolio del grasso e lodore intenso della carne. Alla fine Prasutago si alz e ne tranci dei pezzi che
depose, ancora fumanti, su una pietra davanti a Catone. Banchettarono finch non ne poterono pi e si
addormentarono con la pancia piena e calda.
Nei due giorni successivi tennero docchio la fortezza a turno e videro una processione
ininterrotta di persone che si dirigevano verso di essa. Cerano anche carri e animali, incluse piccole
greggi di pecore provenienti dai pascoli primaverili, nonostante fosse imminente la stagione della
figliatura. Era chiaro che i Durotrigi stavano preparando le loro genti per un assedio, il che poteva solo
voler dire che avevano avuto notizie di un nemico in avvicinamento. E in quel momento, il nemico non
poteva che essere Roma: la Seconda Legione doveva essere in marcia. Quella consapevolezza mise
Catone in un stato di euforia. Nel giro di qualche giorno, i legionari avrebbero probabilmente stretto la
fortezza in un accerchiamento di ferro e i druidi non avrebbero pi potuto fuggire da nessuna parte con
i prigionieri. La moglie del generale e suo figlio sarebbero stati usati come merce di scambio per
contrattare migliori termini di resa della fortezza, a meno che i Durotrigi non si fossero dimostrati folli
quanto i druidi, preferendo affrontare Roma in un combattimento allultimo sangue. In quel caso le
speranze di vita per Pomponia e Elio si sarebbero ridotte drasticamente.
Catone aveva concordato con Prasutago che sul finire del terzo giorno uno di loro sarebbe
tornato nel punto in cui Boudicca li aveva lasciati, in quanto quello era il tempo minimo di cui avrebbe
avuto bisogno per andare e tornare. Perci al tramonto Catone si rimise in cammino lungo il sentiero, in
direzione del bosco. Nonostante fosse sicuro di ricordare il tragitto seguito da lui e Prasutago, al buio
gli alberi gli apparivano strani, diversi, e non riusc a ritrovare la vecchia miniera dargento
abbandonata. Tent di percorrere a ritroso i suoi stessi passi, ma lunico risultato fu di perdersi
nuovamente. Con il calar della notte, la velocit si sostitu alla prudenza e sotto i suoi piedi lo
scricchiolio e il fruscio di rami e foglie si fecero pi rumorosi. Era sul punto di chiamare Boudicca
quando, da dietro un albero, gli si par davanti una sagoma scura. Catone spost il lembo del mantello
e sguain la spada.
Perch non direttamente uno squillo di tromba la prossima volta che ti viene voglia di attirare
lattenzione?, ridacchi Boudicca. Pensavo di aver ritrovato uno degli elefanti smarriti di Claudio.
Dapprima Catone fiss per qualche istante la sagoma di Boudicca, poi con una risata nervosa
abbass la spada e fece un profondo sospiro.
Dannazione, Boudicca, mi hai spaventato!.
Te lo sei meritato. Dov mio cugino?
Sta bene. Lho lasciato che teneva docchio la fortezza, a meno che non sia andato di nuovo a
caccia di allevatori di maiali.
Cosa? Fa nulla, mi spiegherai dopo. Adesso stammi a sentire: non c molto tempo, e ho una
cosa terribile da raccontarti.
...
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...
CAPITOLO TRENTUNO.
...
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...
Quando Catone e Boudicca raggiunsero la fossa in cui Prasutago li attendeva, il margine del
cielo notturno iniziava gi a essere rischiarato dalla pallida luce dellalba. Avevano lasciato il cavallo di
Boudicca legato a un albero nei pressi della miniera con una sacca piena di foraggio. I due iceni si
scambiarono un caloroso abbraccio, sollevati di sapere che entrambi erano sani e salvi. Anche se questa
era unidea azzardata, riflett Catone: essere accampati in un bosco ad appena un miglio da un terribile
nemico non poteva certo considerarsi salvezza.
Boudicca accett di buon grado del maiale freddo, ma lo annus bene prima di addentarlo.
Quanto  vecchio questo delizioso bocconcino?
Di quasi tre giorni. Dovrebbe essere ancora mangiabile.
Be, sono affamata, perci grazie. Stacc una striscia di carne grigia e mastic. Dunque,
passiamo alle mie notizie. Perdonatemi se parler mentre mangio.
Nessun problema, annu Catone impaziente.
Sono riuscita a raggiungere un villaggio atrebate la stessa notte in cui siamo partiti. Mi hanno
detto che qualche ora prima, quello stesso giorno, era passato di l un esercito romano. Sembravano
abbastanza impressionati. Ad ogni modo sono ripartita immediatamente e solo qualche ora dopo
abbiamo raggiunto Vespasiano. La Seconda Legione si sta dirigendo verso la Grande Fortezza.
Vespasiano ha intenzione di raderla al suolo allinizio della campagna come monito per altri eventuali
Durotrigi a cui venga in mente di opporgli resistenza in ulteriori fortezze.
Mi sembra sensato, disse Catone, e colpir duro. Ma Macrone come sta?
Macrone  stato portato immediatamente nellospedale da campo.
 ancora vivo?
Per ora s. Il capo chirurgo non sembrava nutrire molte speranze, ma penso che sia sempre
cos, continu velocemente Boudicca quando not lo sguardo di Catone. Vespasiano  stato
felicissimo di vedere la figlia del generale, ma poi mi ha mostrato una cosa che era stata legata a una
freccia lanciata contro la porta del forte appena dopo il calar della notte. Boudicca si ferm.
Continua.
Era un dito, un piccolo dito, e sulla striscia di tessuto che lo teneva legato alla freccia cera un
messaggio da parte dei druidi della Luna Nera. Lha tradotto uno dei soldati locali della legione. Diceva
che il dito era stato tagliato al figlio del generale come deterrente contro ulteriori tentativi di
salvataggio.
Catone si sent nauseato. Capisco, mormor.
No, non capisci. Plauzio aveva ordinato a Vespasiano di mozzare immediatamente la testa del
prigioniero druido pi anziano, se fosse stato fatto del male alla sua famiglia, e di inviarla ai Durotrigi;
gli altri avrebbero dovuto essere uccisi uno alla volta a intervalli di due giorni, e le teste inviate indietro
finch non fosse stato liberato ogni membro ancora in vita della famiglia del generale.
Li ucciderebbero nel momento stesso in cui arrivasse la prima testa, non  vero?
Se sono fortunati.
E Vespasiano ha eseguito lordine?
Non ancora. Ha inviato la figlia del generale alla legione con una richiesta di conferma
dellordine.
Conferma che Plauzio dar immediatamente dopo aver ascoltato la storia dalla bambina.
Gi, immagino che possa reagire cos.
Catone fece un rapido calcolo. Questo accadeva due giorni fa. Considerando due giorni perch
il messaggio arrivi al generale e lui confermi lordine, poi un altro perch la testa venga consegnata
significa che abbiamo due giorni, tre al massimo. Non di pi.
 quello che penso anchio.
Oh, perfetto. Catone abbass lo sguardo sulle sue mani giunte e poi riprese a parlare con
aria pensierosa. A meno che Vespasiano non ritardi lesecuzione degli ordini.
Potrebbe, concord Boudicca. Ma penso che abbia altri piani. La vostra Seconda Legione
arriver a ridosso delle mura della fortezza tra due giorni. Io penso che abbia intenzione di attaccare e
distruggerla il pi velocemente possibile, salvando egli stesso la famiglia del generale.
Catone era scioccato. Ma i druidi non lo permetteranno mai. Uccideranno gli ostaggi appena le
loro mura verranno violate, e non troveremo che cadaveri.
Boudicca annu. Ma quale altra scelta gli rimane? Morirebbero in ogni caso. Guard Catone.
A meno che qualcuno non si introduca l dentro e non li tiri fuori prima che arrivi la legione.
Catone la fiss di rimando. Al pari di Vespasiano, neanche lui aveva possibilit di scelta.
Dobbiamo tentare. Deve pur esserci un modo per entrare e Prasutago sicuramente lo conosce.
Sentendo il suo nome, il guerriero iceno sollev la testa. Incapace di seguire la conversazione
tra i due, aveva continuato a fissare le fiamme, lanciando di tanto in tanto qualche occhiata contenta a
Boudicca. Questultima lo guard e gli spieg nella loro lingua.
Prasutago scosse la testa con decisione. Na! No entrata.
Deve pur esserci qualcosa!, insistette Catone in tono disperato. Che so, una piccola apertura,
una qualsiasi cosa. Un modo qualunque per superare la palizzata. Ci serve solo questo.
Prasutago guard loptio, confuso dallespressione di assoluto sconforto che quello aveva in
faccia.
Ti prego, Prasutago. Ho dato la mia parola: se esiste un modo per entrare, devi portarmi l e
poi continuer da solo.
Dopo che Boudicca ebbe tradotto, liceno riflett qualche istante, sput tra le fiamme e annu
lentamente prima di rispondere alla cugina.
Dice che un modo per entrare potrebbe esserci: lo scolo di una fogna sul versante opposto
dellaccesso principale della fortezza. Pensa che si possa risalire il canale ed entrare. Ti ci porter
domani notte, ma questo  tutto. Poi dovrai vedertela da solo. Lui ti aspetter allimboccatura del
canale, ma appena sentir confusione, se ne andr.
Va bene, accett Catone. Digli che gli sono grato.
Prasutago scoppi a ridere quando Boudicca tradusse.
Dice che non vuole gratitudine da un uomo che sta accompagnando a morire.
Ringrazialo comunque.
Catone sapeva che i rischi che correva erano agghiaccianti. Potevano essere scoperti mentre
risalivano il vallo, il canale di scolo poteva essere sorvegliato, soprattutto dopo il tentativo di
salvataggio al carro. E una volta dentro, poi? Dove sarebbe andato a cercare in quella immensa fortezza
piena di Durotrigi e di druidi della Luna Nera? Se anche fosse riuscito a passare inosservato e avesse
trovato la moglie e il figlio del generale, sarebbe comunque stato in grado di liberarli da solo e di
portarli in salvo dal centro della pi grande fortificazione nemica?
Se fosse stato pi razionale, Catone avrebbe immediatamente bocciato lidea. Ma aveva dato la
sua parola a Pomponia. Aveva visto il terrore negli occhi del bambino. Era stato testimone delle
terrificanti atrocit che i druidi della Luna Nera avevano inflitto a Diomede e al pacifico villaggio di
Noviomagus. Limmagine del viso del bambino biondo  rimasta nascosta nella sua memoria per giorni
e giorni  riemerse, fredda e supplichevole. E poi cera Macrone, tutto tranne che morto, che non
avrebbe esitato a dare la propria vita per salvare la famiglia del generale.
Il peso morale di tutto ci che aveva visto e provato era schiacciante. Il raziocinio non aveva
nulla a che fare con ci: era spinto da una pulsione ben pi forte. Non esisteva ragione al mondo,
riflett cupamente, solo un infinito mare di spinte irrazionali che mutava con il mutare del moto ondoso
e che muoveva i propri relitti umani a suo unico piacimento. Non poteva rinunciare a un ultimo
tentativo di salvataggio della moglie e del figlio del generale, come non poteva accarezzare la faccia
della luna semplicemente allungando una mano.
Il mattino seguente, Catone si alz e inizi a prepararsi al suo destino. Mastic la sua ultima
porzione di carne fredda di maiale con aria intontita e poi si arrampic in cima alla collina. Altri
guerrieri durotrigi erano in marcia verso la fortezza; ne prese nota su una tavoletta di cera che portava
nella sacca: erano informazioni che sarebbero forse tornate utili a Vespasiano se lui non avesse fatto
ritorno. Gliele avrebbe consegnate direttamente Boudicca.
Mentre questultima approfittava del suo turno nellalbero, Prasutago spar misteriosamente e
Catone si chiese se il guerriero iceno non avesse pi il coraggio di affrontare limpossibile operazione
di quella notte. Ma nel momento stesso in cui lo pensava, Catone sapeva che non era cos. Prasutago si
era sempre dimostrato un uomo di parola: se aveva detto che lavrebbe accompagnato al canale di scolo
della fortezza, non avrebbe mancato di farlo.
Poco prima che il sole scendesse oltre la linea degli alberi e immergesse la foresta nel buio,
Prasutago finalmente riapparve portando con s una sacca piena di radici e foglie. Accese un piccolo
fuoco e mise a bollire le piante nel suo pentolino, producendo un odore intenso che irrit le narici di
Catone. Boudicca si avvicin a loro.
Cosa sta facendo?, chiese Catone indicando con un cenno della testa la miscela in infusione.
Boudicca parl brevemente con Prasutago e poi rispose. Sta preparando una tintura. Se devi
entrare nella fortezza, devi confonderti con gli altri. Prasutago ti dipinger e poi ti metter la calce sui
capelli.
Cosa?
O cos o ti fanno fuori appena ti vedono.
E va bene, si plac Catone.
Alla luce e al tepore del fuoco, Catone si sfil la tunica e rimase con il solo perizoma addosso;
Prasutago gli si inginocchi davanti e inizi a disegnargli sul busto e sulle braccia delle spirali azzurre,
completando poi il lavoro con dei motivi ancor pi intricati sul viso, dipingendo con una
concentrazione che Catone non gli aveva mai visto prima. Mentre liceno continuava il lavoro,
Boudicca aveva nel frattempo preparato la calce e inizi a spalmargliela in testa. Al primo bruciore
sullo scalpo Catone si ritrasse, sforzandosi poi di rimanere immobile quando lei sbuff in segno di
rimprovero.
Alla fine i due iceni si allontanarono da lui e ammirarono la loro opera.
Allora, come sono venuto?.
Boudicca rise. Per quanto mi riguarda, saresti un celta grandioso.
Grazie. Adesso possiamo andare?
Non ancora. Togliti il perizoma.
Cosa?
Mi hai sentito. Devi avere laspetto di un guerriero. Porterai solo il mio mantello, nientaltro.
Non ricordo di aver mai visto Durotrigi andare in giro completamente nudi. Non credo sia la
norma.
 vero, ma  iniziata la primavera, il periodo che noi celti chiamiamo della Prima
Germogliatura. Nella maggior parte delle trib gli uomini girano nudi per dieci giorni in onore della
Dea della Primavera.
E naturalmente gli Iceni fanno eccezione, disse Catone guardando Prasutago.
Naturalmente.
Un po guardona, questa dea.
Le piace scovare dei talenti, spieg Boudicca scherzosamente. In alcune trib, ogni anno un
giovane viene scelto per il suo aspetto per diventare lo sposo della dea.
E cosa accade?
I druidi gli tagliano via il cuore e lasciano che il suo sangue fecondi le piante attorno allaltare
della dea. Boudicca sorrise di fronte allespressione di orrore di Catone. Tranquillo, ho detto in
alcune trib, quelle pi selvagge. Cerca solo di non apparire troppo bello.
Esistono forse trib pi selvagge dei Durotrigi?
Oh s. Quelli sulla collina non sono niente in confronto ad alcune trib del nord-ovest. Penso
proprio che voi Romani ve ne accorgerete a tempo debito. E adesso, via il perizoma.
Catone lo slacci e, guardando imbarazzato Boudicca, lo lasci cadere. Lei non pot fare a
meno di sbirciare in basso e poi sorrise. Al suo fianco, Prasutago ridacchi e bisbigli qualcosa
allorecchio della cugina.
Cosha detto?, chiese furioso Catone.
 curioso di sapere se le donne romane sentono qualcosa quando lo fanno.
Ah s?
Adesso basta, ragazzi. Avete un lavoro da fare. Ecco il mantello, Catone.
Catone prese il mantello e le consegn il perizoma. Abbine cura.
Agganci la fibbia del collo mentre Prasutago lo ispezionava per unultima volta.
Liceno annu e gli diede una pacca sulla spalla.
Andiamo!.
...
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...
CAPITOLO TRENTADUE.
...
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...
Quando Prasutago e Catone lasciarono la foresta e si incamminarono verso la Grande Fortezza,
la falce di luna era gi alta. Nelloscura volta screziata di stelle una brezza frizzante sospingeva sottili
fili di nuvole inargentati dalla luce lunare. Attraversarono di corsa i campi che circondavano le mura,
abbassandosi a terra e continuando ad avanzare strisciando quando la luna riapparve da dietro le nubi.
Nellimminenza dellarrivo delle prime unit della Seconda Legione, tutte le greggi di pecore del
circondario erano state trasferite allinterno della fortezza; e per Catone fu un sollievo non imbattersi in
quegli animali che innervosendosi avrebbero potuto di farli scoprire: bastava gi la pallida luce della
luna.
Un paio dore pi tardi, secondo il calcolo approssimativo di Catone, raggiunsero il versante
opposto della Grande Fortezza. Prasutago lo condusse dritto verso la mole scura del primo vallo. Dalla
piana sulla cima della collina scendeva un flebile suono di canti e grida allegre. Precedendo Catone,
Prasutago continu ad avanzare strisciando, guardandosi costantemente ai lati quando il terreno inizi a
risalire verso il primo vallo.
Ad un tratto, Prasutago si ferm e si abbass di scatto a terra, e Catone fece altrettanto, con gli
occhi e le orecchie tesi. Poi Catone li vide: contro il cielo stellato si stagliavano le sagome di due
uomini di guardia sulla cima del primo vallo. I toni allegri della loro conversazione, udibile fin l sotto,
facevano intuire che non stavano svolgendo il proprio compito con la dovuta attenzione. Era chiaro che
in quel posto non vigeva la stessa severa disciplina di guardia in uso nelle legioni. Quando le due
sentinelle furono passate, Catone e Prasutago si risollevarono da terra e ripresero ad arrancare per la
scarpata erbosa del terrapieno. Catone inizi immediatamente ad ansimare per lo sforzo della salita in
forte pendenza, e si chiese quanto sarebbe stato duro con armatura ed equipaggiamento se la Seconda
Legione avesse dovuto sferrare un attacco contro la fortezza.
Raggiunsero la cima della fortificazione e si schiacciarono di nuovo a terra. Ora che si trovava
sullimponente struttura difensiva, Catone ne rimase ancor pi impressionato. Lungo tutto il perimetro
del primo vallo correva uno stretto camminamento, che si prolungava allinfinito in entrambe le
direzioni, per quanto la luce della luna gli permettesse di vedere. Sul versante interno, il terreno
scendeva ripidamente formando una profonda trincea che poi risaliva immediatamente verso il secondo
vallo. Sul fondo della trincea cera uno strano reticolato che in un primo momento Catone non riusc a
individuare. Poi comprese di cosa si trattava: una selva di pali appuntiti piantati nel terreno ad
angolazioni diverse, pronti a infilzare ogni eventuale assalitore che fosse riuscito ad arrivare fin l.
Sicuramente la trincea tra il secondo e il terzo vallo conteneva altre di quelle temibili punte.
Andiamo!, bisbigli Prasutago.
Tenendosi al suolo, attraversarono il camminamento di guardia e scivolarono gi sullaltro
versante del terrapieno, avendo cura di rallentare la discesa quando si trovarono in prossimit delle
punte sul fondo. I pali erano stati astutamente disposti in modo tale che, superatone un primo, ci si
sarebbe trovati immediatamente di fronte alla punta di un secondo. Ogni tentativo di assalto in gruppo
sarebbe finito in un bagno di sangue, e Catone preg che Vespasiano dimostrasse abbastanza
buonsenso da non tentare un attacco diretto. Se fosse uscito vivo da quella notte, era di vitale
importanza avvertire il legato dei pericoli che correvano i legionari.
Seppur leggermente impacciati dai mantelli, i due attraversarono in silenzio la selva di pali e
iniziarono a scalare il secondo vallo, di poco pi basso del primo; raggiuntane la cima, Catone aveva le
gambe doloranti. Da lass riuscirono finalmente a scorgere la palizzata sul terzo e ultimo vallo. Per
quanto fosse difficile averne la certezza al buio, Catone stim che la barriera di legno potesse essere
alta almeno dieci piedi: pi che sufficienti per bloccare qualsiasi nemico abbastanza sconsiderato da
tentare un assalto diretto. Una rapida occhiata in entrambe le direzioni non rivel la presenza di nemici,
perci scavalcarono e scivolarono gi sullaltro lato, in fondo al quale trovarono ad attenderli ancora
pali. Una volta superati, Prasutago non affront il pendio finale, ma ne costeggi per un po la base,
senza mai staccare gli occhi dalla palizzata pi in alto.
Individuarono il canale di scolo con il naso prima che con gli occhi: un tanfo disgustoso di
escrementi e cibo in putrefazione. Mano a mano che avanzavano, il terreno sotto i loro piedi si fece
appiccicoso e scivoloso. Attorno alla base dei pali si erano formate delle scure pozze di lordura. Di l a
poco esse si trasformarono in un vero e proprio acquitrino di escrementi che riempiva la trincea e
scintillava sotto la luce della luna. Dalle acque nere spuntava un enorme mucchio di rifiuti a forma di
cono, con la base immersa e tracimante oltre il bordo della trincea e la sommit percolante in uno
stretto condotto di scolo che risaliva fino alla palizzata sopra di loro.
Prasutago afferr un braccio delloptio e gli indico il condotto. Catone annu e iniziarono
lascesa verso lultima linea di difesa della fortezza. Pi salivano, pi pungente si faceva il fetore. A un
certo punto laria divenne talmente irrespirabile che Catone si sent soffocare per via della bile che gli
risaliva in gola. Respinse disperatamente il bisogno di vomitare per non rischiare che il rumore potesse
richiamare lattenzione. Alla fine raggiunsero la palizzata e crollarono a terra, sfiniti, accanto al fetido
condotto. Sullimboccatura era stata costruita una piccola base di legno sporgente dal muro, dotata di
unapertura quadrata nella quale venivano gettati i rifiuti. La palizzata sembrava deserta; si udiva solo il
fracasso dei Durotrigi che facevano baldoria. Prasutago si infil nel condotto, cercando lequilibrio sul
terreno viscoso. Si mise direttamente sotto lapertura, afferr la base della palizzata che si trov davanti
e fece segno a Catone di seguirlo.
Di fronte allimmagine di un paio di Durotrigi che, passando di l, la facevano in testa al
valoroso iceno, Catone non riusc a trattenere una risatina. Prasutago lo guard furioso e indic con una
mano lapertura.
Scusa, sussurr Catone arrampicandosi. Nervoso.
Togli mantello, gli ordin Prasutago.
Catone slacci la fibbia e lasci cadere il mantello di Boudicca. Trovandosi allimprovviso
completamente nudo, laria gelida lo fece rabbrividire.
Su!, gli sibil Prasutago. Sopra me.
Catone appoggi le mani sulle spalle del guerriero e si iss finch non si ritrov con le
ginocchia ai lati della sua testa. A quel punto allung una mano verso il bordo dellapertura. Sotto di lui
Prasutago grugn per lo sforzo di tenersi dritto e per un istante vacill pericolosamente. Catone stese
velocemente le braccia in alto e afferr la struttura di legno. Tir lentamente fin quando non riusc ad
appoggiare un gomito e poi un piede sul bordo. Il resto fu semplice. Si distese senza fiato sulle tavole
di legno, osservando il centro della fortezza che si apriva davanti ai suoi occhi.
Vicino a lui cera un ampio raggruppamento di recinti per animali tirati su in fretta e furia, pieni
di pecore e maiali che razzolavano tra gli avanzi di cibo deposti allinterno di ogni recinto. Alcuni
contadini erano impegnati con dei forconi a smuovere il foraggio invernale allinterno di un grosso
recinto di cavalli. Pi lontano, sulla destra, cerano alcune capanne tonde con la tipica copertura in
paglia, disposte attorno a una struttura enorme, rischiarata in maniera lugubre da un grande fuoco che
ardeva sul vasto spazio aperto prospiciente. Intorno al fal sedevano, in piccoli gruppi, parecchie
persone: bevevano e acclamavano a gran voce un paio di guerrieri che lottavano davanti a loro,
proiettando lunghe ombre danzanti sul terreno. Mentre Catone osservava la scena, uno dei due uomini
fu sbalzato a terra e dagli spettatori si lev un boato.
Sulla sinistra, invece, cera un recinto isolato. Il piazzale era attraversato da una palizzata
interna, interrotta solo da un cancello, sui cui lati due bracieri creavano luminose pozze di luce. Vi si
scaldavano quattro druidi armati di lunghe lance. A differenza dei loro alleati durotrigi, non bevevano e
sembravano in allerta.
Catone riabbass la testa nellapertura.
Torno subito. Aspetta qui!.
Addio, romano.
Torner, bisbigli rabbiosamente Catone.
Con cautela si alz e percorse la breve rampa che dalla palizzata scendeva tra i recinti degli
animali. Quando vi pass accanto, alcune pecore lo guardarono con quel sospetto tipico di una specie
legata alluomo da una relazione stretta ma unilaterale di natura alimentare. A terra, nei pressi di un
recinto, Catone vide un forcone di legno e si chin a raccoglierlo. Il cuore gli batteva a ritmo folle e
ogni tendine del suo corpo lo esortava a voltarsi e a fuggire. Dovette far appello a tutta la sua forza di
volont per proseguire, avanzando lentamente in direzione della grande zona recintata sorvegliata dai
druidi, tenendosi quanto pi lontano possibile dai contadini. Se qualcuno gli avesse parlato, sarebbe
stato spacciato. Si ferm a ogni recinto come se stesse controllando gli animali, lanciando dentro di
tanto in tanto del foraggio fresco. Se sulle prime gli animali rimanevano stupiti per quella razione extra
di cibo, non tardavano poi a superare la sorpresa iniziale gettandovisi famelici.
Il cancello del recinto dei druidi era aperto: allinterno Catone scorse alcune capanne di
dimensioni pi ridotte e altri sacerdoti sistemati attorno a piccoli fuochi, tutti avvolti nei caratteristici
mantelli neri. Lapertura, per, era angusta e di conseguenza anche la visuale era limitata. Catone si
fece coraggio e inizi ad avvicinarsi al cancello, spostandosi lungo la fila di gabbie fin quando si
ritrov a circa cinquanta passi dal vasto recinto. Di quando in quando arrischiava uno sguardo in
direzione del cancello cercando di non dare nellocchio. In un primo momento le sentinelle lo
ignorarono, poi una di esse decise che Catone si stava soffermando troppo nei paraggi. Luomo sollev
la lancia e sincammin lentamente.
Catone si volt verso la recinzione pi vicina, facendo finta di non avere notato la sentinella, e
si chin sul forcone. Il cuore, nel frattempo, sembrava impazzito, e lui si accorse di un certo tremore
delle braccia che nulla aveva a che fare con il freddo. Avrebbe dovuto scappare a gambe levate, pens:
riusciva quasi a sentire la gelida punta di acciaio della lancia del druido che schizzava nelloscurit e si
conficcava nella sua schiena mentre lui fuggiva. Quel pensiero lo terrorizz. E se la guardia gli avesse
rivolto la parola? Il risultato sarebbe stato comunque lo stesso.
Sent il rumore dei passi del druido, poi luomo lo chiam. Catone chiuse gli occhi e deglut, poi
si volt con aria indifferente. Quella sarebbe stata la vera prova del travestimento di Prasutago: in vita
sua, Catone non si era sentito mai pi romano di quel momento.
Arrivato a non pi di dieci passi da lui, il druido gli url qualcosa e con la lancia punt in
direzione delle distanti capanne dei Durotrigi. Catone si rialz e guard, a occhi spalancati, stringendo
la presa sul forcone. Il druido url di nuovo qualcosa e si incammin rabbiosamente verso di lui.
Quando Catone si ferm, fissando il suolo e tremando, quello lo fece voltare e gli diede un calcio sul
sedere, spingendolo via dalla recinzione e verso i contadini che si stavano occupando di altri animali.
Catone si allontan carponi, e dalle altre guardie al cancello si lev un coro di risate. Alla vista dei suoi
glutei, il druido gli scagli dietro la lancia, mancandolo solo per un pelo quando Catone schizz in
piedi e corse via. Luomo gli url ancora qualcosa alle spalle, scatenando un altro boato di risate tra i
compagni, poi si volt e torn al suo posto.
Catone continu a correre tra i recinti finch non fu sicuro di essere fuori della visuale dei
druidi. A quel punto, si accovacci e tent di riprendere fiato, terrorizzato ma al tempo stesso eccitato
dalla fuga. Non era stato difficile trovare il vasto recinto, ma adesso doveva trovare anche il modo per
entrarvi. Si sollev e, attraverso le nuvole di vapore dellalito degli animali stipati, sbirci al di l delle
recinzioni, in direzione della zona dei druidi. Se la vista non lo ingannava, la palizzata sporgeva
leggermente nascondendo il cancello. Se fosse riuscito ad avvicinarsi, costeggiando la base della
recinzione principale della fortezza fin oltre la sporgenza, forse avrebbe trovato il modo di scavalcare la
parete di legno, fuori dalla vista dei druidi di guardia al cancello.
Torn quindi verso il canale di scolo fin quando non si trov a circa duecento piedi dalle
guardie. Il terreno attorno ai recinti degli animali era privo di erba ma coperto di fango. Catone si stese
prono e, strisciando, inizi ad aggirare lentamente il recinto dei druidi fino al punto in cui le gabbie
degli animali si protendevano fin quasi a toccare la palizzata difensiva. Le assi di legno erano state
accorciate e terminavano a filo con quelle della palizzata. Quello era lunico punto in cui forse sarebbe
riuscito a introdursi.
Continu ad avanzare lentamente, evitando movimenti bruschi che potessero attirare
lattenzione delle guardie. Se lavessero sorpreso di nuovo l, non si sarebbero limitati allo scherno. Gli
sembr di metterci ore, ma alla fine super la curvatura della sporgenza, fuori della visuale delle
guardie, e pens di potersi addirittura arrischiare in una corsa rapida verso langolo del muro. Lanci
unultima occhiata veloce agli uomini, poi si alz e bruci la distanza che lo separava dal punto in cui
la sporgenza toccava la palizzata, accucciandosi immediatamente dopo nel buio che ne caratterizzava la
base. Poi unaltra rapida occhiata. Sembrava non lavessero visto. Risal la superficie della palizzata
difensiva e guard allinterno del vasto recinto. Vide decine di druidi, molti pi di quei pochi che
stavano attorno al fuoco. Gran parte di essi dormiva a terra, e Catone suppose che dovessero esservene
altri nelle capanne addossate al perimetro interno della palizzata. Molti erano svegli e lavoravano a
strutture di legno non troppo dissimili dalle catapulte delle legioni. Era evidente che stavano costruendo
singolari pezzi di macchine da guerra. Esamin attentamente linterno, ma la moglie e il figlio del
generale potevano anche trovarsi in una qualsiasi delle tante capanne. Rifiutandosi di cedere alla
disperazione, scrut ancora una volta tra di esse. Stava quasi per darsi per vinto, quando finalmente
individu la gabbia. Davanti a una delle capanne pi grandi, mezzo nascosta dallombra del tetto
sporgente, cera una piccola gabbia di vimini con pali di legno che ne sbarravano lentrata. Dietro di
essi, appena visibili alla pallida luce lunare, due visi osservavano i druidi al lavoro. Ai lati della gabbia,
cerano alcune guardie con le lance appoggiate a terra.
Alla vista dei poveri prigionieri Catone si sent mancare. Non cera modo di potersi avvicinare a
loro, assolutamente nessun modo. Se avesse tentato di arrampicarsi e scavalcare la parete di legno,
lavrebbero sicuramente visto. E se invece, in virt del pi incredibile dei prodigi, fosse riuscito a
passare inosservato, come avrebbe potuto fare poi, da solo, a tirarli fuori dalla gabbia? Il destino aveva
ritenuto opportuno farlo arrivare fin l, ma quello era tutto.
Ridiscese a terra, consapevole che non cera modo di raggiungere gli ostaggi senza finire ucciso
a sua volta. Sebbene avesse sempre saputo che si trattava di unimpresa impossibile, averne la
conferma definitiva era comunque difficile da accettare. Aveva le mani legate. Doveva andarsene
allistante.
Torn al canale di scolo con la stessa cautela dellandata, e quando fu sicuro di non essere visto,
si chin allinterno dellapertura.
Prasutago, bisbigli.
Dal pendio unombra emerse e si mosse verso di lui. Quando il guerriero iceno si fu posizionato
sotto il buco, Catone vi si lasci cadere dentro, ma manc la presa e capitombol verso il canale. Una
mano forte si chiuse attorno alla sua caviglia e lo blocc a un palmo dagli escrementi e dallurina che
colavano gi dalle pareti ripide del canale. Con uno strattone, Prasutago lo tir di nuovo sullerba e un
istante dopo gli croll accanto.
Grazie, disse Catone col fiato corto. Ho veramente pensato di ritrovarmi con la merda fino
al collo.
Tu trovati?
S, rispose mesto. Li ho trovati.
...
.
...
CAPITOLO TRENTATR.
...
.
...
Lindomani, a mezzogiorno, arriv la Seconda Legione. Dallalbero che usavano come
osservatorio Catone scorse un sottile schieramento di uomini a cavallo che da est si avvicinavano alla
Grande Fortezza. Sebbene da quella distanza non vi fosse alcun modo per accertarne lidentit, la loro
dispersione era tipica delle truppe di ricognizione inviate in avanscoperta a precedere un esercito
romano. Catone sogghign soddisfatto e per la felicit diede dei pugni contro il tronco dalbero. Dopo
aver percorso furtivamente in lungo e in largo e per tutti quei giorni le terre dei Durotrigi, dormendo
alladdiaccio nel costante terrore di essere scoperto, il pensiero che la Seconda Legione fosse cos
vicina gli riemp il cuore di tenera e confortante nostalgia. Si sentiva come allindomani di una riunione
di famiglia e la cosa lo commosse pi di quanto si aspettasse. Dovette sciogliere un doloroso nodo alla
gola prima di riuscire a dare una voce di sotto a Prasutago. La cima dellalbero vacill pericolosamente
quando il guerriero iceno inizi ad arrampicarsi per raggiungerlo.
Piano, amico, brontol Catone, stringendo la presa. Vuoi che sappiano tutti che siamo qui?.
Prasutago si ferm qualche ramo sotto di lui e indic in direzione della fortezza. Anche il
nemico aveva avvistato gli esploratori e lultima delle ronde durotrigie stava gi marciando verso la
porta principale. Di l a poco le mura avrebbero iniziato a brulicare di locali, certi di poter impedire ai
Romani di conquistare la loro Grande Fortezza. Ormai Catone e Prasutago non correvano pi alcun
rischio: larrivo della legione li affrancava dalla necessit di rimanere nascosti, cos loptio si calm.
Bene. Ma attento a non rompere il tronco.
Eh?. Prasutago lo guard con aria confusa.
Catone indic lesile tronco. Fai attenzione.
Prasutago lo scroll giocosamente per saggiarne la resistenza, facendo quasi precipitare Catone,
e poi annu.
Catone digrign i denti, irritato. Torn poi a guardare verso est, oltre gli esploratori, aguzzando
la vista per individuare le prime avvisaglie del corpo principale della Seconda Legione.
Pass circa unora prima che lavanguardia emergesse dalla bruma distante che rivestiva colline
e foreste. La prima delle coorti fu segnalata da un tenue lucore ondeggiante, prodotto dal sole che si
rifrangeva su elmi e armi tirati a lucido. Poco a poco la testa della legione lontana si trasform in una
lunga colonna simile a un serpente che strisciava languidamente sul terreno. La colonna era presidiata
da ufficiali a cavallo che ne percorrevano i fianchi per assicurare che nulla interrompesse il passo
regolare e disciplinato dellavanzata. Su ogni fianco, a una certa distanza dalla legione, altri esploratori
assicuravano una difesa da eventuali attacchi a sorpresa. Verso il fondo avanzava pesantemente la
massa scura del convoglio delle salmerie e delle macchine da guerra e, a chiudere, la coorte di
retroguardia. Catone fu sorpreso dalle dimensioni del convoglio delle macchine da guerra: era molto
pi grande del normale effettivo di una legione. Evidentemente il legato era riuscito in qualche modo a
procurarsi dei rinforzi. Bene, pens Catone mentre guardava la Grande Fortezza. Ne avrebbero avuto
un gran bisogno.
 ora di andare a scambiare qualche parola con Vespasiano, mormor Catone, dando poi un
colpetto sulla spalla di Prasutago con il piede. Va gi, ragazzo!.
Scesero velocemente dalla cima della collina per cercare Boudicca e riferirle la notizia. Poi
uscirono cautamente dalla foresta e si incamminarono a est verso la legione in avvicinamento.
Superarono alcune casupole in cui, in periodi pi pacifici, i contadini riuscivano a sopravvivere
dignitosamente coltivando la terra e allevando pecore e maiali e forse anche altri tipi di bestiame.
Adesso quelle casupole erano deserte: i contadini, le loro famiglie e gli animali avevano trovato riparo
allinterno della Grande Fortezza contro i terribili invasori che marciavano sotto le ali delle loro aquile
dorate.
Catone e i compagni superarono il luogo in cui solo qualche giorno prima era stato assaltato il
carro dei druidi e videro che sui solchi del sentiero cera ancora sangue, secco e nero. In quel momento,
Catone ripens a Macrone e crebbe in lui la preoccupazione di scoprire, una volta raggiunta la legione,
quale fosse stato il destino del suo centurione. Sembrava impossibile che Macrone potesse morire. Il
reticolo di cicatrici che portava sulla pelle e la sconfinata fiducia nella propria indistruttibilit erano la
testimonianza di una vita che, seppur carica di pericoli, era comunque affascinante. Era facile
immaginare, di l a molti anni, un Macrone ormai vecchio e ingobbito, in una qualche colonia per
veterani, che raccontava allinfinito storie sulla sua vita militare, ma non ancora troppo vecchio per
sbronzarsi e farsi ogni tanto una scazzottata con altri anziani combattenti come lui. Era quasi
impossibile immaginarlo, invece, freddo e morto. Quella spaventosa ferita alla testa, comunque, faceva
temere il peggio. Catone lavrebbe scoperto presto e tremava al solo pensiero.
Mentre attraversavano il ponte, spuntarono gli esploratori. Un decurione dallaspetto arrogante
 pennacchio lindo e morbidi calzari di cuoio alti al ginocchio  li raggiunse al piccolo galoppo
scendendo dal pendio, accompagnato da met del suo squadrone. Lufficiale estrasse la spada e url un
ordine di carica.
Catone si spinse davanti a Boudicca e inizi a fare segnali con le armi. Accanto a lui, Prasutago
rimase confuso e si volt per capire contro chi la cavalleria potesse aver lanciato la carica. Arrivato a
breve distanza dal ponte, il decurione tir a s le redini e sollev la spada per rallentare i suoi uomini,
chiaramente deluso di scoprire che quei tre laceri vagabondi non erano in cerca di scontri.
Sono romano!, url Catone. Romano!.
Il cavallo del decurione si ferm ad appena un palmo dalla faccia delloptio, agitandogli i
capelli con il suo fiato.
Romano?. Il decurione lo esamin, sospettoso. Non ci credo!.
Catone abbass lo sguardo su se stesso e vide gli intricati motivi disegnati da Prasutago che
spuntavano dalla tunica aperta sul davanti, poi si tocc la faccia rendendosi conto che anchessa doveva
portare ancora i segni del camuffamento della notte precedente.
Oh, capisco. Non guardate questi segni, signore. Sono loptio della Sesta Centuria, Quarta
Coorte. In missione per il legato. Devo parlargli immediatamente.
Oh, davvero?. Il decurione non era affatto convinto, ma non aveva neanche un grado
sufficiente per potersi assumere la responsabilit di una decisione in merito a quelluomo dallaspetto
miserevole e ai suoi due compagni. E anche loro sono Romani, suppongo.
No, guide icene, lavorano con me.
Mmm.
Ho urgente necessit di parlare con il legato, gli ramment Catone.
Questo lo vedremo quando raggiungeremo la legione. Per il momento, montate in sella con i
miei uomini.
Tre degli esploratori furono incaricati del compito e controvoglia aiutarono Catone e gli altri a
salire in sella dietro di loro. Loptio pass un braccio attorno alla vita del soldato capitatogli, e quello
reag brontolando.
Faresti meglio a tenere le mani sul pomello della sella.
Catone obbed e il decurione fece girare la colonna per ripartire al trotto su per il pendio.
Raggiunto il crinale della collina, loptio constat con un sorriso di soddisfazione lo stato di
avanzamento della legione, sebbene essa fosse arrivata sul posto solo unora prima. Davanti a loro, a
poco pi di un miglio di distanza, vide lo schieramento degli schermagliatori. Alle loro spalle, il corpo
principale della legione era gi nel pieno della costruzione dellaccampamento mobile: stavano
accumulando la terra estratta dal fossato esterno allinterno del perimetro in cui sarebbe sorto il vallo
difensivo. Oltre laccampamento, le macchine della legione stavano ancora avanzando faticosamente
per mettersi in posizione. Ma non cera traccia di agrimensori che facessero rilevazioni del terreno
circostante la fortezza.
Non  prevista circonvallazione?, chiese Catone. Come mai?
Chiedilo al tuo amico legato quando gli parlerai, gli rispose rudemente lesploratore.
Per il resto della cavalcata, Catone mantenne il silenzio e, con qualche difficolt in pi,
lequilibrio. Il decurione fece fermare la squadra appena allinterno della zona individuata come uno
dei quattro accessi principali della legione. Il centurione di servizio si alz dal tavolo di lavoro e si
avvicin. Catone ne riconobbe immediatamente il viso, sebbene non ne ricordasse il nome.
Coshai l, Manlio?
Li ho trovati mentre si dirigevano verso la fortezza, signore. Il giovane dice di essere romano.
Ah s?. Il centurione sorrise.
Comunque parla un latino fluente.
Un ottimo schiavo, allora, disse il centurione con un ghigno.
Catone salut. Optio Quinto Licinio Catone a rapporto, signore. Di ritorno da una missione per
il legato.
Il centurione guard Catone pi da vicino e quando ricolleg tutto fece schioccare le dita. Sei
sotto il comando di quel matto di Macrone, giusto?
Macrone  il mio centurione, esatto.
Povero bastardo.
Catone si sent percorrere da un brivido gelido, ma prima che potesse chiedere notizie di
Macrone, il centurione ordin al decurione di presentarsi direttamente al quartier generale e fece segno
alla squadra di entrare. Avanzarono al trotto lungo lampio viale, tra file di picchetti che segnalavano ai
legionari il punto in cui erigere le tende di pelle di capra una volta che il fossato difensivo e il vallo
dellaccampamento fossero stati completati. Al centro del sito era gi stata issata la tenda del quartier
generale del legato, circondata dai cavalli degli ufficiali assicurati a uno steccato provvisorio. Il
decurione fece segno alla squadra di fermarsi e, smontato di sella, disse a Catone e agli altri di seguirlo.
Queste persone vogliono vedere il legato, annunci al comandante della guardia del corpo di
Vespasiano. Il centurione di servizio li ha autorizzati a entrare.
Attendete qui.
Qualche istante dopo, Catone, Boudicca e Prasutago furono introdotti nella tenda dal segretario
personale di Vespasiano. Dapprima Catone sgran gli occhi: dopo gli stenti dei giorni precedenti, era
difficile riabituarsi al lusso degli alloggi concessi al comandante della Seconda Legione.
Era stata stesa una pavimentazione di tavole e su di essa, proprio al centro della tenda, stava
lampio tavolo tattico di Vespasiano, circondato da sgabelli imbottiti. In ogni angolo ardevano dei
bracieri che riscaldavano linterno della tenda. Da una parte, su un basso tavolino, era appoggiato un
vassoio con della carne fredda e un boccale di vetro pieno di vino. Seduto dietro il proprio tavolo,
Vespasiano fin di firmare un documento e lo riconsegn a un cancelliere con un rapido gesto di
congedo. Sollev poi lo sguardo, sorridendo in segno di saluto, e indic gli sgabelli sullaltro lato del
tavolo.
Se fossi in te, optio, muterei il mio aspetto quanto prima. Non vorrei mai che una stupida
recluta ti infilzasse con la lancia scambiandoti per uno del luogo.
Lo far, legato.
Suppongo tu abbia bisogno di un buon pasto e di qualche altra comodit.
Oh s, rispose Catone, e indicando Prasutago e Boudicca aggiunse: Ne abbiamo proprio
bisogno.
Non appena avrai terminato il tuo rapporto, tagli corto Vespasiano. Boudicca mi ha riferito
alcuni dettagli qualche giorno fa. Suppongo ti abbia raccontato cos successo nel frattempo. Tu,
invece, coshai da dirmi?
La moglie e il figlio del generale sono ancora nelle mani dei druidi, nella fortezza. Li ho visti
io stesso la scorsa notte.
La scorsa notte? Come?
Mi sono introdotto l dentro. Ecco perch ho questo aspetto.
Sei entrato? Sei forse pazzo, optio? Ti rendi conto di cosa ti sarebbe accaduto se ti avessero
sorpreso?
Penso proprio di s, signore. Catone corrug la fronte ripensando al destino toccato a
Diomede. Ma avevo promesso a Pomponia che lavrei salvata. Le avevo dato la mia parola, legato.
Un po imprudente da parte tua, allora. Non trovi?
S.
Fa nulla.  mia intenzione attaccare la fortezza quanto prima. Li salveremo noi in questo
modo.
Chiedo venia, legato, lo interruppe Boudicca. Prasutago conosce i druidi e mi dice che non
li lasceranno in vita. Nel momento in cui sar evidente che la legione  ormai prossima alla conquista
della fortezza, non avranno pi motivo di risparmiarli.
Probabile, ma se Plauzio confermer lordine di uccidere i nostri prigionieri druidi, Pomponia
e suo figlio moriranno comunque. Almeno potremo tentare di salvarli nel trambusto dellattacco.
Legato?
S, optio?
Ho osservato la disposizione interna della fortezza. Attaccherete laccesso principale?
Naturalmente, sorrise Vespasiano. Suppongo che questo trovi la tua approvazione.
Legato, la zona recintata dei druidi si trova sul versante opposto della fortezza. Una volta
compresa la situazione, avrebbero tutto il tempo di tornare indietro e uccidere gli ostaggi e noi non
avremmo speranze di farcela. Boudicca ha ragione. Appena attaccherete la porta principale, loro li
uccideranno.
Capisco. Vespasiano riflett qualche istante. Allora non ho scelta. Devo attendere larrivo
della risposta di Plauzio. Se ha annullato lordine, potremo forse ancora negoziare con i druidi.
Fossi in voi, non riporrei troppe speranze neanche in questo, disse Boudicca.
Vespasiano la guard accigliato e poi si volt di nuovo verso Catone.
Per nulla facile, dunque, eh?
No, legato.
Cosa mi sai dire delle condizioni allinterno della fortezza? Quanti sono? Che armi hanno?.
Catone aveva previsto la domanda e aveva gi la risposta pronta. Non pi di ottocento
guerrieri. Perlomeno il doppio di non combattenti, e forse ottanta druidi. Stavano lavorando su qualcosa
che sembrava la struttura di una catapulta, per cui una volta dentro, potremmo dover fronteggiare una
pioggia di colpi.
Gli terremo testa, disse Vespasiano soddisfatto. Il generale ha fatto trasferire al mio
comando le macchine da guerra della Ventesima. Saremo in grado di scatenargli addosso una bella
furia per tenerli indietro mentre le coorti dassalto caricheranno contro la porta.
Me lo auguro, legato, rispose Catone. La porta  lunica soluzione. I fossati sono pieni di
pali appuntiti.
Me laspettavo. Vespasiano si alz in piedi. Non dobbiamo dirci altro. Dar ordine di
portarvi un pasto caldo e di farvi preparare un bagno. Posso offrirvi questo, almeno come ricompensa
per il lavoro che avete fatto.
Grazie, signore.
Oltre alla mia pi profonda gratitudine a te e a tuo cugino. Il legato inchin la testa in
direzione di Boudicca. Roma non mancher di dimostrare la propria riconoscenza agli Iceni per il
supporto in questa questione.
A che servono del resto gli alleati?, sorrise Boudicca. Mi aspetterei che Roma facesse
altrettanto per me, se i miei figli fossero in pericolo.
Be, s, annu Vespasiano. Assolutamente.
Li accompagn alluscita tenendo, cortesemente, il lembo della tenda sollevato. Uscendo,
Catone si ferm, preoccupato in volto.
Legato, unultima cosa, se posso.
Certo, il tuo centurione.
Catone annu. ȅ sopravvissuto?
 vivo, da quello che so.
Si trova qui?
No, ho rimandato i feriti indietro a Calleva con una scorta un paio di giorni fa. Abbiamo
allestito un ospedale l. Il tuo centurione ricever le migliori cure.
Oh. Quellennesima incertezza ricadde di peso sul cuore delloptio.  quanto di meglio si
potesse fare, suppongo.
 cos. Adesso dovete scusarmi. Vespasiano era sul punto di voltarsi e tornare al suo tavolo
quando ud voci concitate allesterno della tenda.
Ma che cosa sta succedendo l fuori?.
Super Catone e usc a passo deciso, rimanendo impantanato nel fango. Loptio e gli altri lo
seguirono rapidi. Non fu necessario chiedere quale fosse il motivo della concitazione, giacch ogni
uomo della Seconda Legione poteva vederlo da s: in alto, sulla piana della Grande Fortezza, al di
sopra della palizzata, stava lentamente spuntando una strana struttura. Il sole era gi basso
sullorizzonte a occidente, lenorme mole della fortezza e lo strano congegno si stagliavano contro il
cielo infiammato dalla luce arancione. La struttura si stava sollevando molto lentamente, manovrata da
mani invisibili che agivano su una serie di funi. Mentre Catone guardava, la consapevolezza di ci che
stava accadendo davanti ai suoi occhi lo colp come un pugno e lui si agghiacci fin nelle viscere.
La costruzione era ormai prossima a ergersi in verticale e tutti capirono di cosa si trattava: un
enorme fantoccio di vimini, di forma grossolana ma inequivocabile, unombra nera contro il sole che
tramontava, trapassata da raggi di luce.
Il legato si gir verso Boudicca e disse: Chiedi al tuo uomo quando pensa che daranno fuoco a
quel coso.
Domani notte, tradusse lei. In occasione della Festa della Prima Germogliatura, quando la
moglie e il figlio del vostro generale moriranno.
Catone si avvicin al legato. Penso che il messaggio del generale non sia pi cos importante,
signore.
No, infatti attaccheremo domani mattina.
Catone sapeva perfettamente che ogni attacco avrebbe dovuto essere preceduto da un lungo
bersagliamento delle difese nemiche, e solo allora i legionari avrebbero potuto tentare di far breccia. E
se i Britanni fossero riusciti a tenere indietro i Romani?
Un pensiero disperato raggiunse Catone: la sua mente inizi a lavorare freneticamente nel
tentativo di escogitare un piano folle, irto di terribili pericoli; ma forse anche lultima occasione che
avevano di riuscire a trarre in salvo Pomponia ed Elio dalle fiamme del gigantesco fantoccio di vimini.
Vespasiano, forse c ancora un modo per salvarli, disse calmo. Se potrete mettermi a
disposizione venti uomini in gamba e Prasutago.
...
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...
CAPITOLO TRENTAQUATTRO.
...
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...
Molto prima dellalba, il piazzale antistante la porta principale della fortezza risuonava gi dei
rumori dellattivit: i colpi ritmici dei pesanti pali per compattare e livellare il terreno per le piattaforme
delle macchine da guerra; lininterrotto cigolio delle ruote dei carri che venivano spostati per piazzare
baliste e catapulte; i grugniti di stanchezza degli uomini che sollevavano i pesanti meccanismi di legno
inserendoli nei loro alloggiamenti. I soldati scaricarono e accumularono munizioni nei pressi delle
armi, poi iniziarono un controllo sistematico delle funi di torsione e degli argani, e unattenta
lubrificazione dei meccanismi di sgancio.
I Durotrigi nel frattempo si erano allineati lungo i muri difensivi del cancello e cercavano di
scorgere nella semioscurit cosa stava accadendo sotto di loro. Lanciarono anche frecce infuocate
tracciando alti archi luminosi verso le linee romane, nella speranza di riuscire a intravedere cosa i
nemici stessero preparando. La loro gittata, per, era assai corta e le frecce riuscivano a malapena a
raggiungere il vallo pi esterno, cos non gli fu possibile sapere cosa si stava mettendo in cantiere per
loro. Con il favore del buio, gli schermagliatori romani si erano spinti avanti e avevano ingaggiato
piccole ma feroci azioni contro gli esploratori durotrigi nelle vicinanze dellaccesso principale; alla
fine, per, i locali si erano stancati di combattere e avevano richiamato tutte le truppe allinterno della
palizzata in attesa dellalba.
Quando finalmente il cielo inizi a rischiararsi, Vespasiano ordin alla Prima Coorte di
posizionarsi sulla linea di partenza e di prepararsi allavanzata. La coorte era accompagnata da squadre
di genieri che trasportavano scale e arieti. Era stata dispiegata anche una centuria con archi compositi
perch fornisse una copertura ravvicinata di supporto nel momento in cui la coorte avrebbe forzato
laccesso principale. Tutti erano pronti: scure truppe di uomini silenziosi, protetti da pesanti corazze e
armi affilate, e con il cuore carico della tensione e dellapprensione che solitamente accompagnavano
assalti di tale pericolosit. Affrontare una battaglia pianificata non era niente in confronto a ci che si
apprestavano a compiere, e persino le reclute pi giovani ne erano pienamente consapevoli.
Alla fine del fuoco delle baliste contro la palizzata, la Prima Coorte si sarebbe trovata sotto una
pioggia battente di frecce, pietre e altri proiettili lanciati dalle catapulte. A causa della tortuosit delle
rampe di avvicinamento, uno dei due fianchi della formazione si sarebbe trovato esposto al tiro nemico
ancor prima di raggiungere laccesso principale, dopodich avrebbero dovuto resistere ancora mentre la
porta veniva abbattuta. Solo a quel punto avrebbero potuto affrontare il nemico corpo a corpo.
Naturalmente, dopo le durissime prove che avevano dovuto subire, i legionari avrebbero voluto il
sangue dei Durotrigi non appena si fossero trovati a portata di gladio. Per questo motivo, Vespasiano
aveva personalmente istruito ogni ufficiale della coorte affinch vigilasse bene su Catone e i suoi e
facesse tutto il possibile per prendere prigionieri. Disse loro che gli servivano schiavi vivi, per
restaurare la sua casa sul colle Quirinale, una volta tornato a Roma. Gli ufficiali avevano riso, come del
resto Vespasiano si aspettava, e il legato sper che quellavvertimento potesse bastare a evitare che,
una volta dentro, i legionari massacrassero per errore Catone e i suoi uomini.
Tutto  pronto, Vespasiano, gli rifer il tribuno Plinio.
Benissimo. Vespasiano salut e si guard alle spalle.
Lorizzonte a oriente si stava facendo luminoso. Si volt e fiss la minacciosa, immensa mole
della fortezza. Al di sopra della palizzata svettava il gigantesco fantoccio di vimini con un groviglio
marrone di rami e giunchi, che diventava sempre pi visibile mentre lalba lentamente ma
inesorabilmente sorgeva, dissipando le ombre della notte. Gli uomini sulla piattaforma delle macchine
attendevano immobili che dal legato giungesse lordine di cominciare a tirare: Vespasiano era riuscito a
radunare oltre un centinaio di robuste baliste, il cui braccio di lancio era pronto per essere messo in
tensione. I proiettili con la punta di ferro erano gi stati inseriti nelle apposite scanalature e indirizzati
verso le difese che circondavano la porta principale. I primi raggi di sole colpirono i luminosi elmi
bronzei dei Durotrigi allineati sulla palizzata, mentre pi in basso i legionari li osservavano nella fresca
oscurit. Lentamente la luce inizi a scendere lungo le pareti del vallo.
Vespasiano fece un cenno del capo a Plinio.
Catapulte!, tuon Plinio con le mani chiuse a coppa attorno alla bocca. Prepararsi!.
Laria dellalba si riemp del rumore sferragliante delle leve e dei grugniti affaticati degli
uomini che mettevano in tensione i bracci di lancio e assicuravano le funi di tiraggio. Quando anche
lultima squadra ebbe terminato, il rumore si spense e la scena si immobilizz.
Aprite il fuoco!, url Plinio.
I capisquadra spinsero in avanti le manette di rilascio e nelle orecchie di Vespasiano rimbomb
lesplosione secca dei bracci a torsione che scattavano in avanti e si richiudevano. Un sottile velo di
linee nere si lev in volo in direzione della palizzata. Come accadeva sempre, un certo numero di colpi
non arriv al bersaglio e si inabiss tra i pendii; altri lo oltrepassarono, sparendo oltre la palizzata dove
potevano comunque essere un pericolo. Le squadre allora presero atto del punto di caduta e regolarono
di conseguenza lelevazione. La maggior parte dei lanci, comunque, centr il bersaglio al primo colpo.
Vespasiano aveva gi assistito allimpatto di una raffica simile in precedenza, ma si meravigli lo
stesso della devastazione che in quelloccasione stava causando. Le teste di ferro dei pesanti proiettili
distrussero molte delle travi di legno della palizzata, facendo schizzare in aria nuvole di schegge e
trasformando la struttura in una sorta di bocca sdentata.
La seconda raffica fu pi irregolare della prima, giacch le squadre pi precise tirarono in
anticipo e di l a poco la disparit nei tempi di caricamento produsse scariche quasi ininterrotte dei
bracci a torsione. La palizzata venne abbattuta e molti guerrieri durotrigi pagarono a caro prezzo la
sconsideratezza di essere saliti sul terrapieno lanciando urla di sfida al nemico.
Vespasiano vide un uomo enorme che agitava una lancia finch un proiettile non lo centr in
petto facendolo saltare via. Un altro fu colpito in faccia, e venne decapitato: il busto rimase in piedi
ancora qualche istante, poi croll a terra.
Meno di unora dopo, le difese nei pressi della porta principale erano ormai quasi
completamente annientate, le travi che prima costituivano la palizzata erano ridotte a monconi striati di
rosso. Vespasiano fece un cenno al tribuno anziano. Fai entrare la coorte, Plinio.
Il tribuno si volt verso il trombettiere e gli ordin di chiamare lavanzata. Luomo appoggi le
labbra al bocchino ed emise una scala di note ascendenti. Quando dal vallo torn indietro leco della
chiamata iniziale, i centurioni della Prima Coorte diedero lordine di avanzare, e gli uomini si misero in
marcia verso le rampe di avvicinamento disposti in due ampie colonne. Il sole era basso nel cielo, e il
retro degli elmi dei soldati rifletteva migliaia di scintille luminose negli occhi dei compagni che
seguivano lo scontro dallaccampamento fortificato della legione. Corpose riserve di uomini si
tenevano pronte per accorrere in aiuto alla Prima Coorte, qualora questa fosse stata sopraffatta dai
Durotrigi. Altri contingenti si erano mossi durante la notte, posizionandosi, a distanza, nella zona
circostante la fortezza, pronti a intercettare eventuali nemici che avessero tentato la fuga dallaltro
versante, nel caso in cui la porta fosse stato abbattuta. Nulla era stato lasciato al caso.
La Prima Coorte, accompagnata dal suo distaccamento del genio, sal la rampa procedendo poi
parallelamente alla fortezza mentre ascendeva verso la prima curva a gomito. I pi arditi tra gli
assediati spuntarono immediatamente da dietro le macerie della palizzata scoccando frecce e lanciando
pietre contro le truppe compatte e corazzate dei legionari; nelle file romane iniziarono a cadere le prime
vittime, e i feriti tentavano di proteggersi con gli scudi in attesa di essere portati via nei punti di primo
soccorso. Altri rimasero a terra morti, sparpagliati sul sentiero.
Saettando sopra le teste degli uomini della Prima Coorte, le raffiche delle baliste continuavano a
tenere sgombri i terrapieni difesivi; di l a poco, per, quegli stessi colpi avrebbero iniziato a essere
pericolosi anche per i Romani. Vespasiano, intanto, prendeva tempo e ritardava lordine di cessare i
lanci, preferendo rischiare un colpo mancato che permettere al nemico di accalcarsi di nuovo sulle
rovine dei valli e scaricare addosso ai legionari unaltra pioggia di frecce.
La coorte raggiunse il primo tornante a gomito e svolt, ripiegandosi quasi su stessa mentre
risaliva il tracciato verso la porta principale. I proiettili intanto schizzavano poco pi quindici piedi al
di sopra delle teste dei legionari, e gli ufficiali attorno a Vespasiano iniziavano ad agitarsi.
Ancora un po, mormor il legato.
Dalla piattaforma delle macchine arriv un rumore di legno scheggiato e Vespasiano si volt a
guardare. Il braccio di lancio di una delle baliste si era spezzato sotto il pesante carico. Dagli ufficiali si
sollev un coro di mormorii di preoccupazione. Il colpo della balista rotta non aveva superato il
secondo vallo e aveva centrato una fila di legionari scagliandoli fuori del tracciato in un ammasso
disordinato. Le file alle loro spalle ebbero un istante di esitazione, poi un centurione li spron infuriato
con il bastone di vite e lavanzata riprese.
Fermatevi!, url Vespasiano agli squadroni che controllavano le macchine. Fermatevi!.
Fortunatamente gli ultimi colpi risparmiarono le teste della Prima Coorte; immediatamente
dopo cal uno strano silenzio, prima che i nemici si rendessero conto del cessato pericolo. A quel
punto, lanciando urla di guerra, uscirono allo scoperto sparpagliandosi su ci che rimaneva delle difese
attorno e sopra la porta principale e investendo allimprovviso gli uomini della Prima Coorte con una
pioggia di frecce e pietre. Lufficiale al comando della coorte, il centurione pi anziano ed esperto
dellintera legione, diede lordine di formare la testuggine e, nel giro di qualche secondo, la turba fu
completamente circondata e sormontata da un muro di scudi. Il ritmo dellavanzata immediatamente
rallent, ma almeno gli uomini erano riparati dai proiettili che, precipitandogli addosso dallalto,
rimbalzavano rumorosamente sulle ampie curvature degli scudi. Il fracasso dei colpi era chiaramente
udibile persino dal punto in cui si trovavano Vespasiano e i suoi ufficiali.
I soldati doppiarono lultimo tornante e iniziarono ad attraversare lo spazio tra un vallo e la
porta principale. Quello era il momento pi pericoloso dellintera operazione di attacco. Gli uomini si
trovavano sotto un fuoco incrociato che non avrebbe permesso loro di schierare lariete contro la porta
se non dopo che il vallo fosse stato preso. Il centurione anziano conosceva il suo lavoro e in toni calmi
e misurati diede lordine alla Prima Coorte di rompere la testuggine. Gli uomini si voltarono di scatto e
si lanciarono per il ripido pendio che conduceva alla sommit della fortificazione. I Durotrigi
sopravvissuti al fuoco delle baliste si scagliarono contro gli aggressori, sfruttando al massimo il
vantaggio della loro postazione pi elevata. Molti legionari caddero sotto le armi nemiche e
precipitarono gi per il pendio. I nemici erano per troppo pochi per poter contrastare i Romani, e
presto i feroci fendenti dei gladi dei legionari li decimarono.
Non appena il vallo fu sgomberato, i soldati armati di archi compositi raggiunsero di corsa la
cima e iniziarono a tirare contro i nemici che difendevano la porta, scoccando le frecce successive
accucciati dietro gli scudi della centuria che aveva conquistato lo sbarramento. I Durotrigi
reindirizzarono il tiro contro la nuova minaccia, attenuando cos la pressione sulla testuggine alla base
della porta. A quel punto gli uomini del genio poterono avanzare con lariete e sotto la copertura della
testuggine diedero inizio a una carica lenta ma costante contro le robuste travi della porta.
Quando i tonfi dellariete raggiunsero le orecchie di Vespasiano, il suo pensiero and
immediatamente a Catone e ai suoi uomini sullaltro versante della fortezza: anche loro avrebbero
sicuramente sentito lariete, segnale che potevano iniziare a muoversi.
Sotto il canale di scolo, la montagna di rifiuti e liquami allimprovviso prese vita. Se sulla
palizzata pi in alto ci fosse stata una sentinella, avrebbe avuto difficolt a credere ai propri occhi
vedendo un gruppo di quelli che sembravano guerrieri celti emergere da quel fetido monticolo e
iniziare a risalire silenziosamente lungo i due lati del canale in direzione dellapertura nelle recinzioni.
Mentre qualche ora prima i soldati del genio erano impegnati a livellare il terreno, un esiguo
gruppo di legionari, gli uomini migliori dellormai smembrata Sesta Centuria della Quarta Coorte,
aveva raggiunto il versante opposto della fortezza al comando del loro optio e dellenorme guerriero
iceno che era stato presentato loro poco tempo fa. Nudi e ricoperti delle pitture corporali azzurre
caratteristiche dei Celti, gli uomini erano armati con le lunghe spade della cavalleria, che potevano
facilmente essere scambiate per le armi dei locali. Prasutago li aveva guidati oltre i terrapieni e i fossati
protetti dai reticoli di cippi aguzzi fino al fetido cumulo di rifiuti. Una volta l, con silenziose
espressioni di disgusto, gli uomini si erano immersi in escrementi e liquami, e immobili erano rimasti
in attesa dellalba e dellassalto con lariete contro la porta principale.
Quando ud il primo distante tonfo dellariete, Catone spinse via da s la carcassa putrescente
del cervo sotto cui era rimasto nascosto fino a quel momento e prese a salire carponi verso la struttura
di legno. Con naturale agilit, Prasutago raggiunse la sommit del canale, e alloptio ricord una
scimmia che aveva visto molto tempo prima ai giochi circensi di Roma. Li seguirono gli altri soldati
che Catone aveva personalmente scelto, uomini addestrati di origine gallica che potevano confondersi
meglio tra i guerrieri britanni.
Quando raggiunsero la sommit del canale, i colpi dellariete si erano ormai fatti regolari,
scandendo lultima ora della fortezza e degli assediati. Catone indic lapertura e, come in precedenza,
Prasutago mise la sua possente mole in posizione. Catone si arrampic e con cautela fece capolino oltre
il bordo, sbirciando allinterno della fortezza, alla luce del giorno, questa volta. La piana che si apriva
davanti a lui era deserta. Sulla destra, oltre il gigantesco fantoccio di vimini, vide la massa scura dei
corpi accalcati attorno alla porta principale in attesa di scagliarsi sulla Prima Coorte non appena lariete
avesse abbattuto le massicce travi della struttura. Tra essi si distinguevano alcuni mantelli neri dei
druidi e Catone sorrise soddisfatto: le probabilit di riuscita per lui e i suoi uomini crescevano.
Loptio si iss oltre il bordo e protese una mano alluomo che lo seguiva. Uno dopo laltro, i
soldati superarono lapertura e strisciarono poi verso il recinto pi vicino. Per ultimo rimase Prasutago:
Catone si agganci saldamente alla struttura di legno della piattaforma e si allung con le braccia verso
liceno. Il guerriero afferr gli avambracci delloptio e si tir su, spostando la presa sul bordo
dellapertura appena gli fu possibile.
Ma gli Iceni sono tutti pesanti come te?, ansim Catone.
No. Mio padre pi grosso di me.
Strafelice che tu sia dei nostri, allora.
Raggiunsero gli altri uomini e Catone li guid poi tra i recinti in direzione della zona dei druidi.
In prossimit dellultima recinzione, fece segno agli uomini di rimanere immobili e lentamente sporse
la testa oltre la cannicciata, imprecando sottovoce contro i due druidi ancora di guardia al cancello. Le
sentinelle erano accovacciate e masticavano tozzi di pane, apparentemente incuranti della sanguinosa
battaglia nei pressi della porta. Catone tir indietro la testa e fece segno agli uomini di rimanere bassi.
Dovevano restare invisibili finch la porta non fosse caduta e pregare che nel frattempo i druidi non
avessero gi ucciso gli ostaggi.
Non sta andando molto bene, borbott Vespasiano, osservando da lontano lo scontro vicino
allingresso della fortezza. Gli uomini sul vallo erano per lo pi a terra e il tiro dei Britanni si stava
concentrando sui legionari ammassati contro la porta. Il terreno era gi una distesa degli scudi rossi e
delle armature a maglia dei Romani.
Potremmo richiamarli, signore, sugger Plinio. Far partire un altro fuoco di fila e ritentare.
No, rispose secco Vespasiano. Plinio lo guard, aspettando una spiegazione, ma il legato
rimase in silenzio. Qualsiasi allentamento della pressione sullentrata frontale avrebbe messo a
repentaglio la missione di Catone e dei suoi uomini. Per quanto ne sapeva Vespasiano, potevano essere
gi morti, ma lui doveva comunque agire supponendo che lattacco stava procedendo secondo i piani.
In quel momento solo Catone poteva salvare gli ostaggi e Vespasiano doveva dargliene la possibilit.
Questo significava che la Prima Coorte doveva rimanere sul campo di battaglia antistante laccesso
della fortezza. E cera anche unaltra ragione per cui doveva restare l: se Vespasiano avesse ordinato di
ridiscendere il terrapieno, avrebbe sicuramente perso molti pi uomini. Poi, mentre le baliste
riprendevano il tiro di sbarramento, i sopravvissuti al primo assalto avrebbero dovuto aspettare con la
consapevolezza di dover affrontare di nuovo i pericoli dellattacco, e Vespasiano sapeva benissimo
quale effetto avrebbe potuto avere quellattesa sul loro spirito combattivo. Ci di cui lass avevano ora
pi bisogno era un segnale di incoraggiamento, qualcosa che avrebbe potuto motivarli.
Fai venire il mio cavallo e preparane un altro per laquilifero.
Non vorrete forse salire lass, signore?. Plinio era sbalordito.
Prendi i cavalli.
Mentre gli animali venivano preparati, Vespasiano si strinse il laccio sotto lelmo. Guard
laquilifero e fu rassicurato dal suo perfetto autocontrollo, una delle qualit principali di cui dovevano
essere dotati gli uomini prescelti per lonore di trasportare laquila in battaglia. Alcuni schiavi
arrivarono di corsa con i cavalli e consegnarono le redini ai due uomini. Vespasiano e laquilifero
montarono in sella.
Signore!, disse Plinio. Se dovesse accadervi qualcosa, quali ordini lasciate?
Quello di espugnare la fortezza, ovviamente.
Con un rapido colpo di tallone, Vespasiano spron il cavallo in direzione della base della
rampa, attraversando il terreno aperto al galoppo, seguito dallaquilifero, le redini strette in una sola
mano e nellaltra lasta dellinsegna. Risalirono la prima rampa, doppiarono, sbandando, il primo
tornante a gomito e affrontarono la seconda. In quel punto, tra i lunghi dardi piumati che sembravano
essere spuntati direttamente dal terreno, i primi feriti romani giacevano in una pozza di sangue, trafitti
da frecce o colpiti da pietre. I soldati, vedendo avvicinarsi i due uomini a cavallo, si spostarono con
molta sofferenza sul lato del sentiero, e alcuni di loro riuscirono anche a lanciare acclamazioni per il
legato quando questi sfrecci loro accanto.
Svoltarono la seconda curva e, raggiunta la centuria di coda della coorte, tirarono le redini.
A piedi!, url Vespasiano allaquilifero che gli stava dietro balzando gi dalla sella. Gli
assediati sopra di loro li avvistarono immediatamente e un istante dopo il cavallo di Vespasiano nitr
trafitto al fianco da una freccia. Lanimale si impenn, agitando convulsamente le zampe anteriori,
prima di voltarsi e di lanciarsi gi per la rampa. Attorno al legato atterrarono altre frecce e pietre.
Vespasiano si gir e raccolse uno scudo che giaceva accanto al suo proprietario deceduto, laquilifero
ne trov un altro per s e insieme si lanciarono nella mischia.
Fate largo! Fate largo!, disse Vespasiano.
Udendo la voce del legato, i legionari si fecero da parte, alcuni con unespressione di evidente
meraviglia.
Ma che cosa state facendo quass?, sbott un giovane soldato impressionato.
Non pensavate mica di tenervi il nemico tutto per voi?, url Vespasiano quando gli pass
accanto. Avanti, ragazzi, un ultimo sforzo e vediamo di farla pagare a quei maledetti bastardi!.
Un coro di esclamazioni commosse si lev dagli uomini mentre Vespasiano e laquilifero si
facevano strada verso la porta sotto la pioggia di frecce e pietre. Quando finalmente raggiunse la piana
antistante al cancello di legno fortificato, Vespasiano tent di celare la propria disperazione di fronte
alla scena che gli si par davanti. La maggior parte dei genieri era morta, i corpi ammassati attorno alle
scale e ai lati dellariete. In quel momento esso era manovrato dai legionari, che avevano abbandonato
a terra gli scudi e si erano posizionati ai lati del grosso fusto di quercia con la punta di ferro. Mentre
Vespasiano guardava, un altro uomo cadde, trafitto nello spazio esposto tra lelmo e la maglia di ferro.
Il centurione anziano invi un sostituto ma il legionario esit, fissando preoccupato le facce feroci che
gli urlavano contro dallalto della porta.
Vespasiano lo raggiunse. Fammi spazio, ragazzo!.
Gett via lo scudo e afferr la maniglia di corda, unendosi al dondolio ritmico imposto
sullariete dagli altri uomini. Quando il fusto impatt contro la porta con un gran fracasso, Vespasiano
vide che le grosse travi stavano iniziando a cedere.
Forza, uomini!, url agli altri lungo il fusto dellariete. Non siamo pagati a ore,
maledizione!.
Non appena i Durotrigi videro il legato, lanciarono un fragoroso grido di sfida, puntando le armi
contro il comandante nemico e luomo che portava il tanto temuto simbolo dellaquila. Gli uomini della
Prima Coorte risposero con unacclamazione assordante e si ripresero danimo, lanciando i giavellotti
rimasti contro le schiere dei Durotrigi. Altri raccolsero da terra le frombole e le scagliarono contro gli
assediati.
Un uomo cadde su un lato dellariete. Questa volta il centurione anziano gett via lo scudo e lo
sostitu nella postazione rimasta sguarnita. Lariete venne spinto avanti ancora una volta. Con un
fragoroso scricchiolio, la trave centrale della porta si spacc in due e quelle adiacenti si disallinearono.
Attraverso le fenditure, i Romani videro le facce ringhiose dei Durotrigi e dei druidi ammassati sul
versante interno. Attraverso una stretta fessura Vespasiano not la sbarra di chiusura.
L!. Sollev una mano e la indic. Spostate la testa da quella parte!.
Regolata la linea dimpatto dellariete, gli uomini ripresero a dondolarlo, allargando la fessura.
La sbarra di blocco vibr nellalloggiamento.
Pi forte!, url Vespasiano superando il fracasso. Pi forte!.
Ogni colpo scheggiava altre travi fino a che, con un ultimo violento impatto, la sbarra cedette e
la porta si spalanc.
Ritirate lariete!.
Gli uomini arretrarono di parecchi passi e lo deposero a terra. Qualcuno pass uno scudo a
Vespasiano. Lui infil il braccio sinistro nelle cinghie ed estrasse la spada, tenendola orizzontalmente
allaltezza del fianco. Respir profondamente e si prepar a condurre i suoi uomini allinterno della
fortezza.
Aquilifero!.
Signore!.
Stammi vicino, ragazzo!.
S, signore!.
Prima Coorte!, url il legato con tutto il fiato che aveva in gola. Avanzare!.
Con il profondo ruggito di centinaia di gole, gli scudi rossi caricarono la porta e si scagliarono
contro le file urlanti dei Britanni allinterno. Schiacciato tra i soldati della fila frontale della Prima
Coorte, tenendo alto lo scudo, Vespasiano si lanci contro la compatta massa di uomini che si trov
davanti, conficcando la spada nella carne, ruotandola e liberandola con uno strattone prima di colpire di
nuovo. Attorno a lui gli uomini strepitavano, lanciavano grida di battaglia, ansimavano per lo sforzo a
ogni fendente e urlavano di dolore quando venivano colpiti. Morti e feriti crollavano a terra: chi non
periva sul colpo, lottava per ripararsi sotto lo scudo ed evitare di essere calpestato a morte.
Dapprima la massa di Romani e Durotrigi rimase compatta, e nessuno dei due schieramenti
sembrava voler cedere terreno allaltra. Poi, mano a mano che i caduti aumentavano, i Britanni
iniziarono ad arretrare, schiacciati dal muro di scudi dei Romani. Il terreno sotto i calzari di Vespasiano
era reso scivoloso dal fango e dal sangue. Il suo maggior timore in quel momento era di perdere
lequilibrio e cadere.
La Prima Coorte continu a spingere, aprendosi a colpi di spada un varco tra i Durotrigi. Questi
ultimi, incitati dai druidi, resistevano con disperato coraggio. Ammassati gli uni contro gli altri,
avevano per sempre pi difficolt a manovrare efficacemente le lunghe spade e le lance. Alcuni allora
gettarono quelle armi e afferrarono i pugnali, cercando di strappar via dalle mani dei Romani gli scudi e
di colpire gli uomini che vi si proteggevano dietro. Quasi tutti sprovvisti di armature, i Durotrigi erano
facile bersaglio delle lame letali dei legionari.
Lentamente essi cedettero, crollando a terra alla spicciolata sotto la furiosa pressione dei
Romani, fissando con espressioni terrorizzate lavanzata inesorabile dellaquila doro. Una fila di druidi
si era posizionata alle spalle dei Durotrigi e con fare sprezzante tentava di spingere di nuovo nella
mischia i meno coraggiosi dei loro alleati. Di l a poco, per, i Durotrigi in fuga dalla terribile macchina
di morte dei Romani divennero troppi e i druidi non poterono fare pi nulla per fermarli. Le imponenti
strutture difensive nelle quali i Durotrigi avevano riposto cos tante speranze li avevano abbandonati,
come disattese erano state le ripetute promesse dei druidi, secondo cui Cruach in quel giorno avrebbe
protetto loro e punito i Romani. Tutto era perso, e anche i druidi lo sapevano.
Alle spalle della loro linea, una figura alta e scura con un copricapo decorato da un palco di
corna grid un ordine. A quellurlo, i druidi si voltarono e videro il loro capo che puntava il dito in
direzione del vasto recinto dallaltra parte della fortezza. Essi allora serrarono i ranghi e si lanciarono in
corsa verso la loro ultima linea di difesa.
Ecco!, disse Catone ai suoi uomini. Si stanno disperdendo. Adesso  il nostro momento!.
Si alz in piedi facendo segno agli altri di seguirlo. Nel frattempo, una folla di Britanni stava
attraversando la piana, allontanandosi dalla porta e dai legionari. Molti di loro erano donne e bambini
che tentavano di scampare al disastro che stava per colpire i loro uomini. Speravano di poter fuggire
dalla fortezza arrampicandosi sui terrapieni e disperdendosi nella campagna circostante. I primi di loro
avevano gi raggiunto i recinti poco distanti quando Catone decise di muoversi.
Con Prasutago al proprio fianco e gli uomini dipinti di blu raggruppati alle spalle, loptio corse
verso lentrata del recinto. Le due sentinelle nel frattempo si erano alzate in piedi per osservare ci che
stava accadendo alla porta, e degnarono appena di uno sguardo sprezzante quei locali che si
approssimavano. Quando Catone fu abbastanza vicino, una delle guardie lo schern. Loptio alz allora
la lunga spada.
Allattacco!, url agli uomini e si scagli contro il druido. Luomo fu colto totalmente di
sorpresa, e prima che fosse in grado di reagire, Catone laveva disarmato della lancia, conficcandogli la
lama al lato della testa. La carne si squarci, losso scricchiol e il druido croll a terra.
Prasutago si occup dapprima dellaltro druido, e poi spalanc il cancello con un calcio: era una
struttura precaria, costruita pi per scoraggiare lingresso che per resistere a un assalto. Il cancello
sbatt e a quel fracasso i druidi ancora allinterno si voltarono, spaventati dallimprovvisa invasione del
loro suolo sacro da parte di quegli uomini dipinti, un tempo loro alleati. Quellattimo di confusione
ebbe esattamente leffetto che Catone aveva sperato, e tutti i suoi uomini riuscirono a entrare prima che
i druidi potessero raccogliere le lance e difendersi dalle furie armate che gli si stavano scagliando
contro. Ignorando il clangore delle armi che si scontravano, Catone schizz verso la gabbia. Da una
capanna davanti a lui, spunt un druido con la lancia in pugno. Il britanno diede unocchiata alla
baraonda e si volt verso la gabbia, brandendo larma.
Avendo chiaramente intuito le sue intenzioni, Catone part di scatto e corse pi veloce che pot,
digrignando i denti per lo sforzo. Il druido, per, era pi vicino e loptio si rese conto che non ce
lavrebbe fatta. Raggiunta la gabbia, il britanno spinse indietro la lancia per colpire e dallinterno si
lev un grido.
Ehi!, url Catone a una ventina di passi di distanza.
Il druido guard distrattamente al di sopra delle sue spalle mentre Catone gli scagliava contro la
spada con tutta la forza. Larma volteggi in aria, ma il druido gir su stesso e la devi con lestremit
della lancia. Catone nel frattempo continu a correre verso la gabbia. Il druido ne abbass la punta
mirando allo stomaco. Allultimo istante, giunto quasi sulla punta uncinata della lancia, Catone si
lanci a terra e rotol tra le gambe del druido, ed entrambi si schiantarono contro le sbarre di legno
della gabbia. Limpatto fu pi duro per il romano che per il druido; e prima che Catone riuscisse a
riprendere fiato, il britanno gli si era gi avventato sul petto serrandogli le mani attorno alla gola. Il
dolore fu immediato e intenso. Loptio ne afferr le mani e le stratton nel tentativo di liberarsi, ma
luomo era enorme e fortissimo e, mentre tentava di strangolare a morte il suo nemico, sfoder una fila
di denti gialli. Quando la vista inizi a offuscarsi in indistinte macchie scure, Catone gli tir un calcio
con le ginocchia, colpendolo invano alla schiena.
Due mani magrissime si protesero dalle sbarre della gabbia e artigliarono la faccia del druido,
cercando di mirare agli occhi. Istintivamente quello si port le mani al viso e url di dolore, cos
Catone riusc a mollargli un pugno sul mento, facendogli sbalzare la testa allindietro. Lo colp una
seconda volta e poi se lo lev di dosso. Mentre il druido giaceva stordito a terra, loptio si rimise in
piedi, recuper la spada e gliela conficc in gola.
Poi si volt verso la gabbia. Pomponia!.
Il viso della donna apparve tra le mani che stringevano le sbarre. La moglie del generale guard
esitante luomo dipinto di azzurro.
Sono qui per salvarvi. Spostatevi in fondo alla gabbia.
Io ti conosco. Sei quello del carro.
S, ma adesso state indietro!.
La donna si gir e and a rannicchiarsi in fondo alla gabbia, proteggendo il figlio con il proprio
corpo. Catone sollev la spada e inizi a colpire di taglio le funi che legavano la porta della gabbia al
resto della struttura. Il legno si scheggiava a ogni colpo e alla fine un lato della porta si sganci. Catone
lasci andare la spada e strapp via le sbarre.
Fuori! Avanti, andiamo!.
La donna strisci fuori, trascinandosi dietro il figlio per una mano. Laltra era bendata. Elio
aveva gli occhi sgranati dal terrore ed emetteva solo un flebile lamento gutturale. Pomponia riusciva a
malapena a tenersi in piedi: dopo essere rimasta giorni e giorni rannicchiata allinterno dellangusta
gabbia, le sue gambe erano intorpidite e doloranti. Catone diede unocchiata in giro. Il luogo era una
distesa di corpi: molti indossavano i mantelli scuri dei druidi, ma almeno cinque o sei erano suoi
uomini. Gli altri si stavano raggruppando attorno a Prasutago, e molti sanguinavano.
Da questa parte, disse Catone a Pomponia, quasi trascinandola verso i suoi uomini. Non
preoccupatevi, loro sono con me.
Ho sempre pensato che non ti avrei pi visto, disse la donna in tono di meraviglia.
Vi avevo dato la mia parola.
Pomponia accenn un sorriso. E lhai mantenuta.
Raggiunsero gli altri e si voltarono verso luscita.
Adesso dobbiamo solo arrivare alla Prima Coorte, disse Catone con il cuore che gli
martellava in petto, in parte per lo sforzo e in parte per lagitazione e lorgoglio di aver avuto successo.
Andiamo!.
Fece un solo passo verso luscita e poi si blocc. Dal cancello si stava avvicinando una figura
alta, avvolta in un manto nero, con una luccicante falce in mano. Per un istante il capo dei druidi
esamin la scena e si fece da parte, urlando un ordine. Gli altri suoi uomini arrivarono in gruppo, gli
occhi scintillanti e le lance abbassate verso Catone e la sua piccola compagnia. Senza attendere ordini,
Prasutago lanci il grido di battaglia e caric i druidi, immediatamente seguito da Catone e dai suoi.
Pomponia gir il viso del figlio contro la sua tunica e con lui si accovacci a terra, incapace di assistere
allo scontro.
Questa volta Romani e druidi si sarebbero confrontati ad armi pari. I sacerdoti non erano stati
colti di sorpresa e il loro sangue guerriero ribolliva gi per il combattimento alla porta. Ci fu una
mischia disordinata di spade che colpivano lance o che scartavano di lato nel disperato tentativo di
parare un colpo. Impossibilitati, per via dellangusto spazio in cui lo scontro si svolgeva, a infilzare in
maniera efficace con le lance, i druidi le usarono come bastoni per picchiare i Romani e bloccare i loro
fendenti. Catone si ritrov a combattere contro un druido alto e magro, con una lunga barba nera.
Luomo, affatto sprovveduto, par senza difficolt i primi colpi delloptio, poi simul uno scatto sulla
sinistra prima di affondare con decisione la punta della lancia. Catone salt di lato, ma non in tempo
per evitare che gli ferisse la coscia. Mentre il britanno recuperava la lancia, Catone spinse via lasta con
la mano libera e scatt in avanti, affondandogli la punta della spada nel ventre. Tir via larma e si
volt in cerca del capo dei druidi. Luomo era in piedi accanto al cancello e osservava lo scontro con
occhi freddi.
Quando vide Catone che si avvicinava, si abbass, la falce sollevata sul fianco, pronto a scattare
in avanti per decapitare o squartare il nemico. Loptio affond la spada senza mai staccare gli occhi
dalla falce scintillante. Il druido indietreggi finendo contro il cardine del cancello con un tonfo.
Catone affond di nuovo, ma la falce questa volta si scagli contro il suo collo. Il romano scatt in
avanti allinterno del raggio dazione dellarma e con limpugnatura della spada colp la faccia del
druido con tutta la forza che pot. La testa delluomo si schiant allindietro contro il cardine del
cancello e il suo corpo si accasci, esanime, con la falce accanto.
Quando gli altri druidi si accorsero che il loro capo era a terra, deposero immediatamente le
armi e si arresero. Alcuni non furono sufficientemente veloci e morirono prima che i legionari
potessero accorgersi della resa.
 tutto finito!, url Catone agli uomini. Si sono arresi!.
I Romani placarono la propria furia e rimasero immobili a fissare i druidi, ansimanti, con il
petto tatuato che si gonfiava e si riabbassava per recuperare fiato. Catone chiam Prasutago con un
cenno e insieme si fermarono presso lentrata, spade in pugno, per scoraggiare la folla di Durotrigi che
volevano entrare per sfuggire ai Romani. Anche nei pressi della porta il combattimento era terminato, e
gli scudi rossi dei legionari venivano lanciati sulla piana contro chiunque avesse ancora il coraggio di
resistere. Sulle macerie della porta laquilifero teneva sollevata linsegna dorata che scintillava alla luce
del sole.
Unesigua formazione di legionari si stava gi dirigendo a passo di marcia verso il recinto, e
Catone vide la cresta rossa del legato svettare al di sopra degli altri elmi. Si gir verso Prasutago.
Occupati della donna e di suo figlio. Io vado a rapporto.
Il guerriero iceno annu e rinfoder la spada, cercando di non avere un aspetto troppo
minaccioso mentre si avvicinava alla moglie del generale. Superando il cancello, Catone tenne la spada
in pugno e sollev laltra mano in segno di saluto al legato, ora ben visibile e sorridente. Si sent
invadere da una calda ondata di soddisfazione: aveva mantenuto la parola data, e il gigantesco
fantoccio di vimini non avrebbe avuto le sue vittime. Not che stava tremando, ma non sapeva dire se
per nervosismo o sfinimento.
In quel momento alle sue spalle Pomponia lanci un grido.
Catone!, url Prasutago.
Prima che loptio potesse rendersene conto, qualcosa lo colp violentemente alla schiena
facendogli sputar fuori tutta laria che aveva nei polmoni in un rantolo esplosivo. Croll in ginocchio,
sentendo qualcosa di simile a un pugno profondamente piantato nel petto. Quando loggetto fu tirato
via, Catone ebbe un sussulto. Una mano lo afferr per i capelli, tirandogli indietro la testa, e loptio
vide il cielo azzurro e subito dopo il ghigno beffardo sulla faccia del capo dei druidi che teneva
sollevata in aria la falce insanguinata. Quello era il suo sangue, cap Catone, e chiuse gli occhi in attesa
del colpo di grazia.
Ud appena lurlo di rabbia di Prasutago, poi la presa del druido si contorse, strattonandogli i
capelli. Una pioggia calda gli ricadde addosso. Pioggia calda? La morsa del druido si allent. Catone
riapr gli occhi proprio mentre il capo dei nemici crollava a terra accanto a lui. A poca distanza da l,
rotolava la sua testa, ancora con il copricapo decorato da corna. Poi loptio ricadde a faccia avanti.
Sent la durezza del terreno contro la guancia e una mano che gli afferrava la spalla. Lultima cosa che
ud fu il grido di Prasutago.
Romano! Romano, non morire!.
E il mondo divenne nero.
...
.
...
CAPITOLO TRENTACINQUE.
...
.
...
Si sentiva come se stesse oscillando tra la profonda incoscienza del sogno e istanti di dura e
dolorosa realt. Nessuna sensazione del fluire del tempo, assolutamente nessuna, solo sconclusionati
frammenti di esperienza. Lamentose grida attorno a lui, la loro origine invisibile in quel buio. La
sagoma indistinta della schiena di un uomo seduto su una panca al di sopra della sua testa. Odore di
muli. Sotto di lui, il rumore di ruote che giravano e sobbalzavano, poi quel momento sbiad e torn
loscurit. Pi tardi sent delle mani che gli sfioravano dolcemente la fronte. Qualcosa gli venne sfilato
da attorno al petto, poi la voce distante di un uomo che sospirava.
Un bel pasticcio. La lama ha colpito una costola che  rimasta intatta, per fortuna. Se si fosse
rotta.
Cosa?
I frammenti avrebbero potuto perforare il polmone destro, causando uninfezione e poi, ehm,
la morte, signore.
Ma si rimetter?
Oh, s con tutta probabilit, insomma. Ha perso molto sangue, ma sembra avere una
costituzione abbastanza robusta e io ho una considerevole esperienza nella cura di questo tipo di ferite,
signore.
Hai considerevole esperienza con le ferite da falce?
No, signore. Intendevo lacerazioni da lame affilate. Le ferite da falce sono abbastanza rare,
giacch la falce non rientra tra le armi di vostra scelta in battaglia, se cos posso dire, signore.
Occupati di lui e fai in modo che venga sistemato in un alloggio consono al suo rango quando
raggiungerete Calleva.
Naturalmente, signore. Inserviente! Drena la ferita e cambiagli le bende!.
Preferirei che fossi tu a cambiare le bende e, ehm, a drenare la ferita.
Certo, signore! Subito, signore.
Catone sent qualcuno che gli tastava la schiena, a met altezza, e poi una dolorosa sensazione
di bruciore. Tent di protestare, ma riusc solo a emettere un mormorio e poi perse di nuovo
conoscenza.
Il successivo risveglio fu graduale come lo spostamento dellombra su una meridiana.
Avvertiva una luce fioca attraverso le palpebre chiuse. Udiva dei suoni, il tumulto sommesso di una
strada affollata. Frammenti di voci umane che parlavano una lingua a lui sconosciuta. Il dolore alla
schiena si era attenuato trasformandosi in una pulsazione costante, come se un gigante gli stesse
rimescolando le carni con pugni grossi come massi. Quando pens alla ferita, gli venne in mente il
capo dei druidi che impugnava la sua falce scintillante, e spalanc di scatto gli occhi. Tent di girarsi
sulla schiena, ma la pulsazione si trasform immediatamente in un dolore lancinante che lo fece gridare
e ricadere sul petto.
Ud dei passi su un pavimento di legno e un istante dopo avvert una presenza dietro di s.
Sveglio, vedo! E deciso a riaprire la ferita sulla schiena. Male!.
Delle dita gli esaminarono la zona attorno alla ferita, poi luomo si diresse dallaltra parte del
letto e si inginocchi. Catone ne vide i tratti olivastri e la scura capigliatura impomatata tipica
dellimpero orientale. Luomo indossava la tunica nera dei reparti medici, bordata di blu. Un chirurgo,
quindi.
Bene, centurione, nonostante tutti i tuoi sforzi, il drenaggio  ancora a posto. Sarai sicuramente
felice di sapere che stamattina non c quasi pi pus. Eccellente. Te la far richiudere e bendare tra un
attimo. Come ti senti?.
Catone si umett le labbra. Sete, gracchi.
Posso immaginare, sorrise il chirurgo. Ti faccio portare del vino tiepido prima di suturarti,
vino miscelato con altre erbe interessanti: non sentirai niente, e dormirai come un morto.
Spero proprio di no.
Questo  lo spirito che ci vuole! Vedrai, presto sarai di nuovo in piedi. Il chirurgo si alz.
Adesso devi scusarmi, altri pazienti hanno bisogno delle mie cure. Sembra che il nostro legato voglia
darmi parecchio da fare.
Prima che Catone avesse modo di fare domande, il chirurgo si era gi dileguato a passi decisi.
Tenendo la testa immobile, cerc di esaminare il luogo in cui si trovava. Aveva tutta laria di essere una
piccola cella con pareti di legno e gesso. A giudicare dallodore dumido, il gesso doveva essere ancora
fresco. In un angolo era posato un piccolo baule, e accanto giaceva a terra la sua armatura con le falere.
Alla vista delle decorazioni, Catone sorrise: gli erano state conferite da Vespasiano stesso per aver
salvato la vita di Macrone in Germania Ma dovera Macrone in quel momento? Poi ricord la
terribile ferita inferta al suo centurione. Doveva essere sicuramente morto. Ma non gli avevano forse
detto che era sopravvissuto? Cerc di ricordare, ma lo sforzo lo strem. Qualcuno gli infil una mano
sotto la testa e gliela sollev delicatamente. Sent lodore dolce e speziato del vino e socchiuse le
labbra. La bevanda non era troppo calda, e Catone svuot lentamente la coppa sostenuta dalla mano
dellinserviente medico. Dalla pancia il calore gli si diffuse per tutto il corpo e in breve, mentre
riappoggiava la testa sul tessuto ruvido del giaciglio, si sent sprofondare in un piacevole sonno. Mentre
la sua mente si spegneva, con la gioia del soldato per i piccoli lussi, Catone sorrise del fatto che gli
fosse stata riservata una stanza tutta per lui. Aspetta che lo sappia Macrone, pens.
Quando si risvegli, era ancora disteso in posizione prona. Sentiva le urla e i lamenti di molti
uomini. Linserviente medico aveva gi cambiato la biancheria da letto sporca e pulito il paziente.
Luomo sorrise quando Catone apr gli occhi sbattendo le palpebre e lo fiss.
Buongiorno, signore.
Sentendosi la lingua impastata, Catone rispose al saluto con un leggero cenno del capo.
Sembra che stiate molto meglio, oggi, continu linserviente. Vi avevamo dato per spacciato
quando vi hanno portato qui, signore. Il druido deve avervi dato una gran bella botta.
Gi, rispose Catone, evitando di ricordare. Dove mi trovo?.
Linserviente medico aggrott le sopracciglia. Qui, signore, e qui sarebbe lospedale costruito
allinterno della nuova fortificazione di Calleva. Tirato su in quattro e quattrotto. Speriamo solo che
non ci crolli addosso.
Calleva, ripet Catone. Si trovava a distanza di parecchi giorni di viaggio dalla Grande
Fortezza. Doveva essere rimasto senza conoscenza per lintero spostamento. Che cos tutto questo
rumore?
Altri feriti che stanno arrivando dalla legione. Sembra che il legato abbia fatto cadere unaltra
delle loro fortezze. Non abbiamo pi spazio qui, e il chirurgo si sta strappando i capelli impomatati per
riorganizzare le cose, rispose linserviente senza finire la frase.
E la mia vita sarebbe assai pi facile se il personale continuasse a fare solo il suo lavoro invece
di malignare con i pazienti.
Certo, signore. Chiedo venia, signore. Vado immediatamente. Linserviente usc di corsa
dalla stanza e il chirurgo si avvicin al letto per parlare a Catone, facendo uno dei suoi sorrisi di
circostanza.
Che aspetto vivace che hai oggi!.
Cos mi  stato detto.
Dunque, ho una buona e una cattiva notizia. La buona  che la tua ferita sta guarendo bene e
tra un mese o poco pi sarai di nuovo in piedi.
Un mese!. Catone brontol.
S, ma non dovrai passarlo tutto disteso sullo stomaco.
Catone fiss il chirurgo per qualche istante. E la buona notizia, invece?
Ah! Ah!, ridacchi il chirurgo servilmente. Be, il fatto  che ci ritroviamo in ristrettezze di
spazio e, quantunque solitamente non mi sognerei di imporlo ai miei pazienti ufficiali, mi spiace
informarti che dovrai condividere la stanza.
Condividere la stanza?, disse Catone contrariato. E con chi?.
Il chirurgo gli si fece pi vicino, e guard oltre la spalla di Catone in direzione della porta. 
un rompipalle che si lamenta in continuazione, ma sono sicuro che si placher e non ti sar di troppo
disturbo. Mi spiace, ma non ho altro posto in cui metterlo.
Non ha un nome?, mormor Catone.
Prima che il chirurgo potesse rispondere, dalla porta si udirono un trambusto e imprecazioni
sommesse.
Fate attenzione, razza di imbecilli!, brontol una voce familiare. Non  mica un ariete quello
che tenete in mano!.
Seguirono altre imprecazioni.
Chi mi hai affibiato? Se si mette a parlare nel sonno, ti stacco le palle.
I portantini superarono faticosamente i piedi del letto di Catone e con un tonfo depositarono il
paziente su quello accanto al suo.
Ehi! Piano, razza di segaioli senza speranza. Vi ritrover, attenti!.
Catone si volt a guardare, sorridendo affettuosamente. Il centurione Macrone era bianco come
una toga, e aveva la faccia pallida e assai scarna sotto lo stretto bendaggio. Ma era l, vivo, vegeto e
anche in una certa forma. Con Macrone che russava nella stessa stanza, Catone non avrebbe mai pi
avuto una notte di sonno decente.
Salute, signore.
Salute a te!, gli rispose il centurione, poi apr meglio gli occhi e si alz leggermente su un
gomito sorridendo con incontenibile piacere alla vista del suo optio.
Be, ma che mi venga un colpo! Catone! Be, io io  bello rivederti, ragazzo!.
Anche per me, signore. Come va la testa?
Un male cane! Come una sbronza continua.
Fastidioso.
E tu? Cosa ti  successo?
Un druido mi ha conficcato una falce nella schiena!.
Ma che mi dici! Una falce nella schiena? Mi stai raccontando una fesseria!.
Centurione Macrone, lo interruppe il chirurgo, questo paziente ha bisogno di riposare. Non
dovresti farlo agitare. Adesso, ti prego di calmarti e mi assicurer di farti avere del vino.
Alla promessa del vino Macrone chiuse la bocca. Il chirurgo e i portantini lasciarono la stanza.
Solo quando fu sicuro che non potevano pi sentirlo, si gir verso Catone e continu sussurrando: Ho
sentito dire che hai salvato la moglie e il figlio del generale, senza un dito ma per il resto illeso. Ottimo
lavoro! Chiss che non arrivino una o due decorazioni.
Sarebbe bello, signore, rispose Catone con voce stanca. Avrebbe desiderato dormire ancora,
ma il piacere di rivedere il suo centurione lo fece sorridere.
Cosa c?
Niente, signore. Sono solo felice di rivedervi tra noi. Ho pensato davvero che non ce laveste
fatta.
Morto? Io?. Macrone sembrava offeso. Ci vuole ben altro che un maledetto druido per
sotterrarmi! Vedrai quando potr di nuovo fargliela vedere, a quei bastardi. Ci penseranno due volte
prima di puntarmi la spada contro, credimi.
Felice di sentirvelo dire. Catone sent le palpebre farsi improvvisamente pesanti; sapeva di
dover dire ancora una cosa, ma in quel momento gli sfuggiva. L accanto Macrone si lamentava del
fatto che lo confinassero in quel letto e assicurava che, se il chirurgo gli avesse ancora detto di dormire,
lavrebbe fatto a pezzi. Poi Catone ricord.
Signore.
S?
Posso chiedervi un favore?
Certo che puoi, ragazzo! Dimmi.
Potreste assicurarvi che io abbia gi preso sonno prima di addormentarvi?.
Per un istante Macrone lo fiss in cagnesco e poi gli lanci contro il cuscino.
Qualche giorno dopo, ricevettero visite. A Catone era stato concesso di girarsi e ora giaceva
supino, ancora bendato, ma in posizione molto pi comoda. Tra il suo letto e quello di Macrone era
incastrata una tavola e stavano giocando a dadi, su insistenza del centurione. Per tutta la mattina la
fortuna sembrava aver girato a favore di Catone, come si poteva facilmente intuire dalle dimensioni
diverse dei mucchietti di ciottoli che usavano come gettoni. Macrone fiss mesto il risultato dellultimo
lancio di Catone e i pochi ciottoli che gli rimanevano davanti.
Potresti anticiparmene un po se perdessi questa mano?
Certo, signore, rispose Catone, stringendo le mascelle per ricacciare indietro uno sbadiglio.
Bravo ragazzo!. Macrone sorrise, raccolse i dadi tra le mani chiuse e li scosse. Andiamo! Il
centurione ha bisogno di calzari nuovi.
Apr le mani, i dadi caddero, rotolarono e si arrestarono.
Sei! Sgancia, Catone!.
Complimenti, signore!, sorrise Catone sollevato.
Si apr la porta e videro Vespasiano entrare nella stanza, con un fagotto di lana stretto contro il
petto. Il legato fece loro un cenno con la mano, giacch entrambi stavano ridicolmente tentando di
mettersi sullattenti.
Rilassatevi, sorrise Vespasiano. Sono qui per una visita privata, oltre a essermi allontanato
dalla campagna per risolvere qualche problemino che Verica sta avendo con i suoi sudditi. Ho portato
alcune persone che volevano vedervi prima di riprendere la strada di casa.
Si fece da parte per lasciare entrare Boudicca e a Prasutago. Il guerriero iceno dovette chinarsi
sotto la cornice della porta, e sembrava occupare gran parte dello spazio disponibile nella stanza. Poi
fece un ampio sorriso ai due Romani distesi sul letto.
Ah! Dormiglioni!.
No, Prasutago, vecchio mio, rispose Macrone. Siamo stati feriti, ma immagino che tu non
sappia cosa vuol dire, duro quanto una roccia come sei!.
Quando Boudicca tradusse, Prasutago scoppi in una fragorosa risata. Nello spazio ristretto
della stanza il suono fu assordante, e Vespasiano trasal. Prasutago si ricompose e sorrise radioso. Disse
poi qualcosa a Boudicca, parole pronunciate con una certa esitazione, quasi che fosse in imbarazzo.
Vuole che sappiate che sente un legame fraterno con voi, tradusse lei. Semmai voleste
unirvi alla nostra trib, lui lo considererebbe un onore.
Macrone e Catone si scambiarono uno sguardo goffo prima che Vespasiano si chinasse su di
loro sussurrando nervosamente: Per il bene di Giove, attenti a cosa rispondete.  un grande onore
quello che vi sta offrendo, e non vogliamo assolutamente offendere i nostri alleati Iceni, intesi?.
I due pazienti annuirono, poi rispose Macrone.
Digli che, ehm,  molto gentile da parte sua e che, se un giorno lasceremo le legioni, andremo
sicuramente a fargli visita.
Prasutago sorrise e Vespasiano riprese a respirare, ormai rilassato.
Ad ogni modo, continu Macrone, quando partirete?
Non appena vi avremo lasciati, rispose Boudicca.
Per Camulodunum?
No, torniamo alla nostra trib. Boudicca abbass gli occhi sulle proprie mani. Dobbiamo
organizzare le nozze.
Sa! Prasutago annu felice, appoggiando una mano sulla spalla di Boudicca.
Capisco, fece Macrone con un sorriso di circostanza. Congratulazioni, allora. Auguro a
entrambi tutto il bene possibile.
Grazie, disse la donna. Significa molto per me.
Cal un imbarazzato silenzio, poi Vespasiano riprese a parlare.
Mi spiace, avrei voluto dirvelo subito. Il generale manda a tutti e quattro i suoi saluti. A dire il
vero, ha detto esattamente che confida nel fatto che la missione che avete intrapreso per salvare la sua
famiglia possa essere desempio nelle relazioni tra Roma e i suoi alleati Iceni. Plauzio pensa che
qualsiasi ricompensa possa offrirvi non renderebbe il dovuto merito alla grande impresa che avete
compiuto insomma, questo  il senso del suo messaggio.
Macrone ammicc a Catone e sorrise amaramente.
Penso che intendesse davvero questo, continu Vespasiano. Ne sono sicuro. Tremo al
pensiero di cosa sarebbe successo se fossero stati uccisi. Tutta la campagna di invasione sarebbe
degenerata in un massiccio tentativo di vendetta sui druidi. Non che lui lo ammetterebbe mai, per. E
se anche non ha previsto una ricompensa, mi ha comunque autorizzato a decorarvi e a concedervi un
avanzamento di grado.
Vespasiano appoggi il fagotto che teneva in mano ai piedi del letto di Macrone e lo apr.
Spuntarono due falere di ebano con intarsi doro e dargento, una per Macrone e laltra per Catone.
Mentre loptio si rigirava in mano la decorazione, il legato continu a svolgere il fagotto.
Unultima cosa per te, optio. Il legato si sollev di scatto, sorridendo fra s e s.
Signore?
Nulla. Mi sono appena reso conto che questa  lultima volta in cui potr chiamarti in questo
modo.
Catone aggrott le sopracciglia, ancora confuso. Vespasiano scost lultimo lembo di lana e
scopr un elmo con una cresta trasversale e un bastone di legno di vite.
Li ho presi dalle scorte questa mattina, spieg Vespasiano. Non appena Plauzio ha
confermato la promozione. Li metter in quellangolo, assieme al resto del tuo equipaggiamento, se
non hai nulla in contrario.
No, signore, rispose Catone. Passatemeli, vorrei vederli.
Il legato glieli consegn sorridendo. Certamente.
Catone sollev lelmo con entrambe le mani e lo esamin, con il cuore gonfio di orgoglio e di
emozione. Dovette addirittura asciugarsi una lacrima che gli stava inumidendo langolo dellocchio.
Spero sia della tua misura, disse Vespasiano. In caso contrario, riportalo ai magazzini e
chiedine uno che ti vada meglio. Dubito che dora in poi quegli zelanti inservienti possano darti grandi
seccature, centurione Catone.
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...
FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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Uno degli imperituri simboli della Britannia preromana  il gigantesco complesso di terrapieni
della collina fortificata di Maiden, nel Dorset, comunemente nota come Maiden Castle. Allocchio del
visitatore, lo spettacolo  impressionante e suscita immediatamente una fantasiosa empatia con quelli
che dovettero assaltare tale struttura difensiva, apparentemente scoraggiante. Eppure Maiden Castle,
cos come molte altre colline fortificate, non pot competere con la forza delle legioni e fu attaccata e
distrutta in brevissimo tempo. Ci si potrebbe chiedere come mai i Durotrigi continuassero a nutrire
unincrollabile fiducia nelle qualit difensive delle proprie colline fortificate, nonostante le sistematiche
sconfitte da parte dei Romani. E non che mancassero di esempi di metodi assai pi efficaci per
sbaragliare le legioni. Carataco, del resto, stava riportando continui successi con le sue tattiche di
guerriglia. Nonostante levidenza, i Durotrigi per rimasero asserragliati nella propria fortezza quando
la Seconda Legione si scaten contro di loro. Forse li tenne l una fede cieca nella salvezza finale
promessa dai loro capi spirituali.
Se raffrontate con le copiose e dettagliate cronache sulla storia romana, le notizie sugli antichi
Britanni e sui loro druidi risultano assai lacunose. In assenza quasi totale di annalistica, le informazioni
su queste popolazioni sono arrivate sino a noi sotto forma di leggende, siti archeologici e scritti faziosi
di culture con una pi radicata tradizione letteraria. Se ne pu dedurre che i druidi fossero considerati
con grande rispetto e timore reverenziale. Essi tenevano in pugno i regni celtici e venivano spesso
interpellati per consigli e per larbitrato tra trib belligeranti. I druidi erano i depositari dellintero
patrimonio culturale e memorizzavano enormi quantit di versi epici, racconti popolari e precedenti
legali, per trasmetterli poi alle successive generazioni di sacerdoti. Costituivano una sorta di collante
sociale tra le miriadi di piccoli regni che in una certa epoca si diffusero in tutta Europa. Non sorprende,
quindi, che proprio i druidi fossero un bersaglio prioritario della propaganda romana, e che venissero
duramente ridotti al silenzio ogni volta che terre celtiche erano annesse allimpero romano in continua
espansione.
Eppure, se volessimo prestar fede ad alcune delle antiche fonti, i druidi avevano anche dei lati
oscuri. Se esisteva il sacrificio umano, esso era sicuramente praticato in seno alla loro cultura, che assai
orgogliosamente era solita conservare le teste dei propri nemici; una cultura che aveva ideato metodi di
tortura e assassinio considerati ripugnanti persino dai Romani, noti per la loro grande passione per le
carneficine nellarena, come testimoniato da pi fonti.
Per la loro dispersione geografica e le peculiarit culturali, i druidi non costituivano un gruppo
omogeneo ed erano frammentati in numerose sette, un po come spesso accade in epoca odierna con le
religioni, divise da contrastanti interpretazioni del dogma. I druidi della Luna Nera sono frutto di
finzione ma vogliono essere emblematici delle frange estremiste esistenti allinterno di ogni movimento
religioso. Essi devono svolgere una funzione di correttivo nei confronti delle rivisitazioni
semplicistiche e nostalgiche della cultura druidica che circondano Stonehenge in alcuni periodi
dellanno. E, in conclusione di questo lavoro, vogliono anche servire da opportuno memento contro gli
estremismi che il fanatismo religioso pu generare.
12 settembre 2001. SIMON SCARROW.
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FINE.